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12/07/2019

Fine dei cannabis shop, venderla è reato anche sotto lo 0,6% di Thc

La Sicilia

CASSAZIONE
MELANIA DI GIACOMO ROMA. Bando alla marijuana e all ' hashish light, a prescindere dal livello di principio attivo: la legge che promuove la filiera della canapa, a seguito della quale sono nati migliaia di " cannabis shop " in tutta Italia, riguarda solo alimenti o cosmetici, mentre vendere olio, resina e inflorescenze, anche se sotto lo 0,6% di Thc, è reato. La Sezioni Unite penali della Cassazione stabiliscono la linea dura contro queste attività, anche se nelle motivazioni della sentenza con cui a fine maggio hanno di fatto sbarrato loro la strada, c ' é un corollario che apre ad una valutazione caso per caso degli effetti penali del divieto. «Secondo il principio di offensività», precisa infatti la Suprema Corte, occorre verificare l ' idonei tà «in concreto» a produrre un «effetto drogante». Che in sostanza significa che la condotta è certamente illecita ma si potrebbe ad esempio in certi casi profilare come fatto particolarmente tenue, con la conseguente esclusione della punibilità. E sarà un giudice a stabilirlo. Tanto più che si dovrà sicuramente tenere conto del principio generale, ben ribadito nella sentenza, che se una legge è «oscura» e le interpretazioni «asimmetriche» cambia la valutazione: una sorta di «salvacondotto» per le attività nate quando ancora si riteneva che operassero nel giusto. Ma il principio generale, come scrivono i supremi giudici, è che si applica la legge sulle droghe in caso di vendita al pubblico di olio, inflorescenze e resina anche se presentano un Thc sotto lo 0,6%. Non vale, nel caso di questi prodotti, la «scriminante» prevista dalla legge 242 del 2016 per i soli coltivatori di canapa. Infatti «la coltivazione della cannabis è consentita senza necessità di autorizzazione ma possono essere ottenuti esclusivamente prodotti tassativamente elencati dalla legge»: «possono ricavarsi alimenti, fibre e carburanti ma non hashish e marijuana». La Cassazione richiama la disciplina europea, dalla quale quest ' ultima legge deriva, che - precisa riguarda il solo ambito «agroindustriale». Pertanto la coltivazione «connessa e funzionale alla produzione di sostanze stupefacenti, rientra certamente tra le condotte che gli Stati membri sono chiamati a reprimere». l