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06/10/2020

Fava: «Beni confiscati in Sicilia, stop al bando»

La Sicilia

InSicilia
La denuncia. Il presidente dell ' Anfimafia dell ' Ars scrive all ' Agenzia nazionale: «Verificare lo stato e l ' effettiva fruibilità» I casi: terreno " introvabile " a Palagonia e immobili ancora " occupati " dai clan. La storia: «Ma perché non ne cercate altri?»
MARIO BARRESI CATANIA. C ' è un casolare con un enorme agrumeto attorno, nella Piana di Catania, di cui «il coadiutore giudiziario sconosce letteralmente l ' ubica zione». E ci sono altri casi, ben più inquietanti, di immobili «tuttora occupati da soggetti riconducibili alle organizzazioni criminali a cui erano stati confiscati». Per questo, ma non soltanto. Claudio Fava chiede di " congelare " , per la Sicilia, il bando di assegnazione diretta dei beni confiscati alla mafia, in scadenza il prossimo 31 ottobre. Il presidente dell ' Antimafia dell ' Ars ha scritto al direttore dell ' Agenzia nazionale dei beni confiscati e sequestrati, il prefetto Bruno Corda, e, per conoscenza al ministro dell ' Interno, Luciana Lamorgese. La richiesta di Fava è fondata anche sui primi (concreti e numerosi) riscontri dell ' inchiesta che la commissione regionale ha aperto «sulla gestione e l ' assegnazione dei beni confiscati alle mafie in Sicilia». In Antimafia sono emerse le storie e le difficoltà di numerosi soggetti del terzo settore sul primo " concorsone " nazionale, in cui lo Stato direttamente mette in palio 1.400 particelle catastali, quasi la metà (652) in Sicilia. Uno spirito «apprezzato» dall ' Anfimafia regionale, «soprattutto per il significato che tale bando può assumere al fine di superare le difficoltà finora riscontrate nell ' iter di assegnazione». Il riferimento è alla polverizzazione, alla lentezza e ai deludenti risultati della procedura finora legata ai Comuni. A Catania, per fare un esempio, appena un bando dal 2015 a oggi. Le buone intenzioni, dunque, ci sono tutte. Ma i potenziali beneficiari riscontrano problemi ben più concreti. «Nel corso di diverse audizioni di soggetti del terzo settore», scrive Fava all ' Agenzia nazionale, sono emerse «forti preoccupazioni sullo stato reale di diversi beni presenti nel bando in Sicilia». L ' ex patrimonio dei boss si presenta «in condizioni spesso fatiscenti, con terreni difficilmente raggiungibili e privi di utenze o con immobili raggiungibili solo tramite passaggi di proprietà». Un «quadro desolante», come emerge da alcune audizioni in cui si descrivono «condizioni strutturali pessime», «abusi edilizi insanabili» e terreni «inutilizzabili per l ' agricoltura in assenza di ingenti investimenti». A proposito: un altro " baco " del bando è la copertura fino al massimo del 20% delle spese di ristrutturazione e messa in sicurezza, con a disposizione un fondo di appena un milione per circa mille particelle, in teoria 1.000 euro per ognuna. Ma «ancora più preoccupante», per Fava è che da diverse audizioni emerge l ' «impossibilità materiale di compiere i sopralluoghi obbligatori previsti dal bando». In pratica: i beni, «i pochi di pregio, peraltro», sono inaccessibili a chi vorrebbe gestirli. In alcuni casi perché - come per il terreno confiscato a Palagonia nell ' ambito del processo Iblis - sono " introvabili " per il pubblico ufficiale che dovrebbe assistere al sopralluogo. In altri perché ancora di fatto nella disponibilità di «soggetti riconducibili» ai mafiosi a cui i beni sono stati confiscati. Anche su quest ' ultimo versante sono molto utili i primi risultati di un censimento dei beni confiscati curato, nel Catanese, da Arci Sicilia e I Siciliani Giovani. Con l ' emblematico caso del quartier generale della famiglia Zuccaro. Un " compound " (ville e palazzine, piscine, giardini e garage) a Gravina, confiscato nel 2013 - fra altri beni del valore complessivo di 30 milioni - a Maurizio Zuccaro, ritenuto legato alla clan Santapaola (è cognato del boss Vincenzo Santapaola, nipote di Nitto e figlio del defunto boss di San Cosimo Rosario Zuccaro). Alcuni immobili del lussuoso complesso di Gravina, come emerge anche dalle audizioni in Antimafia, «risulterebbero attualmente occupati» e «alcuni familiari risulterebbero ancora residenti in quei locali». Zuccaro deve scontare due ergastoli, l ' ultimo dei quali per l ' omicidio di Luigi Ilardo. E recenti indagini della Dda etnea (l ' operazione " Zeta " , in cui fu arrestato il figlio Filippo, cantante neomelodico più noto col nome d ' arte Andrea Zeta) hanno mostrato come Zuccaro «continuasse a comandare il clan dal carcere». Una situazione molto delicata. «Le forze dell ' ordine, compulsate dalle associazioni interessate ai sopralluoghi, hanno risposto - scrive Fava a Corda e Lamorgese - che non sono in condizioni di intervenire in assenza di una specifica richiesta dell ' Agenzia. Finora mai arrivata». Un muro di gomma, per associazioni ed enti non profit. Alcuni, alla commissione di Fava, hanno anche raccontato la disarmante risposta ricevuta da funzionari dell ' Agenzia sollecitati per avere risposte sui beni " proi biti " messi a ba ndo: «Ma non potete cercarne altri?». Il tempo stringe. E Fava pressa, col dovuto garbo, l ' Agenzia nazionale: «Di fronte a condizioni ostative così gravi e non ancora rimosse a pochi giorni dalla scadenza prevista dal bando, avvertiamo il rischio che questo bando certamente in Sicilia - possa non rappresentare una reale opportunità per i soggetti del terzo settore e per le comunità locali». Così scrive il presidente dell ' Anfi mafia regionale. Chiedendo «di valutare l ' opportunità di sospendere i tempi» del bando, «in attesa di una verifica sullo stato di tali beni e sulla loro effettiva fruibilità». Twitter: @MarioBarresi

Foto: Il " compound " . Il complesso residenziale di Gravina confiscato al boss Maurizio Zuccaro nel 2013


Foto: I DATI


Foto: 1.400 particelle catastali messe a bando in tutta Italia


Foto: 652 particelle catastali in Sicilia


Foto: 1 milione di euro le risorse per ristrutturare 1.000 particelle immobiliari, in media 1.000 euro a testa


Foto: CO R S A CO N T R O IL TEMPO Claudio Fava, (nella foto) presidente della co m m i s s i o n e Antimafia Ars ha chiesto al direttore dell ' Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati di « va l u t a r e l ' opportunità di sospendere i termini» del bando «peri beni allocati in Sicilia», in attesa di «una verifica sullo stato di tali beni e sulla loro e f f e t t i va fruibilità»


Foto: 30 ottobre scadenza del bando