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01/09/2020

Fagioli, dalla Costa Concordia al Ponte Morandi «La ricostruzione di Genova sia un modello»

QN - Il Resto del Carlino

L'ad Fabio Belli: «In Liguria abbiamo affrontato l'opera con umiltà e silenzio L'azienda ha saputo raggiungere la copertura totale della logistica»
di Alessandra Codeluppi SANT'ILARIO D'ENZA (Reggio Emilia) Il quartiere generale si trova a pochi passi dalla via Emilia, a Calerno di Sant'Ilario d'Enza: a partire dall'antica strada romana la Fagioli spa ha saputo arrivare in ogni continente, con i suoi interventi di raffinata ingegneria che risolvono sfide in apparenza impossibili. Qui, in provincia di Reggio Emilia, la frase di Archimede «Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo» è di fatto realtà. Tra pezzi imponenti da trasportare e ricollocare, in demolizioni o costruzioni di grosso calibro, anche a seguito di emergenze o disastri, la Fagioli spa ha impresso il proprio nome a molte grandi opere in Italia e all'estero. «La tecnologia muove il mondo» era d'altra parte una convinzione del compianto Giovanni Fagioli, fondatore dell'azienda nel 1955. Dai primi trasporti eccezionali, per l'epoca, di un boyler e una campana in bronzo, il nome del gruppo si è legato a imprese sempre più ardue: l'ultima è la ricostruzione del ponte Morandi a Genova, ma ci sono anche il recupero della nave Costa Concordia all'isola del Giglio, la creazione del Mose a Venezia e molte altre. L'ingegnere Fabio Belli, 51enne nato a Mantova e amministratore delegato del gruppo, segue da ormai diciannove anni tutte le più grandi realizzazioni. Belli, qual è il segreto di questa lunga storia imprenditoriale? «L'azienda ha saputo raggiungere la copertura totale della logistica. Siamo gli unici al mondo a fare non solo trasporto, ma anche sollevamento e posizionamento delle componenti più grosse in assoluto che si possano movimentare». Oggi quali sono i settori per voi più strategici e dove avete maggiori richieste? «Siamo certificati come società di ingegneria e operiamo in tanti mercati. Ci sono i trasporti eccezionali, il 10% del nostro fatturato; le spedizioni internazionali, pari al 20%, e le grandi movimentazioni e sollevamenti, opere di alta ingegneria che arrivano al 70%. Siamo attivi nell'oil & gas e lavoriamo molto nelle infrastrutture. E così nel settore energia: sia nelle fonti rinnovabili, soprattutto l'eolico offshore e i ricettori solari - che abbiamo sollevato in Cile, Dubai e India - sia nelle centrali nucleari, per lo smontaggio. Poi cantieristica navale: lavoriamo per Fincantieri, per il varo delle navi da guerra in Italia, Usa e Canada. C'è l'industria mineraria. E anche il settore salvataggio e aiuti umanitari». Cos'ha significato per voi lavorare al ponte Morandi, opera nata da una tragedia e tra molte polemiche? «La Fagioli spa ha dimostrato la capacità trasversale di occuparsi di tutto: siamo stati gli unici coinvolti dall'inizio alla fine, prima nella demolizione e messa in sicurezza, poi nel trasporto di tutti i manufatti al ponte, dove li abbiamo movimentati e sollevati. Abbiamo affrontato l'opera con umiltà e silenzio, concentrandoci sulla sicurezza e l'ambiente, le nostre priorità: anche durante il lockdown non ci siamo fermati ma abbiamo continuato a lavorare rispettando le normative Covid-19». Sulle grandi opere si parla spesso dell'ostacolo burocrazia: lo avete incontrato spesso? «La ricostruzione del ponte di Genova è stata ultimata in due anni perché la tragedia ha veicolato tutti i protagonisti nella stessa direzione. Non dovrebbe essere l'eccezione, ma la regola: Genova può essere un modello a cui ispirarsi per modificare il sistema degli appalti». A che punto sono i lavori per il Mose a Venezia? «Qui abbiamo inventato un sistema per posizionare cassoni e barriere necessari per proteggere la laguna dalle acque alte. Consegneremo la nostra parte di opera entro fine anno». Avete anche 'salvato' dal mare la Costa Concordia naufragata nel 2012. Cosa le è più rimasto impresso di quest'intervento? «Fagioli spa ha fatto la differenza per le competenze dispiegate nel ruotare e poi sollevare la nave, un'operazione complessa in cui era fondamentale tutelare l'ambiente. Completarla è stato un grande motivo d'orgoglio». © RIPRODUZIONE RISERVATA