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08/05/2021

Estorsioni nei cantieri edili A Bari scacco al clan Parisi

Corriere del Mezzogiorno - Angela Balenzano

L'inchiesta
Ordine di carcerazione per sedici affiliati, tra i quali due storici capiclan
Condanne irrevocabili per sedici affiliati ai clan Parisi e Palermiti che gestiscono il «business» illegale al quartiere Japigia di Bari, roccaforte incontrastata. I poliziotti della squadra mobile hanno notificato ieri i provvedimenti di pena definitivi, tra i 3 mesi ai 13 anni di reclusione, in seguito alla sentenza della Cassazione emessa nei giorni scorsi nell'ambito del procedimento penale «Do ut Des». Tra i destinatari del provvedimento i due boss Savino Parisi e Eugenio Palermiti. L'inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Bari, che nella primavera del 2016 portò all'arresto di 31 persone, ha riguardato le estorsioni ai cantieri edili del rione Japigia e della provincia di Bari. Gli imputati sono ritenuti colpevoli, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di armi, lesioni personali, violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici, furto, illecita concorrenza con minaccia e violenza e favoreggiamento. Le indagini riuscirono a decapitare un sistema che controllava il settore degli appalti svelando meccanismi di controllo da parte dell'organizzazione dei cantieri edili e di un sistema estorsivo che, oltre alle modalità classiche, imponeva di subappaltare i lavori a imprese «amiche». I poliziotti della mobile hanno documentato «l'operato criminale del clan Parisi» che attraverso «il capillare e sistematico controllo del territorio ha gestito in situazione di monopolio numerose attività illecite. L'egemonia del clan nell'area di influenza - spiegano gli inquirenti - era sviluppata in maniera variegata, anche attraverso il monitoraggio e la gestione degli alloggi di edilizia popolare e, soprattutto, attraverso l'infiltrazione all'interno dei cantieri edili». Agli atti dell'inchiesta ci sono le dichiarazioni di imprenditori taglieggiati ma anche comportamenti evidenti di altri imprenditori edili «che interagivano direttamente e senza alcuno scrupolo, con i vertici del clan pur di ottenere commesse ed impiego alterando in maniera significativa le regole del mercato e della libera concorrenza». Ed ancora gli inquirenti della Dda documentarono come l'organizzazione criminale si «insinuava, sfruttandola, nell'attività dell'imprenditoria edile barese, finendo per operare scelte aziendali di rilievo, imponendo ditte di fiducia o addirittura imprese mafiose determinando - spiegano ancora gli investigatori - indirettamente anche i prezzi di forniture e opere, sui quali poi pretendere una percentuale, secondo un preliminare accordo sinallagmatico». Le estorsioni venivano realizzate o tramite una insistente richiesta di pizzo (il più delle volte dietro minacce e talvolta con violenza fisica) o attraverso l'assunzione di una guard i a n o ( d e l ca n t i e re e d i l e ) scelto tra gli uomini di fiducia del sodalizio criminale, oppure attraverso «un sistema articolato di relazioni degli appartenenti al clan Parisi con gli imprenditori del settore edile. Si trattava, in altre parole, di un sistema estorsivo che includeva il coinvolgimento di «imprese amiche» e che consentiva alla cosca mafiosa di «lucrare sui ricavi dei subappaltatori imposti e che avevano ottenuto la commessa». Sulle competenze dei gruppi riconducibili al clan Parisi, il gip nell'ordinanza di custodia cautelare parlava di «sistema dei quartieri». Un aspetto che è stato «plasticamente ricostruito» da un collaboratore di giustizia. Il pentito rivelò agli inquirenti che «mettendo una persona della zona (il riferimento era ai guardiani dei cantiere imposti dal clan, ndr) sa che stai tranquillo, non subisci furti e non hai problemi. Non puoi aprire un cantiere a Japigia e mettere un guardiano del Libertà, non esiste. Come non puoi aprire un cantiere al Libertà e mettere un guardiano di Japigia. Apri il cantiere a Carrassi? Metti uno dei Diomede. Apri il cantiere al Libertà? Metti uno degli Strisciuglio». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il fatto

● Sono sedici gli ordini di carcerazione eseguiti ieri dalla polizia nei confronti di affiliati alle cosche Parisi e Palermiti del quartiere Japigia di Bari. Il procedimento penale è il «Do ut des» che nel 2016 portò a 31 arresti ● Al centro delle indagini ci sono le estorsioni ai cantieri edili e al pizzo imposto agli imprenditori sotto diverse forme. Anche imponendo «imprese amiche»

Foto: I personaggi Nelle foto da sopra i due capiclan della criminalità barese, Savinuccio Parisi ed Eugenio Palermiti Sono in carcere


Foto: I controlli La polizia e le altre forze dell'ordine controllano con molta frequenza i quartieri di Bari, come Japigia e Libertà, dove l'influenza della malavita è molto forte