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22/01/2021

FIRENZE Da anni riuscivano a prendere appalti pubb…

QN - La Nazione

FIRENZE Da anni riuscivano a prendere appalti pubblici e privati di mezza Toscana: enti, centri commerciali, complessi residenziali, ville a Firenze, nel Pistoiese, nel Pisano, in Lucchesia. Tra i più importanti a Firenze il rifacimento del Museo degli Innocenti alla SS.Annunziata, l'ampliamento e la riqualificazione energetica di Toscana Energia, una sede periferica della Croce Rossa (nella zona residenziale di Bagno a Ripoli), ma anche un complesso residenziale, appartamenti di varie metrature e villette indipendenti. Ventitré le Srl o società cooperative che facevano il lavoro sporco per una holding della camorra, longa manus dei clan dei Casalesi, fazioni Zagaria, Schiavone, Napoletano. Così capillare, questa associazione a delinquere, da riuscire a intercettare, con alcune delle sue imprese coinvolte, contributi a fondo perduto previsti dal 'Decreto Rilancio' per aiutare l'economia legale e altri finanziamenti a fondo perduto dello Stato. Sistema ben articolato, piramidale, che aveva bisogno di molti prestanome per dare una parvenza di legalità alle società: persone povere che percepivano il reddito di cittadinanza o di emergenza. Teste di legno ripagate con 50-100 euro a volta, il 2-3% di certe transazioni. Al termine di indagini che abbracciano il periodo 2014-2019, ieri oltre 160 finanzieri del Gico di Firenze e dello Scico di Roma, coordinati dal sostituto procuratore della Dda Giulio Monferini hanno eseguito un provvedimento cautelare del giudice Federico Zampaoli: 34 le misure cautelari (4 in carcere, 6 ai domiciliari) 9 obblighi di dimora e 15 divieti di svolgere attività d'impresa. Sequestrati beni vari per 8.300.000 euro. Contestati l'associazione per delinquere, il riciclaggio, l'autoriciclaggio, l'intestazione fittizia di beni, l'emissione e uso di fatture per operazioni inesistenti. Con l'aggravante di aver favorito la camorra, in 'modalità' Casalesi. L'indagine riguarda gli appalti in Toscana, ma anche in Emilia (Reggio, Modena, Bologna) e tocca Treviso, Roma, Isernia e Caserta. Al centro del business i molti appalti presi a prezzi vantaggiosi, grazie anche alla concorrenza sleale delle imprese legate alla camorra: reclutamento di manodopera pagata a nero, niente contributi. Imponibili abbattuti, crediti d'Iva non dovuti, evasione fiscale: così il giro di affari si allargava. I finanziamenti iniziali, lavati, tornavano indietro come utili, in parte reinvestiti in beni immobili intestati a società fantasma. Il sistema della falsa fatturazione era al centro del clamoroso giro di appalti & guadagni. «Esso rientra - evidenziano gli inquirenti - tra le attività princiapli del clan dei casalesi per la costituzione di riserve occulte di contante. Importanti in questo senso le ammissioni/dichiarazioni (8-1.2019) di Nicola Schiavone, figlio del capoclan Francesco: 'il sistema delle false fatturazioni era molto utilizzato dal nostro clan per produrre provviste di denaro a nero grazie alla costituzione di apposite società fittizie specie nel settore edile che provvedevano a emettere fatture false o sovraffatturazioni». giovanni spano