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11/11/2019

Fincantieri, pm a caccia di nuovi riscontri

Il Gazzettino

La Procura ha disposto perquisizioni e sequestri per trovare le prove delle accuse. Al setaccio computer, telefoni e mail
L'INCHIESTA
MESTRE L'appuntamento è per questa mattina, alla Cittadella della giustizia di Venezia. Mohammad Shafique, 44 anni, l'imprenditore originario del Bangladesh a capo di due ditte di Mestre, Gazi e Cnb Srl, impegnate in lavori in subappalto per Fincantieri, sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari Francesca Zancan in relazione all'accusa di sfruttamento di manodopera per la quale mercoledì scorso è finito agli arresti domiciliari. Con molte probabilità accetterà di rispondere alle domande del gip e il pm Giorgio Gava si aspetta che abbia qualcosa da raccontare anche in relazione al secondo filone d'inchiesta, quello su presunti episodi di corruzione tra privati, nel quale Shafique è ugualmente indagato e ha subito una perquisizione assieme ad altre 32 persone, tra titolari d'imprese, funzionari e dirigenti di Fincantieri. Ad assisterlo è l'avvocato Federico Veneri.
L'INIZIO
L'inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, ha preso il via più di un anno fa, dall'arresto di un altro imprenditore del Bangladesh, Alì Md Suhag, titolare di un'azienda che effettuava lavorazioni sulle navi in costruzione, la Venice Group Srl il quale, fin dall'interrogatorio sostenuto nel dicembre del 2018, ha deciso di vuotare il sacco: ha ammesso le proprie responsabilità in relazione allo sfruttamento dei propri dipendenti, retributi con salari più bassi del dovuto attraverso il sistema della retribuzione globale, per poi riferire numerosi particolari inediti in merito all'esistenza di un presunto sistema illecito imposto da alcuni funzionari e dirigenti Fincantieri alle piccole aziende che operano in subappalto all'interno dei cantieri di Marghera. Suhad ha spiegato che i lavori venivano aggiudicati attraverso bandi che prevedevano una remunerazione sensibilmente inferiore a quella necessaria per coprire le spese e pagare il salario agli operai, motivo per il quale sarebbe stato necessario pagare mazzette (soldi o regali) per ottenere le dovute integrazioni. L'imprenditore ha riferito di aver pagato direttamente cinque tra funzionari e dirigenti Fincantieri, fornendo dettagli relativi alla presunta corruzione di ulteriori due, commessa da altri imprenditori. Il racconto di Suhag è stato confermato dal consulente del lavoro Angelo Di Corrado, il quale ha ammesso di aver versato tangenti anche a due funzionari e dirigenti non indicati dal titolare della Venice Group.
GLI INDIZI
Per il momento si tratta di indizi che necessitano di riscontri ed ulteriori conferme per poter acquisire il valore di prova: ed è per questo motivo che, mercoledì scorso, la Procura ha disposto perquisizioni e sequestri. Nel mirino sono finiti strumenti informatici come computer e tablet, ma anche agende, registri, documentazione varia e telefoni cellulari. Alcuni funzionari di Fincantieri sono stati trovati in possesso di somme ingenti di denaro in contanti, per i quali dovranno fornire spiegazione. Con molte probabilità il pm Gava disporrà tra breve una consulenza informatica per analizzare il materiale sequestrato, alla ricerca di contatti telefonici, messaggi o mail che possano fornire elementi utili alle indagini, anche solo documentando eventuali rapporti poco chiari tra imprenditori e rappresentanti del cantiere. Gli accertamenti sono soltanto all'inizio, ma chi conosce la tenacia e la capacità del pm Gava, sa che si tratterà di un'inchiesta accurata e approfondita.
A CACCIA DI RISCONTRI
Nel provvedimento con cui sono state disposte le perquisizioni, il magistrato definisce «attendibili» le rivelazioni di Suhag e Di Corrado «in quanto con precisione e con pieno spirito di collaborazione essi hanno spontaneamente ricostruito tantissimi fatti, indicando tutti i nominativi delle persone coinvolte». Secondo il magistrato Fincantieri era consapevole degli episodi di sfruttamento di manodopera «non essendo verosimile che una ditta committente possa essere ignara di ciò che tanto diffusamente è avvenuto quotidianamente sotto i suoi occhi, e in particolare delle ore di lavoro effettivamente necessarie per realizzare certi lavori, e delle ore di lavoro effettivamente prestate in concreto per eseguirli».
Gianluca Amadori
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