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01/09/2020

«Eravamo in emergenza Vittime anche di truffe»

QN - Il Giorno

MILANO «Ricordo ancora le foto dei medici che utilizzavano i sacchetti della spazzatura al posto dei camici». Sono le parole con cui l'ex dg di Aria Filippo Bongiovanni descrive ai pm Luigi Furno, Paolo Filippini e Carlo Scalas, titolari dell'inchiesta sul caso camici con l'aggiunto Maurizio Romanelli, i drammatici giorni quando, ai primi di marzo, l'epidemia di Covid era nel pieno e le vittime già tante. Bongiovanni, indagato con il Governatore lombardo Attilio Fontana, il cognato dello stesso Fontana e patron della Dama Spa Andrea Dini e una dirigente della centrale acquisti regionale, ha spiegato che per l'emergenza era stato assegnato ad Aria «il compito di provvedere agli acquisiti necessari». Si è proceduto a «contattare i fornitori abituali ma siamo stati sommersi di richieste di approvvigionamento di Dpi», i dispositivi di protezione individuale. «La Protezione Civile - ha aggiunto - inizialmente ci ha prospettato la possibilità di darci una mano ma questa strada non si è concretizzata». Il manager, che ora ha un nuovo incarico, ha aggiunto che data la situazione aveano «accantonato le procedure ordinarie di acquisito, che per noi rappresentavano una garanzia, avvalendoci delle deroghe al codice degli appalti. Ai magistrati l'ex ufficiale della Gdf (che ha lasciato nel 2006) ha elencato «le richieste quotidiane»: 800 mila mascherine, 300 mila camici Dpi e altrettante tute impermeabili. «Non vi erano scorte a disposizione - ha proseguito -. Le prime gare che abbiamo tentato di fare sono andate deserte». In quei giorni, ha ricordato, i medici per proteggersi usavano «I sacchetti della spazzatura al posto dei camici» e per far capire il clima da guerra di quel periodo ha affermato che «eravamo presenti in sede (di Aria, ndr.) solo in 5 persone, io e i miei collaboratori». «Siamo arrivati ad effettuare - va avanti Bongiovanni - pagamenti anticipati pur di riuscire a far fronte alle richieste. Per questo motivo ci siamo esposti a truffe». Per tanto ha anche sporto «denunce che hanno portato al sequestro del denaro provento del reato» e al recupero dei soldi da parte di Regione Lombardia che, «in questo contesto (...) ha istituito una task force per aiutare le aziende locali a riconvertire la produzione per poter fornire i dispositivi che non riuscivamo ad ottenere con nessun mezzo». l'ex dg di Aria ha tenuto a dire di essere intervenuto solo in una riunione di questa task force in quanto «partecipavano anche imprese private» e per lui era «opportuno tenere le distanze poiché sarebbero state le mie controparti contrattuali». Ma il 16 aprile l'affidamento diretto a Dama della fornitura di camici e Dpi per oltre mezzo milione di euro e poi l'inchiesta giudiziaria. Inchiesta che da settimana prossima riprenderà dopo la pausa estiva. Re.Mil. © RIPRODUZIONE RISERVATA