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01/07/2020

Farsa di Giuseppi sulle tasse: il governo le slitta di 20 giorni

La Verita' - DANIELE CAPEZZONE

PICCOLO CABOTAGGIO
• Pronto il decreto per spostare le scadenze fiscali al 20 luglio: alle aziende nessuno sconto. E il tanto annunciato decreto Semplificazioni varrà solo per un anno. a pagina 4 • Il governo ha voglia di scherzare: ma c'è da d u b i t a r e che questo desiderio sia condiviso dai contribuenti. La prima beffa è in ambito fiscale, dove la scadenza di oggi, 30 giugno, è rinviata di appena 20 giorni, al 20 luglio prossimo, come se questa minuscola proroga potesse avere qualche effetto positivo sulle condizioni di liquidità dei cittadini. La decisione, tradotta in un Dpcm, è stata confermata ieri dal viceministro Antonio Misiani. Il (si fa per dire) «beneficio» riguarda i contribuenti soggetti agli Isa (indici sintetici di affidabilità), inclusi quelli aderenti al regime forfettario: quindi, per ciò che riguarda il saldo 2019 e il primo acconto 2020 (stiamo parlando di imposte sui redditi e Iva), ci saranno circa tre settimane in più per pagare. Se ne accorgeranno solo commercialisti e intermediari, che avranno un lieve decongestionamento tecnico nella gestione delle scadenze, ma per il resto siamo davanti a qualcosa di impalpabile. A maggior ragione perché resta ferma la scadenza monstre del 16 settembre, quando si dovranno pagare tutte le tasse rinviate da marzo. E se questo si accompagna al ventilato prolungamento dello stop ai licenziamenti fino a fine anno, la linea del governo appare sempre più decisamente orientata in direzione anti imprese: le quali dovranno pagare tutte le tasse, e contemporaneamente fungere da mega ammortizzatore sociale per i propri dipendenti, rischiando il fallimento. La seconda beffa potrebbe maturare dopodomani, giovedì, quando (ma dipende da un possibile vertice forse in programma oggi) dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri l'atteso decreto per la semplificazione, già accompagnato da una zelante fanfara mediatica. Da oltre un mese si parla di «modello Genova», di grande disboscamento burocratico, di superamento del codice degli appalti: ma, se il testo rimarrà quello, ancora largamente rimaneggiato che La Verità ha potuto esaminare (48 articoli), è il caso di dire che la montagna sta per partorire il solito topolino. Intanto, il regime più agile contenuto nella bozza di decreto varrà appena per un anno, solo fino al 31 luglio 2021, quindi per un arco temporale limitatissimo: un'eccezione, più che una nuova regola. Dopo di che, la via più semplice (affidamento diretto) sarà riservata solo alle micro opere, fino a 150.000 euro (attualmente la soglia è fissata a 40.000): insomma, stiamo pur sempre parlando di interventi piccolissimi. Invece, per la fascia sopra i 150.000, ma •omunque al di sotto della cosiddetta «soglia comunitaria», si potrà agire senza bando consultando almeno cinque operatori, secondo un criterio di «rotazione degli inviti, con individuazione degli operatori in base a indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici». Quanto agli interventi «sopra soglia», ma sempre nel solito arco temporale (31 luglio 2021), si prevede una corsia accelerata rispetto alla situazione attuale solo per un elenco di opere di rilevanza nazionale (che dovrà essere redatto da un apposito decreto del presidente del Consiglio su proposta del ministro delle Infrastrutture) «la cui realizzazione è necessaria per il superamento della fase emergenziale 0 per far fronte agli effetti negativi derivanti dall'emergenza Covid 19». Insomma, corsia più veloce (procedura negoziata di cui all'articolo 63 del decreto legislativo numero 50 del 2016) per le opere legate all'emergenza coronavirus. Da segnalare poi una serie di altre scelte che sembrano corrispondere 0 a una moda politica (green) 0 a un'attitudine a interventi di dettaglio, fatti con il cacciavite, qualcuno anche potenzialmente positivo, ma ben difficilmente in grado di imprimere una vera svolta. Eccone alcuni: accelerazione e rimozione di alcuni vincoli per gli interventi privati di demolizione e ricostruzione che - però - siano «disciplinati da un piano urbanistico che preveda un programma di rigenerazione urbana»; corsie accelerate per gli interventi cosiddetti verdi oppure legati alla digitalizzazione (banda larga inclusa: ma questa parte è ancora da completare); scadenze più certe per la Via (valutazione di impatto ambientale) anche con possibilità di ricorso se i termini non fossero rispettati. Quanto alla parte relativa alla responsabilità erariale, il decreto si limita a una limatura, precisando che «il dolo va riferito all'evento dannoso in chiave penalistica e non in chiave civilistica». L'obiettivo della norma (ma occorrerà valutarne la stesura definitiva) sarebbe quello di colpire più l'omissione che l'azione dei funzionari. Ma resta un punto di fondo, che Pd e M5S non hanno la forma mentis per affrontare. Sia la corruzione sia l'eccesso di ricorsi al Tar non si risolvono a colpi di codice penale, ma attraverso una radicale limitazione dei margini di discrezionalità lasciati ai responsabili dei procedimenti. Sono proprio quei giudizi qualitativi discrezionali a lasciare spazio (e non si sa quale sia la patologia peggiore) da un lato a forme corruttive e dall'altro a infinite contestazioni, con relativo contenzioso giudiziario.

Foto: DEM Antonio Misiani, viceministro all'Economia


Foto: AL COMANDO A sinistra, Roberto Gualtisri, ministro dell'Economia in quota Partito democratico e professore di storia alla Sapienza di Roma. A destra, Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro [Ansa]