scarica l'app
MENU
Chiudi
12/05/2020

Europa e crisi, la cura è la libertà di impresa

Il Riformista - Massimiliano Salini*

INTERVENTI
L'Ue potrà tornare a crescere se supererà l'impostazione tecnocratica. Ora bisogna puntare sulle imprese mettendo a punto una adeguata politica industriale comune. Che possiamo farcela da soli è una bugia, il virus l'ha confermato una volta per tutte L'Unione europea supererà la crisi e tornerà a crescere dopo la pandemia se riuscirà a battere il virus culturale e politico che da anni ne indebolisce l'azione, lasciando indifese le imprese, i veri gangli vitali del tessuto socio-economico continentale. Il futuro dipenderà da quanto la leadership saprà smarcarsi da un'impostazione tecnocratica fortemente condizionata dalla visione mercatista, finanziaria e iper ambientalista, che trova i suoi campioni in alcuni paesi del Nord Europa. Il timone politico va ripreso in mano con forza, virando seguendo rotte coraggiose, che rimettano anzitutto al centro la libertà d'impresa e la sua connaturata capacità di generare innovazione, tratto di eccellenza delle imprese, grandi, medie e piccole, che costituiscono la dorsale del nostro sistema produttivo. L'Italia è la seconda manifattura del continente, mentre sul piano qualitativo continua a primeggiare. Una vivacità che trova riscontro nel tasso dei brevetti, per il quinto anno consecutivo tra i più alti d'Europa (+1,2% rispetto ad una media dello 0,9%), con la Lombardia in testa alle richieste di registrazione degli inventori italiani (1.493 sulle 4.456 dell'intero paese, +6,2% nel 2019). Tutto questo oggi è messo drammaticamente a rischio dalla crisi coronavirus. Tra marzo e aprile la produzione industriale italiana è crollata del 50% mentre le previsioni della Commissione per il 2020 indicano una caduta del Pil pari al 7,4% in Ue, in Italia del 9,5%. Per risollevarci non basteranno le migliaia di miliardi di liquidità stanziati dalle istituzioni europee con l'obiettivo di scongiurare fallimenti e chiusure. Occorrerà orientare questo sforzo enorme elaborando un'adeguata politica industriale comune. Da anni a Bruxelles combattiamo la battaglia per aumentare la quota del Pil europeo prodotto dalla manifattura. L'obiettivo del 20%, per altro ancora lontano, forse non rende l'importanza della scommessa. Per mettere a fuoco la posta in gioco, è utile ricordare che oltre il 60% degli investimenti in ricerca e sviluppo proviene dall'industria, la leva su cui agire per agganciare stabilmente la ripresa. La capacità di innovare è indissolubilmente legata alla libertà d'intraprendere. Per questo in Italia insistiamo sull'urgenza di una maxi opera di sburocratizzazione dello stato, eliminando codice degli appalti e autorizzazioni preventive, mentre in Europa lottiamo affinché la Commissione moltiplichi le azioni a sostegno delle imprese, inserendole in un quadro organico. Da dove partire? I fronti di lavoro sono innumerevoli. Ma se messi a fuoco con realismo, possono trovare un riconoscimento trasversale tra forze politiche, anche distanti fra loro. Due esempi. Tra i settori strategici colpiti dalla crisi c'è la siderurgia, che ha visto crollare la domanda di acciaio di oltre il 50%: ordinativi in picchiata, tagli alla produzione e riduzione dei turni di lavoro. Un problema generale che rischia di infliggere un colpo mortale al settore, travolgendo l'intera filiera, costituita da migliaia di Pmi. I paesi extraeuropei inondano il mercato unico, in particolare la Turchia, con quantitativi di acciaio a basso costo, insostenibile per le nostre aziende che da anni ne subiscono la concorrenza sleale: per questo ho inviato una lettera urgente al Commissario al Commercio Phil Hogan chiedendo di tagliare drasticamente, alla luce della pandemia, le quote di importazione di acciaio da paesi terzi. L'iniziativa ha ricevuto un'adesione bipartisan: 70 eurodeputati dei principali gruppi del Parlamento Ue hanno deciso di sottoscriverla. In qualità di relatore del nuovo Programma spaziale europeo, ho inoltre proposto al Commissario al Mercato interno Thierry Breton una road map di emergenza a sostegno dell'aerospazio, che rischia di perdere un miliardo di euro di ricavi e che in Italia vanta campioni nazionali della statura di Leonardo, oltre a centinaia di Pmi ultra innovative disseminate nei distretti. Si tratta di un settore chiave, reso ancora più strategico dalla terribile epidemia Covid-19: proprio i sistemi satellitari Ue sono tra i migliori del mondo, producono dati di geolocalizzazione dalle potenzialità enormi, e potrebbero essere sfruttati per il tracciamento dei pazienti positivi e prevenire la diffusione delle epidemie. Due progetti pilota anti-Covid basati sulla tecnologia satellitare che ho presentato al Parlamento Ue hanno visto la condivisione dei deputati di altri paesi europei, segnale di consapevolezza dell'importanza della collaborazione e dell'unicità del momento storico. Si tratta di proposte puntuali, che però suggeriscono chiaramente l'identikit e l'impostazione generale di una manovra pluriennale europea di ampio respiro, votata alla rinascita e al rilancio di una vera politica industriale, che mobiliti risorse nel solco ormai condiviso del Green deal ma senza derive ideologiche, valorizzando cioè la propensione all'innovazione delle imprese: proprio quelle italiane, al top in ricerca e sviluppo, sono un modello globale di sostenibilità ambientale. Serve l'impegno di tutti. E la certezza che la volontà politica può fare la differenza. L'Europa lo ha già dimostrato. Non tutti lo ricordano (quando un problema è risolto, l'opinione pubblica tende a rimuovere) ma fino allo scorso anno la più grande minaccia alla siderurgia europea era rappresentata dalla Cina: ebbene, è stata arginata grazie ad un intervento coordinato delle istituzioni Ue, che tra Commissione, Parlamento e Consiglio, sono riuscite a mettere a punto un regolamento antidumping efficace. Questa Europa è piena di difetti ed egoismi, va ricostruita e ripensata. Ma la crisi coronavirus ha messo definitivamente all'angolo chi alimenta l'illusione dell'indipendenza dall'euro e continua a raccontare bugie sostenendo che possiamo farcela da soli. *Europarlamentare di Forza Italia