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09/02/2021

Espropri di 40 anni fa La battaglia all’atto finale

Eco di Bergamo - Niall Ferri

Morengo Nei prossimi mesi sarà quantificato il risarcimento dovuto ai privati a cui furono tolti i terreni per un'area industriale
«Di risorse per far fronte a questa situazione, al momento, non ce ne sono. È chiaro che il bilancio dovrà tener conto di questa incombenza. Prima ancora, però, dovremo provvedere a mettere in sesto l'ente per via di un'eredità di certo non facile da gestire».

A parlare è Amilcare Signorelli, sindaco di Morengo, il piccolo centro bergamasco che, per circa 40 anni, è rimasto al centro di un'annosa battaglia legale giunta ormai alle battute finali. Un'intricata vicenda giudiziaria che ha visto il Comune oscillare prima dalla parte della ragione e, successivamente, a quella del torto. Nei prossimi mesi verrà quantificato l'ammontare del risarcimento che l'ente guidato da Signorelli dovrà corrispondere ad alcuni proprietari di terreni nella zona Pip che, nei primi anni Ottanta, furono espropriati dall'allora primo cittadino Giovanni Paolo Agliardi determinato, in base alle esigenze dell'epoca, a dare impulso alla creazione di una zona artigianale e industriale sul territorio di Morengo, ancora oggi cuore produttivo del paese. Alcuni di loro decisero di opporsi alla decisione dell'amministrazione dando origine a un'infinita battaglia legale che, ancora oggi, riecheggia nelle aule di tribunale. Ma andiamo con ordine: era il 10 maggio del 2017 quando al Comune di Morengo giunse la comunicazione che la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso promosso da alcuni proprietari dei terreni espropriati i quali, un mese più tardi, avrebbero chiesto all'ente di corrispondere «quanto dovuto» poiché, in caso contrario, si sarebbe provveduto a riassumere il giudizio avanti la Corte d'Appello. Un atto a cui, il 23 agosto successivo, la giunta comunale (presieduta dall'ex sindaco Alessandra Ghilardi) si oppose costituendosi innanzi la Corte d'Appello di Brescia. «Tra il 2014 e il 2016 - spiega l'ex sindaco Ghilardi - vincemmo, come Comune, il secondo grado di giudizio determinando, per l'ente, una posizione di vittoria nell'ambito di questa vicenda. Dopodiché, nel 2017, seguì l'impugnazione della sentenza. Una situazione complicata per cui trovai opportuno, da sindaco, lasciare a garanzia un terreno che, oggi, è stato inserito nel piano delle alienazioni per 400 mila euro». Difficile, ora come ora, ipotizzare l'ammontare dell'indennizzo la cui cifra, si presume, potrebbe addirittura contare sei zeri. Nel frattempo, la Corte di Cassazione si è rivolta alla Corte d'Appello in modo da stabilire il «quantum» dovuto, che dovrebbe essere reso noto verso l'estate. Intanto la squadra di Signorelli è al lavoro per recuperare le risorse necessarie per non farsi trovare impreparata in vista dell'ingente esborso di denaro. «Sicuramente - aggiunge il primo cittadino - per poter far fronte a questa spesa saremo costretti ad accendere un mutuo. Nel frattempo, cerchiamo di inserire tutto ciò che riusciamo a recuperare in un apposito fondo vincolato, cosa che le altre amministrazioni non hanno fatto a eccezione di quella guidata da Radavelli che aveva messo da parte circa 130 mila euro. Soldi che il sindaco Ferrari ha pensato bene di spendere in avvocati mentre Ghilardi non ha messo da parte un centesimo».

Intanto è andato a vuoto il bando per l'alienazione di una delle proprietà comunali, la strada Maggiolina, in vendita per 193 mila euro. «La norma che prevede la formazione di un fondo in vista di possibili soccombenze in giudizio - aggiunge l'ex sindaco - è stata emanata nel 2018, pertanto, come sindaco di un Comune proveniente da una causa vinta avrei dato origine a un danno erariale. Ad ogni modo, per prudenza, nel 2017 sono state riviste le compravendite effettuate negli anni Ottanta per quantificare il valore dei terreni a quell'epoca. La strada per uscire da questa vicenda serenamente, e senza sborsare un euro, è già stata tracciata».