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13/09/2018

Ex Maddalena, se ne riparlerà nel 2020

Il Gazzettino

PROGETTO AL PALO
ROVIGO Addio Maddalena. Almeno fino al 2020 non se ne parla. E le speranze per Rovigo sono comunque ridotte al lumicino. Oggi alle 12.40 è previsto alla Camera il voto di fiducia sul decreto Milleproroghe e, a scanso di sorprese dell'ultimo minuto, è difficile che possa cambiare quanto già approvato dal Senato ad agosto: il Bando di Riqualificazione delle Periferie è congelato per tutti, Rovigo inclusa. Dopo mesi e mesi di continue illusioni, sia in positivo che in negativo, sembra arrivato lo stop definitivo al progetto di riqualificazione del quartiere Commenda e dell'ex ospedale Maddalena. Il bando risale al 2015 e prevedeva l'erogazione di fondi per la riqualificazione dei quartieri degradati delle città italiane. I Comuni avrebbero dovuto presentare entro date prestabilite dei progetti per risanare parti del proprio territorio, senza dover tirare fuori un solo euro. Rovigo ha presentato all'epoca proprio l'idea di rimettere in sesto il quartiere più grande della città e lo scorso dicembre il sindaco Massimo Bergamin ha firmato l'accordo a Roma davanti a Paolo Gentiloni, ex presidente del consiglio.
STOP AI FONDI
Tutto sembrava andare per il meglio fino allo scorso maggio, quando i proprietari del Maddalena si sono tirati indietro, salvo poi cambiare idea in agosto. Dopo una settimana dall'approvazione in consiglio comunale del nuovo accordo con i partner privati, elemento indispensabile per l'ottenimento dell'approvazione ministeriale del progetto, è stato presentato un emendamento al Senato per bloccare i fondi destinati alle città che non avevano ancora avviato i lavori.
TROPPI RITARDI
Rovigo, in effetti, era ben in ritardo sulla tabella di marcia ma l'Amministrazione ha sempre contato sulla possibilità di qualche deroga temporale, visti i problemi avuti. Le ultime notizie che arrivano da Roma, però, sono drammatiche per Palazzo Nodari. Martedì sera sembrava fosse stato raggiunto un accordo tra Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e Governo, che prevedeva l'erogazione dei fondi almeno per quei Comuni che avessero già presentato un progetto. Cosa che in ogni caso penalizzava la Città delle Rose, visto che non esiste allo stato attuale un progetto definitivo. Ieri mattina, invece, è stato deciso di affidare alla Camera il Milleproroghe così come è arrivato dal Senato, incluso l'emendamento leghista che prevede il congelamento di tutti i fondi. Oggi andrà in votazione con il voto di fiducia e questo significa che le probabilità che possa cambiare qualcosa sono davvero minime.
TUTTO RINVIATO
Rovigo potrebbe quindi vedere quelle risorse statali fra tre anni, ma anche oltre questo periodo è difficile che arrivino visto che allo stato attuale non ha ancora presentato un progetto esecutivo di recupero dell'area. Inoltre il Maddalena, fulcro attorno al quale ruota l'intero progetto, appartiene a privati che non sono disposti a cederlo per meno di due milioni di euro, cifra che il Comune attualmente non ha disposizione e verserebbe solo all'arrivo di quei fondi statali, al momento indisponibili.
BOCCHE CUCITE
Da Palazzo Nodari, intanto, non giunge alcuna considerazione ufficiale da parte del sindaco. A commentare la situazione è il suo vice Andrea Bimbatti, che cerca di mantenere la calma nonostante la burrasca in municipio sia più forte che mai: «Siamo in attesa di capire cosa avverrà - afferma l'assessore forziasta - Il sindaco è in contatto con i colleghi delle altre città e con l'Anci. È inutile parlare prima del tempo».
MAGGIORANZA A RISCHIO
Oggi è previsto un consiglio comunale e la maggioranza pare si possa spaccare sull'emendamento presentato dai centristi vicini a Paolo Avezzù, presidente dell'assemblea. Nel documento, che verrà messo ai voti, viene chiesto di dare mandato al sindaco e alla giunta di esprimere in maniera formale il proprio fermo dissenso contro il blocco dei fondi. Emendamento che viene già stigmatizzato da Stefano Raule, consigliere leghista, che dice che per come si presenta per me non si può votare.
Alberto Lucchin

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