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02/07/2020

Falco, da ” paladino della legalità ” a doppiogiochista con un mafioso

La Sicilia

Già nel 2015 gli investigatori della Dia di Caltanissetta erano operativi con le intercettazioni e avevano capito lo scenario che si prefigurava per la gara relativa alla realizzazione della nuova ala del Palazzo di giustizia di Caltanissetta. Un appalto aggiudicato con un mega ribasso di oltre il 40% e che poi ha portato al fallimento e allo " svuota mento " delle aziende che si sono succedute nei lavori, rimasti incompleti ad oltre 10 anni di distanza dall ' avvio dell ' iter. Un ' opera da oltre 6 milioni di euro che deve essere ancora ultimata e per la quale, sostengono adesso gli inquirenti, c ' è stato un piano perverso che coinvolgerebbe tutti gli imprenditori raggiunti dall ' ordinanza di custodia emessa dal giudice Graziella Luparello. Un imprenditore, Francesco Scirocco, è finito agli arresti domiciliari, altri sei - i fratelli Giacomo e Michele Iraci Cappuccinello di Caltanissetta, Carlo Giunta, Giuseppe Micali di Messina, Aldo Domenico La Marca di San Cataldo e Gianpiero Falco di Napoli - sono stati invece interdetti dall ' attività imprenditoriale. Per gli inquirenti c ' è stato un piano messo in atto a tavolino per chiusura dei diversi rami di azienda, la stipula di contratti di cessione e il perfezionamento di contatti con la curatela fallimentare. Dalle intercettazioni, sempre dell ' aprile 2015, emergono inoltre - secondo le indagini della Direzione Investigativa Antimafia nissena - attriti all ' interno del Consorzio Virgilio verso i fratelli Iraci Cappuccinello e la gestione degli stessi nei lavori a Caltanissetta. Attraverso le conversazioni captate, è stato ricostruito che il gruppo di imprenditori è andato avanti nell ' in teresse dell ' appalto della nuova ala del Palazzo di giustizia di via Libertà e negli stessi lavori veniva deciso di inserire l ' imprenditore Francesco Scirocco, malgrado a questi era stata notificata la misura della sorveglianza speciale per 4 anni per i suoi rapporti con alcuni soggetti delle cosche mafiose del Messinese. Il prosieguo delle indagini ha portato ad accertare che Gianpiero Falco «mentre faceva proclami sulla legalità e si vantava della propria appartenenza all ' Antiracket della Campania scrive il gip nell ' ordinanza - continuava ad incontrare Francesco Scirocco, da poco sottoposto alla sorveglianza speciale di Ps, in quanto soggetto ritenuto socialmente pericoloso per la sua gravitazione in ambienti mafiosi, e addirittura si adoperava per provocarne la formale assunzione alle dipendenze del Consorzio Virgilio». Altre conversazioni captate dalla Dia hanno portato alla luce come Scirocco, in un periodo in cui era detenuto in carcere per le vicende di mafia, era stato edotto della fase dell ' af fitto del ramo d ' azienda Co.Ro.Im. al Consorzio Virgilio. La vicenda dell ' assunzione di Scirocco, da parte di Falco, per gli inquirenti «è oggetto di una pantomima» da parte dell ' im prenditore campano a partire dalle dinamiche pre assunzione». Lo stesso Gianpiero Falco, infatti, aveva inviato anche una nota alla Procura della Repubblica di Caltanissetta nella quale raccontava in maniera diversa da come sarebbero andate le cose e specificando che l ' assunzione di Scirocco nel Consorzio Virgilio, «sarebbe avvenuta soltanto ed esclusivamente perché gli fu proposto dal suo " consigliere di amministrazione Carlo Giunta nel quale riponeva massima fiducia». Una versione che gli inquirenti hanno però smentito, parlando di rapporti diretti tra Falco, il " paladino della legalità " , e Scirocco, indiziato mafioso. E la Dia fa riferimento a decine di contatti telefonici avvenuti tra i due, tra marzo e giugno 2015, quando Falco avrebbe tentato di fare slittare la scoperta della cattiva gestione degli imprenditori Iraci nel cantiere del Palazzo di giustizia e di nascondere i suoi rapporti con Scirocco, cercando di allontanare i sospetti degli inquirenti. A. A.

Foto: là Dall ' inchiesta sui lavori alla nuova ala del Palazzo di giustizia affiorano legami inquietanti