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25/10/2018

Fallita la società dei buoni pasto Centinaia di esercizi nei guai

Il Tirreno

Bar, ristoranti ma anche negozi di alimentari vittime del crack della Qui! Group Confcommercio si offre per il recupero dei crediti: «Ecco come bisogna fare» la beffa
VIAREGGIOUn disastro che rischia di danneggiare centinaia di esercizi in Versilia: bar, ristoranti ma anche negozi di alimentari. Vittime del fallimento della Qui! Group, società di buoni pasto che molte attività prendevano dalla clientela, ma adesso rischiano di diventare carta straccia.«Il fallimento della Qui! Group, che sta creando grandissime difficoltà a molti pubblici esercizi come bar e ristoranti anche in Versilia, impone delle riflessioni sul sistema dei buoni pasto, che necessita di urgente riforma». Prende spunto dalla crisi della società emettitrice il direttore di Confcommercio Lucca e Massa Carrara Rodolfo Pasquini, per un'analisi sulla strutturazione dei buoni. «Ci sono infatti molte insidie per gli utilizzatori dei buoni pasto e per le migliaia di imprese della ristorazione e del dettaglio alimentare che ogni giorno sono chiamate a misurarsi con questo servizio». «In questi ultimi anni - prosegue Pasquini - sono stati numerosi gli interventi normativi per mettere limiti alle tante distorsioni del mercato, ma occorre prendere atto che nessuno è stato risolutivo e che, al contrario, il sistema continua a peggiorare. Il livello delle commissioni a carico della rete degli esercizi convenzionati ha ormai sfondato, in alcuni casi, la soglia del 20%, cosa che non succede in nessun altro paese europeo e diventa sempre più disincentivante per bar e ristoranti». «L'ultimo intervento effettuato l'anno scorso sul codice degli appalti, allo scopo di ridurre alcuni effetti distorsivi - continua il direttore di Confcommercio - ha sortito risultati diametralmente opposti e si è ormai innescato un sistema che costa agli esercizi convenzionati, che erogano ogni giorno un servizio indispensabile per i lavoratori, almeno 500 milioni di euro all'anno. È chiaro che così stanti le cose, una riforma complessivo di questo modello sia non più prorogabile e deve prendere le mosse da alcuni punti chiave: fine dell'affidamento attraverso gare di appalto che riducano il valore nominale del buono pasto lungo tutta la filiera; tetto massimo alle commissioni agli esercenti, con valori analoghi a quelli praticati in altri Paesi europei, rating di affidabilità per le società emettitrici; fondo di garanzia per la tutela dei pagamenti alle imprese convenzionate; contratti chiari e trasparenti tra emettitori ed esercizi convenzionati». «Come Confcommercio - conclude Pasquini - siamo a fianco delle attività colpite, nello specifico, dal fallimento Qui! Group attraverso lo sportello "Sos Buoni Pasto" anche nella sede di Viareggio, tramite cui le imprese associate possono rivolgersi agli uffici per accedere al servizio con il legale di Fipe ed avere assistenza tecnica per il recupero crediti, anche nel caso di procedura fallimentare, con tariffe significativamente vantaggiose». --

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