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03/07/2019

Finte Onlus controllate dalla ‘ndrangheta 11 arresti, uno nel Pavese

La Provincia Pavese - Adriano Agatti Sandro Barberis

Infiltrazioni mafiose nel sistema di accoglienza, 4 associazioni nel mirino in provincia avevano 6 centri con 121 ospiti (giro d'affari annuo da 685mila euro)
Adriano AgattiSandro BarberisPAvia. I tentacoli della 'ndrangheta sui fondi destinati ai migranti ospiti nelle province di Pavia, Lodi e Parma. Nel mirino della Guardia di finanza di Lodi e dei magistrati della direzione distrettuale antimafia di Milano sono finite quattro onlus: Volontari senza frontiere, Milano solidale, Amici di madre Teresa e Area solidale. Sono stati firmati undici provvedimenti di custodia cautelare: cinque persone hanno l'obbligo di dimora nei comuni di residenza, altre cinque sono finite agli arresti domiciliari mentre una donna è stata trasferita nel carcere di San Vittore. Le accuse sono associazione per delinquere, truffa allo stato e autoriciclaggio.undici ordini cautelariE' finita in carcere Daniela Giaconi, 67 anni, residente a Milano. I cinque funzionari delle cooperative finiti ai domiciliari sono Letizia Barreca, 53 anni, residente a Ceranova, Sandra Ariota, 59 anni, abitante a Corsico e Katia Pinto 46 anni, abitante a Chieve in provincia di Cremona. Gli ultimi due sono Roberto Tirelli, 56 anni abitante a Desio e Maria Fornasari, abitate a Colturano, in provincia di Milano.Le cinque persone alle quali è stato notificato il provvedimento dell'obbligo di dimora nel comune di residenza sono Sergio Collini, 70 anni, domiciliato a Buccinasco, Viviana Carino, 31 anni, abitante a Napoli, Alfredo Grazzani, 45 anni, di Secugnago in provincia di Lodi, Elena Dilda, 54 anni di Treviglio e Domenico Pagano, 50 anni anche lui abitante a Treviglio. L'operazione «Fake onlus» è stata spiegata ieri mattina nel corso di una conferenza stampa alla presenza del sostituto procuratore Gianluca Prisco. L'indagine è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini. Dall'inchiesta risulterebbero profitti illeciti su un giro di finanziamenti di circa sette milioni e mezzo di euro. I rappresentati legali delle Onlus al centro delle indagini avrebbero utilizzato per scopi personali oltre quattro milioni e mezzo di euro. Le operazioni illecite sono state scoperte dal personale della Guardia di finanza di Lodi sul consorzio di onlus che ha partecipato, tra il 2014 e il 2018, ai bandi indetti dalla prefetture di Lodi, Parma e di Pavia. Nel corso dell'inchiesta gli investigatori delle fiamme gialle hanno anche scoperto che le onlus risulterebbero collegate a noti esponenti della ndrangheta e sarebbero state utilizzate per consentire a persone in carcere di accedere ai benefici di legge attraverso l'assunzione presso le stesse cooperative. Le onlus sarebbero state sfruttate per «far ottenere a persone in carcere, attraverso il rilascio di documentazione falsa, la concessione della misura alternativa alla detenzione da parte del magistrato di sorveglianza».La presunta associazione per delinquere guidata da Daniela Giaconi avrebbe anche garantito un aiuto economico ad alcune persone condannate per reati come quello di associazione per delinquere di stampo mafioso. Il Gip De Marchi ha scritto di pagamenti anomali a favore di Salvatore Muia (oltre 20mila euro dalla onlus Milano Solidale), Santo Pasquale Morabito (51mila euro pagati dagli amici di Madre Teresa Giuliani) e Salvatore Camerino con oltre ventimila euro «versati» dalla stessa onlus.milano solidaleIn provincia di Pavia ha operato fino ai primi mesi del 2018 la Milano Solidale, una delle quattro cooperative collegate e finite sotto inchiesta. Secondo gli inquirenti di Milano la onlus avrebbe incassato nel periodo d'indagine 4 milioni e 832mila euro dalle prefetture di Lodi, Pavia e Parma. In un atto esterno all'indagine risulta per Pavia un affidamento di 685mila euro per 121 profughi ospitati nel corso del 2017. Ma c'erano stati affidamenti anche nel 2015 e nel 2016. Incrociando i vecchi bandi della prefettura e le informazioni pubblicate dalla Milano Solidale, la cooperativa aveva centri d'accoglienza (ora tutti chiusi) a Pavia, Vigevano, Garlasco, Ceranova, Borgo Priolo e Canneto Pavese. La struttura di via della Pace a Vigevano era finita anche al centro di un polemica politica. A fine 2016 la cooperativa Milano Solidale aveva aperto il centro per 16 migranti nonostante le vibranti proteste dell'amministrazione comunale guidata dal leghista Andrea Sala. Nell'ordinanza cautelare risultano anche i contatti che la cooperativa intratteneva con la prefettura di Pavia. Ad esempio è stata intercettata una telefonata durante la quale una delle indagate aveva chiesto conto alla prefettura pavese dei ritardi nei pagamenti. La prefettura di Pavia si era accorta che qualcosa non andava. Tanto che nel marzo 2018 aveva escluso con un atto pubblico la Milano Solidale dai futuri bandi per l'accoglienza dato che «non aveva più i requisiti minimi per ottenere gli appalti».Negli atti dell'inchiesta ci sono anche le distinte di pagamento che la prefettura di Pavia aveva fatto alla Milano Solidale per saldare le mensilità legate all'accoglienza dei migranti. Il primo bonifico, da 11.827 euro, è del 14 ottobre 2015. L'ultimo del 10 luglio 2018 da 88.629 euro, quindi dopo la radiazione della cooperativa Milano Solidale da parte della prefettura di Pavia, ma riferiti ai primi mesi dell'anno. --