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17/03/2020

«Fondi Ue per sanità e piccole imprese»

Il Mattino

«Medici, assunzioni in deroga Un miliardo per le aziende»
Nando Santonastaso
Fondi europei non ancora impegnati e risorse del Fondo sviluppo coesione per rafforzare, da subito e con procedure semplificate, le misure del governo destinate a fronteggiare l'emergenza sanitaria e a sostenere lavoratori e imprese. È il frutto dell'intenso lavoro sostenuto in questi giorni dal ministro per il Sud e la Coesione, Giuseppe Provenzano, in stretto raccordo con la Commissaria europea agli Affari regionali, Elisa Ferreira. Da questa sinergia, deriverà un importante contributo alle misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19 e per preparare la ripartenza. «Si potrà, in concreto, favorire l'acquisto di servizi, strumentazioni e macchinari sanitari destinati a fronteggiare l'epidemia. Inoltre, sarà possibile aiutare le pmi a fronteggiare lo choc economico anche attraverso il sostegno al capitale circolante, e finanziare forme di compensazioni salariali per i lavoratori, anche legate alla riduzione dell'orario di lavoro», sintetizza il ministro. E aggiunge: «L'utilizzo delle risorse europee si aggiunge alla massa di risorse nazionali già destinate all'emergenza con le quali si sforerà il deficit. Proprio ieri è arrivato, finalmente, un segnale importante dalla Commissione Ue. Il Patto di stabilità è nei fatti sospeso. Ma di passi ne serviranno in futuro anche altri. Non è tempo di discutere di zero virgola».
Questo vuol dire che le risorse europee potrebbero essere rimodulate? Più fondi al Nord dove l'emergenza è maggiore e meno al Sud?
«Assolutamente no. Intanto, la dimensione dell'impatto economico e sociale di questa emergenza è talmente ampia che riguarda tutto il Paese e bisogna attivare tutte le risorse disponibili. Ma questo non vuol dire sacrificare quelle destinate agli investimenti che dobbiamo mettere in campo anche al Sud. Oggi più che mai bisogna ragione in termini di interdipendenza. Anzi, proprio per il Sud nel decreto di oggi ci sarà una norma che facilita la spesa per investimenti».
Di cosa si tratta?
«Le anticipazioni per lFsc passano dal 10% al 20%, ci sarà cioè una maggiore liquidità fino a oltre un miliardo di euro in termini di cassa. Ciò consentirà da un lato di velocizzare le gare, perché sarebbero in linea con le norme del Codice degli appaltigare già assegnate. L'impegno prioritario del governo è di fronteggiare l'emergenza sanitaria senza rinunciare agli investimenti, sapendo peraltro che quelli destinati alle attrezzature medicali servono proprio a ridurre i divari territoriali».
Le Regioni sono preoccupate perché, dicono, la riprogrammazione dei Fondi europei li renderebbe incompatibili con la gestione dell'emergenza.
«Nel confronto con la Commissione abbiamo concordato procedure molto semplificate. I programmi cioè possono essere modificati senza l'autorizzazione della Commissione: basterà l'approvazione del Comitato di sorveglianza».
C'è molta preoccupazione sull'eventuale, maggiore impatto dell'epidemia al Sud: timori fondati?
«In termini puramente numerici non c'è uno squilibrio sulla disponibilità di terapie intensive tra Nord e Sud. Sicuramente anche nel Mezzogiorno i posti vanno amentati secondo il piano predisposto dal ministero della Salute di concerto con le Regioni. Il numero ancora limitato di contagi ci consente di avere qualche giorno di tempo in più per attrezzarci meglio. Ma la carenza strutturale maggiore si registra sul numero di medici e personale infermieristico».
Come pensate di intervenire?
«Con il decreto Salute e quello che vareremo oggi in Consiglio dei ministri ci sarà la possibilità di assunzioni in deroga anche al Sud per assicurare servizi adeguati, compreso l'utilizzo degli specializzandi. Tutte le indicazioni dei fabbisogni già presentate dalle Regioni al ministero della Salute saranno accolte».
C'è un allarme sugli approvvigionamenti di materiale sanitario un po' dovunque: che succede?
«Stiamo lavorando anche su questo fronte. Non ha senso uno scontro tra territori: c'è un tavolo quotidiano tra Regioni e governo in cui si affronta pure questo tema. La nomina del dottor Arcuri a commissario rafforza la catena degli acquisti ed è sicuramente un'ulteriore garanzia. Nessuno verrà lasciato solo, tanto meno al Sud. In ogni caso, dobbiamo restare prudenti, realisti. Ma la durezza delle misure assunte dal governo e dei sacrifici richiesti agli italiani è mirata a contenere il più possibile proprio al Sud l'espansione dell'epidemia».
Le risposte di questi giorni da parte delle popolazioni meridionali sono incoraggianti?
«C'è ormai la piena consapevolezza non solo della gravità della situazione ma anche del fatto che una parte decisiva della soluzione della crisi è nella responsabilità individuale di ciascuno di noi. Questo messaggio è passato anche al Sud. E mi pare una delle lezioni profonde da trarre da questa vicenda drammatica, che sarà ancora più preziosa per il dopo».
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