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15/06/2021

«Federica Anghinolfi agì con trasparenza e secondo le norme»

Gazzetta di Reggio - E.L.T.

Affidi, i legali dell'ex dirigente cercano di smontare le accuse «Nelle sue relazioni sugli abusi aveva descritto dei sospetti» "Angeli e Demoni"
REGGIO EMILIA. Federica Anghinolfi ha espresso dei sospetti fondati e non ha alterato la verità. Lo ha ribadito ieri con forza Oliviero Mazza, difensore insieme a Rossella Ognibene dell'ex dirigente dei servizi sociali della Val d'Enza, imputato cardine del processo - ora in udienza preliminare - derivato dall'inchiesta "Angeli e Demoni" sui presunti affidi illeciti di minori. Ieri c'è stata un'altra udienza all'insegna delle discussioni da parte degli avvocati difensori, dopo le richieste di rinvio a giudizio formulate dal pm Valentina Salvi per 21 indagati su 24. In due casi, quello di Claudio Foti e Beatrice Benati, gli imputati hanno scelto il rito abbreviato mentre per Nadia Campani il pubblico ministero aveva già chiesto il proscioglimento.Ieri l'avvocato Mazza ha cercato di smontare l'impianto accusatorio che grava sulla sua cliente, puntando sull'inquadramento giuridico. In primis su quello che la vede accusare di falso ideologico. «Quel discorso non riesco a capirlo - ha detto Mazza a margine dell'udienza - perché si prende in esame la falsità di un sospetto. L'Anghinolfi, come dirigente dei servizi sociali, trasmetteva atti all'autorità giudiziaria sulla base di sospetti abusi, sospetti maltrattamenti, sospette violenze. Ora come si possa anche solo ipotizzare in astratto la falsità di un sospetto, qualcuno me lo deve spiegare». In pratica, per l'avvocato, Anghiolfi non ha rappresentato fatti o circostanze non veritiere ma solo sospetti, facendo decadere l'accusa. «Io ho chiesto al giudice di bloccare il processo su questa ipotesi di falso - aggiunge infatti il difensore - perché la norma incriminatrice parla di falsità del pubblico ufficiale nel riportare i fatti. Anghinolfi, invece, nelle sue relazioni rappresentava i suoi sospetti che peraltro vengono da valutazioni professionali. Siamo proprio distanti dall'ipotesi dalla fattispecie di reato. E sindacare la fondatezza dei sospetti è attività molto difficile ma comunque non ricadente nell'ipotesi di reato». L'altra gamba su cui poggia l'impianto accusatorio sull'ex dirigente del servizio riguarda poi l'abuso d'ufficio, dove la procura afferma che bisognava appaltare i servizi di psicoterapia. «La nostra risposta è che la legge consente alla pubblica amministrazione di scegliere tra l'appalto e la coprogettazione - spiega Mazza -. Se si sceglie l'appalto, la legge è quella del codice degli appalti. Il pm infatti ci dice che abbiamo violato quella legge. Se si sceglie la co-progettazione le regole sono più flessibili e, come dice la parola stessa, il servizio deve essere costruito all'origine. Tutte le determine parlano infatti di coprogettazione. A monte c'era una discrezionalità prevista che non è sindacabile. Questo è il succo dell'abuso d'ufficio soprattutto dopo la riforma del 2020 che dice che ogni qualvolta c'è discrezionalità questa non può essere sindacata. Quindi questo è un problema di inquadramento giuridico». In merito infine ai prezzi "gonfiati" delle sedute con gli psicologi (135 euro l'una) è stato evidenziato che il prezzo rientra, anche se nella "fascia alta", nelle tariffe previste dall'ordine professionale. La stessa cifra, inoltre, veniva pagata ad "Hansel e Gretel" anche dall'Ausl di Modena e dagli altri enti che collaboravano con la onlus. In più vanno calcolate anche le "spese di trasferta" dei professionisti piemontesi che esercitavano nel centro La cura di Bibbiano. --E.L.T.© RIPRODUZIONE RISERVATA