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05/05/2020

Fincantieri, tornano gli operai in appalto ma i sindacati si dividono sulla sicurezza

La Repubblica - Marco Patucchi

l'INDUSTRIA
Domani ripartenza per migliaia di lavoratori Vinta la gara Us Navy per le fregate militari
roma - Domani la città-cantiere si rianimerà. Alla Fincantieri di Monfalcone tornano i lavoratori della filiera appalti e subappalti, vera anima del gruppo fucina dei giganti dei mari, le navi da crociera che all'inizio dell'emergenza coronavirus hanno solcato per settimane gli oceani come vascelli di appestati in cerca di un approdo che gli veniva rifiutato ovunque. A Monfalcone rientrano innanzitutto le aziende dell'indotto con domicilio nel Friuli Venezia Giulia, avanguardia di tutti le altre che seguiranno nelle prossime settimane. Sarà un momento chiave e non solo per gli otto stabilimenti italiani dell'azienda pubblica (il 72,3% è di Cdp) che, proprio in queste ore, festeggia l'aggiudicazione della fornitura di una fregata lanciamissili con opzione di altre 9, alla marina militare Usa.
Il gruppo, con i suoi 50 mila addetti totali, 8600 diretti e tutti gli altri dell'indotto, è la cartina al tornasole dell'intero sistema produttivo italiano che prova a rimettersi in moto.
Con tutte le complessità. C'è preoccupazione a Monfalcone (e anche a Marghera, l'altro grande cantiere insieme ai minori di Ancona, Genova, La Spezia, Napoli e Palermo) perché si capirà da subito quali rischi o, si spera, quali certezze ci sono per la salute degli operai: le migliaia di lavoratori dell'appalto (in un giorno tipo a Monfalcone la media è di seimila addetti, con punte di 10 mila, di cui solo 1600 diretti), anche se dipendenti di ditte friulane sono per lo più extracomunitari con prevalenza Bangladesh, etnia seguita ma a grande distanza da quella rumena.
Un melting pot per il quale sarà complicato verificare circolazione e contatti nel nord epicentro di Covid.
Fincantieri ha predisposto rigorosi protocolli su chi lavora per l'azienda, concordati con i sindacati, ma è evidente che buona parte della filiera dell'appalto da sempre non brilla per tutele e diritti dei lavoratori. «Oltretutto su più di 400 imprese dell'indotto, a noi risulta che solo 120 hanno usato la cassa integrazione Covid - dice Roberto D'Andrea, coordinatore di Fiom-Cgil per Fincantieri - Le altre? I lavoratori dove sono stati, da dove arrivano?». Il sindacato, di fronte al bivio tra lavoro e salute, si è diviso: Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno firmato con l'azienda la proroga al 17 maggio della Cassa integrazione Covid, mentre la Fiom si è sfilata. «È una scelta sorprendente - sottolineano Fim e Uilm - bisogna superare questa grave emergenza che mette a rischio non solo la salute delle persone ma anche il nostro futuro. Senza Cig domani ci sarebbe il rientro in massa di tutti i dipendenti alla data del 4 maggio 2020, in barba a prudenza e gradualità». D'Andrea ribatte che per la Fiom «non è in discussione il ricorso agli ammortizzatori sociali quando necessari, ma mancano soluzioni condivise su questioni altrettanto fondamentali: la possibilità di monetizzare il welfare per integrare la Cig; la verifica degli appalti per evitare aziende che nel passato hanno dato prova di non rispettare i diritti dei lavoratori; disciplinare lo smart working degli impiegati che oggi è a totale discrezione dell'azienda». Ma in assenza dell'accordo con l'azienda, spiega Mauro Masci della Fim-Cisl, «le sole alternative sarebbero state il rientro in massa dei lavoratori senza sicurezza, oppure tutti a casa senza retribuzioni. Invece così, con il ritorno graduale e con le misure implementate da Fincantieri e dalle Rsu, la salute è garantita. E mi sento abbastanza tranquillo anche per l'appalto».
Meno ottimista Gianpiero Turus sempre della Fim e operaio a Monfalcone: «Vediamo che succede da domani e, quando torneranno anche le ditte non friulane. Qui c'è preoccupazione, perché fino a ora tutto era quasi fermo: oltre agli impiegati in smart working lavoravano solo i diretti di Fincantieri nella progettazione, mentre la nave al taglio della lamiera, lo scafo di quella nel bacino, e l'allestimento di quella vicina al varo, si rimuoveranno da domani visto che circa l'80% di un transatlantico è fatto dall'appalto». Insomma, il melting pot di Monfalcone alla prova della "Fase 2".

Il numero

8.600

I dipendenti I lavoratori diretti di Fincantieri sono quasi 9.000, ai quali se ne aggiungono circa 50 mila impiegati nelle aziende dell'indotto Il gruppo (controllato da Cassa depositi e prestiti) in Italia ha otto stabilimenti

Foto: kL'emergenza Covid Anche Fincantieri si prepara a riprendere l'attività ordinaria dopo il picco dell'emergenza sanitaria