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27/04/2021

Filippo Patroni Griffi Recovery Plan corsia accelerata non solo per le gare

Corriere L'Economia - Antonella Baccaro

Economia  Politica il presidente del Consiglio di Stato Il modello Genova per il Piano di ripresa? È irripetibile E il Codice degli appalti non va sospeso Meglio semplificare le procedure autorizzatorie. E i concorsi per le assunzioni
«È pura ipocrisia della politica sentirsi tradita dall'amministrazione quando la scelta della normativa non è chiara a monte»
F ilippo Patroni Griffi, già ministro della Pubblica amministrazione, dal 2018 guida il Consiglio di Stato.

Presidente, di chi è la responsabilità di questo groviglio di leggi che oggi si vuole semplificare?

«Spesso le leggi sono scritte male e vengono usate anche per disciplinare in dettaglio materie e situazioni che meglio sarebbe affidare alla disciplina regolamentare o amministrativa. Spesso ci si scorda di abrogare le leggi precedenti. Si fa un uso non corretto del decreto-legge, usandolo senza "necessità e urgenza", mentre la delega legislativa è usata troppo poco».


Responsabilità dell'amministrazione?

«L'incertezza della norma scarica sull'amministrazione, nel momento applicativo, la responsabilità della scelta politica, che non le competerebbe. È ipocrisia della politica sentirsi tradita dall'amministrazione se la scelta non è chiara a monte».


Ma ci sono altre responsabilità ?


«Un rapporto corretto tra il decisore politico che guida un apparato amministrativo e l'amministrazione dovrebbe lasciare al primo le scelte amministrative e, al secondo, il compito di fornire al decisore gli elementi tecnici utili per farle, attuandole poi con lealtà e efficienza. Spesso si invertono i compiti. All'estremo opposto ci sono gli amministratori che hanno "paura della firma" e bloccano tutto. È così si finisce per amministrare "per legge" o "per sentenza"».


E chi giudica ha delle colpe?

«C'è il problema dei tempi della Giustizia. Non solo quella penale: penso ai tempi biblici per l'adempimento di contratti o la riscossione dei crediti; alla disciplina della crisi di impresa o della esecuzione degli appalti, oppure ad una risposta non pronta in materia di procedure di gara, di governo del territorio, di procedure autorizzatorie per cittadini e imprese. Fattori che ingenerano incertezza nei cittadini e frenano gli operatori economici».


Ci sono sentenze che sembrano fuori dalla storia.

«La qualità dei magistrati italiani è alta ma non siamo "educati" a cogliere le ricadute delle nostre decisioni: corriamo il rischio di prendere decisioni "perfette", ma inutili se non dannose, rapportate alle vicende concrete. Questo è vero soprattutto sulle regole economiche come per i servizi regolati, la concorrenza, gli appalti

Per l'attuazione del Pnrr si evoca il modello Genova. Corretto?


«Quello è stato un caso unico e straordinario che si è avvalso di condizioni di "contesto" irripetibili, a cominciare dal valore simbolico che la ricostruzione assumeva per il Paese dopo la tragedia».


Ma in un settore strategico è giusto affidarsi a commissari e deroghe?

«Forse per un numero limitato di opere e per un periodo determinato e straordinario. Credo sia la logica dei recenti "commissariamenti" del governo per alcune opere considerate strategiche del Pnrr».


E per queste opere cosa suggerisce?

«Mi concentrerei su tutte le procedure autorizzatorie connesse come la Via/Vas, l'autorizzazione unica ambientale per le piccole imprese, le autorizzazioni paesaggistiche e storico-culturali, e altre, per le quali servirebbe un tavolo unico tra le amministrazioni interessate».


Poi servono riforme. Esempi?


«Una riduzione significativa delle stazioni appaltanti cui assegnare personale tecnico qualificato, la revisione del Codice degli appalti eliminando le regole non imposte dalle direttive Ue - con qualche eccezione, come la normativa antimafia. E poi intervenire sulle procedure autorizzatorie connesse alla realizzazione delle opere. Basta diffondere e usando meglio i meccanismi di semplificazione esistenti: Scia, silenzio assenso, conferenza di servizi. Conferenze di servizi ben gestite, con personale qualificato che sappia sfruttare al meglio i nuovi meccanismi - che anche il Consiglio di Stato ha contribuito a costruire con i suoi pareri - possono fare anche meglio dei commissari».


