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30/09/2021

Finirà davanti al giudice il 3 novembre del 2022 E…

Il Mattino di Padova

Finirà davanti al giudice il 3 novembre del 2022 Emanuela De Gregorio, 58 anni di Padova, la funzionaria prefettizia accusata di essersi intascata 95 mila euro con vari raggiri. L'ha deciso ieri il Gup del tribunale di Padova. La denuncia che inizialmente era di peculato è stata cambiata in truffa dopo l'interrogatorio reso dalla donna e ulteriori accertamenti condotti dalla procura. La denuncia in merito al suo operato quantomeno sospetto era stata sporta dall'allora prefetto Renato Franceschelli. Emanuela De Gregorio ha alle spalle una lunga carriera nella pubblica amministrazione. Nel 2016 fece parte della commissione che esaminò le buste per assegnare la gestione dei centri profughi alla Prandina e all'ex base di Bagnoli. In precedenza aveva prestato servizio all'autocentro della Polizia e anche in Questura. Una persona stimata, fino a quando nel suo operato non sono sopraggiunte delle ombre, svelate dall'indagine del pubblico ministero Maria D'Arpa. Ora la funzionaria della prefettura, assistita dall'avvocato Alberto De Nard dovrà cercare di giustificare quanto le viene accusato. A processo con lei c'è pure il marito Michele Zonta, un ex poliziotto. È accusato di ricettazione: 10 mila euro sarebbero finiti sul suo conto corrente bancario. Denaro prelevato nel giro di qualche giorno e sparito. Forse speso, forse dirottato su altri conti bancari. LE CONTESTAZIONILa funzionaria De Gregorio deve rispondere di una serie di episodi di truffa che sarebbero avvenuti fra marzo e ottobre 2019: in quei mesi 60 mila euro sarebbero finiti nel suo conto corrente e come detto 10 mila in quello del marito. Evidentemente lei pensava che nessuno se ne sarebbe accorto, invece non è stato così. La funzionaria seguiva il pagamento dei fornitori della Prefettura. In base al codice degli appalti alcuni lavori di maggior importanza necessitano della nomina di un Rup che incassa un'indennità, proporzionale al valore dell'intervento, in quanto incaricato di vigilare sul regolare svolgimento del procedimento amministrativo. Il meccanismo sfruttato dalla funzionaria giocava su quanto è previsto dalle norme. Già perché lei si era autoproclamata Rup anche per lavori che non prevedevano quell'intervento di "vigilanza". Una giustificazione che le serviva per poter autoliquidarsi l'indennità prevista. Ritagliava le firme del prefetto e del viceprefetto da documenti originali che incollava ad atti da lei creati a suo vantaggio. Il tutto poi veniva fotocopiato e assumeva la parvenza di un vero e proprio atto ufficiale. Da qui la contestazione di truffa perché - come dice la norma - «con artifici e raggiri induceva in errore... procurandosi un profitto». Nel fascicolo processuale sono finite anche le accuse per 23 mila euro autoliquidati come rimborso per spese di giustizia in seguito a un procedimento penale avviato a suo carico e archiviato. Una decina di anni fa la donna era finita nei guai quando era funzionario in questura: era stata indagata per abuso d'ufficio e falso in relazione a un prestito Inpdap. Nel 2012 l'indagine viene archiviata e lei chiede il rimborso delle spese sostenute (dovute a un dipendente pubblico in caso di assoluzione): per l'accusa avrebbe alterato sia la notula dell'avvocato, sia il parere dell'Avvocatura, liquidandosi i 23 mila euro. --