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24/02/2021

Faro dell’Anac su Marisabella

La Gazzetta Del Mezzogiorno

CANTIERE INFINITO IN UNA DELIBERA L'AUTORITÀ NAZIONALE ANTICORRUZIONE CONTESTA I RITARDI DELL'APPALTO PER LA REALIZZAZIONE DELLA NUOVA AREA A SERVIZIO DELLO SCALO
Il Comitato Fronte del porto rilancia la battaglia: «Ora stop alla colata di cemento nel mare»
l L'Autorità nazionale anticorruzione accende un faro su Marisabella e il Comitato «Fronte del porto» ne trae nuova linfa per rilanciare la sua battaglia contro la colata di cemento nel mare per realizzare la nuova area a servizio del porto di Bari. Lo scorso 22 dicembre l'Anac ha depositato una delibera che in 16 pagine ripercorre il travagliato iter dell'inter vento contestato dagli ambientalisti. Dal documento emergono, sostiene il Comitato con i portavoce Matteo Magnisi e Silvana Grilli, «problematiche che mettono in luce i gravi ritardi nella realizzazione della infelice colmata di cui si si rendono responsabili il Provveditorato regionale alle opere Pubbliche della Puglia e Basilicata, l'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale presieduta dall'avvocato Patroni Griffi e i vari Enti coinvolti a vario titolo nell'ap palto, a partire dalla Città Metropolitana di Bari e dalla Regione Puglia». L'Anac punta l'indice sui ritardi di un appalto avviato nel lontano 1995 per la realizzazione della colmata di Marisabella, terminal da 300.000 metri quadrati su cui dovrebbe spostarsi buona parte del traffico merci dello scalo barese. «Un'opera ambientalmente nociva, priva di Valutazione di impatto ambientale (Via) per le inspiegabili decisioni prese dal Ministero dell'Ambiente nel 2006», ribadisce il fronte del Porto, che attacca il Provveditorato alle opere pubbliche e l'Autorità portuale, imputando loro un comportamento «a dir poco distratto nella gestione e nella vigilanza, sia per quanto riguarda le azioni di monitoraggio da effettuarsi prima dell'opera, sia per l'affidamento di un delicatissimo appalto ad elevata professionalità ambientale ad un'impresa che vanta addirittura un incremento di oneri che si avvicina quasi al raddoppio dei costi dell'appalto aggiudicato per maggiori opere previste in variante». L'Anac in effetti, valutato il caso, suona la sveglia e dispone «l'avvio del monitoraggio dell'appalto con richiesta alla Stazione appaltante di fornire aggiornamenti semestrali sullo stato di avanzamento dei lavori, nonché sugli interventi posti in atto nei confronti dell'ap paltatore per indurlo al rispetto dei tempi contrattuali, con riserva di successive valutazioni anche al fine dell'eventuale informativa alla competente Procura della Corte dei Conti in relazione al venire in rilevo, al termine del procedimento, di possibili responsabilità erariali in capo all'Amministrazione procedente». Valutazioni che lasciano «attonito» il Comitato Fronte del porto. «Appare di tutta evidenza quanto questa scellerata opera di colmata , in considerazione dei tempi biblici della sua realizzazione e della pervicacia del Provveditorato alle opere pubbliche e dell'Autorità di sistema portuale nel tenere in vita "a tutti i costi" un cantiere molto discutibile e gestito da un subappalto non ben definito non possa essere quel volano di sviluppo economico tanto sbandierato dall'Autorità portuale». L'intervento, insomma, più che al rilancio del porto di Bari si limiterebbe a «devastare il territorio e l'ambiente». Il Comitato ripropone perciò una critica più volte espressa nei confronti dell'Autorità portuale, che si dedicherebbe alla pianificazione del porto di Bari «in maniera avulsa dai porti del sistema, conservando in sé tutte le funzioni possibili di un porto, da quella crocieristica a quella del trasporto viaggiatori, dal trasporto Ro Ro a quello merci, da quello piccolo a quello di grande tonnellaggio». Gli ambientalisti lamentano, poi, la mancanza di trasparenza del Provveditorato alle Opere pubbliche, «nell'aver omesso di consegnare ai portavoce del Comitato, in sede di accesso agli atti del 4 gennaio 2021, promosso con il supporto dell'avvocato Luigi Paccione, il documento di procedimento istruttorio dell'Autorità nazionale anticorruzione». E il Fronte del porto fa appello «alla responsabilità e alla serietà dei soggetti pubblici». «Ci si fermi in tempo - invoca il Comitato - nella cementificazione del mare di Marisabella, apertamente incompatibile e nociva per l'ambiente, oggi anacronistica e fuori dal tempo, che meriterebbe ben altra destinazione e fruizione da parte della città, evitando di consumare un ennesimo e inutile pesante danno collettivo». [red.cro.]

Foto: IL PROGETTO L'ansa di Marisabella torna al centro dell'attenzione [foto L. Turi]