Senza sospendere il Codice degli appalti?


«Senza. Non si capisce come dovrebbe funzionare la sospensione. Così come non condivido l'eliminazione del potere di sospensione e annullamento delle aggiudicazioni da parte del giudice amministrativo».


Quel potere spesso allunga i tempi.


«Sfatiamo alcuni miti: le gare impugnate sono circa l'1,5% di quelle bandite dalla Pa, e quelle sospese dal giudice amministrativo sono pari a un appalto su 300. I tempi dei giudizi amministrativi sono inferiori alla media europea. Poi, per le opere strategiche inserite nel Pnrr (e solo per quelle), si potrebbe prevedere un regime accelerato per tutte le procedure, non solo le gare. Per le altre opere strategiche già c'è, in via ordinaria, un regime speciale, rafforzato dalle recenti decisioni governative. Sostituire l'annullamento giurisdizionale delle gare illegittime con il risarcimento del danno per l'impresa che vince il giudizio, significa pagare molto di più l'opera, falsare la concorrenza sana, favorire l'illegalità».


Attuare il Pnrr richiede una governance specifica?


«C'è un'esigenza di coordinamento della realizzazione degli interventi. E non è pensabile che monitoraggio, supporto tecnico alle amministrazioni, rispetto della tempistica, vengano affidati alla buona volontà e al miglior funzionamento di questa o quella amministrazione».


Assunzioni nella pubblica amministrazione. Che cosa serve davvero?


«Risorse giovani, profili tecnici e stipendi adeguati alla professionalità. Favorire la mobilità tra amministrazioni, non criminalizzare il contratto a tempo determinato per specifiche esigenze, senza farsi tentare dalla stabilizzazione automatica. Strutture di servizio affidate a un soggetto capace di coordinare l'attività delle amministrazioni interessate, che forniscano loro supporto e assistenza tecnica. Il problema dei concorsi è la durata. Sì alle procedure selettive semplificate, purché siano rispettose del principio costituzionale del concorso. E con procedure modulate diversamente a seconda che si tratti di assunzioni a tempo determinato o meno».


La pandemia ha mostrato il fallimento del Titolo V?


«Fino a un certo punto. Lo Stato ha prerogative che forse per ragioni politiche non ha usato: competenza esclusiva sulla profilassi internazionale, potere di avocazione o di annullamento straordinario di atti di amministrazioni locali, applicazione del principio di sussidiarietà verticale per cui le funzioni amministrative vanno esercitate dal livello di governo più adatto alla situazione che, per un'emergenza sanitaria nazionale, è quello centrale».


Quali correttivi sono possibili?


«Si potrebbe inserire una esplicita clausola di supremazia che riservi certe funzioni e certe situazioni alla sola disciplina statale. Ma resta fondamentale che i poteri di cui si è titolari siano esercitati in concreto. Altrimenti subentrano altri soggetti: l'esercizio di funzioni pubbliche non tollera vuoti di potere».


Presidente, lei risulta indagato per «induzione indebita». Che cosa può dirci a proposito?


«Si tratta di un'accusa rispetto alla quale ho presentato esposto per calunnia alla Procura di Roma già a dicembre. Ho appreso da un quotidiano dell'apertura dell'indagine e non ne sono stato ancora informato direttamente. Aspetto di essere convocato in Procura per chiarire definitivamente la vicenda. Confido che sarà accertata in breve tempo la mia totale estraneità all'accusa».


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Chi è


Nato a Napoli il 27 agosto 1955, Filippo Patroni Griffi è un magistrato, funzionario e politico.


Capo di Gabinetto del ministro per le Riforme Giuliano Amato, poi del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, capo del dipartimento Affari giuridici e legislativi nel secondo governo di Romano Prodi, è stato Segretario generale dell'Autorità garante per la Protezione dei dati personali, poi ministro della Pubblica amministrazione e semplificazione nel governo di Mario Monti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nel governo di Enrico Letta. Dal 2018 è presidente del Consiglio di Stato.