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14/04/2021

«Eraclea, il Comune non fu sciolto nonostante motivazioni precise»

Corriere del Veneto - Alberto Zorzi

Mafia in Veneto
L'allarme di Cherchi: qui il fenomeno è presente, non solo infiltrazioni indi Sarà necessaria un'enorme vigilanza e prevenzione sui fondi del Recovery Plan ellicani Bisogna semplificare alcune procedure sugli appalti man on mollare sui controlli Problemi Il capo dei pm: servono più forze, attenzione alla droga e ai paradisi fiscali
Parte dicendo che «il sistema istituzionale ha funzionato, per esempio le prefetture». Ma poi si toglie un macigno dalle scarpe. «Qualche piccolo sbandamento c'è stato - spiega il procuratore capo di Venezia Bruno Cherchi - non posso non ricordare che il Comune di Eraclea non è stato sciolto e penso sia un unicum , perché c'era stata un'indicazione dal territorio puntuale, precisa e motivatissima. E' stata un'inchiesta di grandissimo rilievo e ci sono già state le prime condanne». Anche quella dell'ex sindaco e vicesindaco Graziano Teso, ricorda il deputato Pd Nicola Pellicani, che ieri sera ha riunito a parlare di mafie in Veneto Cherchi e l'ex presidente della commissione parlamentare Antimafia (dal 2013 al 2018) Rosy Bindi. Anche quest'ultima si è detta stupita per la vicenda: «Lo scioglimento, come abbiamo spiegato tante volte, è una misura di prevenzione - ha detto - In ogni caso non si deve pensare che questa "decapitazione" abbia eliminato la presenza delle organizzazioni criminali». Cherchi è partito proprio da quello che la commissione guidata da Bindi scrisse sul Veneto: ovvero che il fenomeno mafioso era stato sottovalutato da tutti. «Si pensava che al massimo ci fosse qualche infiltrazione, invece abbiamo scoperto che c'era una forte presenza - ha proseguito il procuratore, che guida la Dda laguna da metà 2017 Nell'arco di due anni abbiamo eseguito oltre duecento arresti, ma gli indagati sono molti di più. Dopo anni di insufficiente attività della magistratura e delle dell'ordine, abbiamo cambiato». Un problema è anche quello delle forze in campo. «Il contrasto alla criminalità organizzata passa attraverso i "vecchi metodi" sul territorio, con il maresciallo che gira per i bar - ha detto Cherchi - La politica ci deve aiutare dandoci più risorse, perché questo tipo di indagini e di processi sono lunghi: quello sui casalesi sta paralizzando il tribunale per mesi». Il magistrato ha anche «spronato» la «società civile». «Vanno bene convenzioni o accordi, ma non bastano», ha spiegato. Sono stati proprio Bindi e Pellicani a tirare in ballo la politica, anche in vista della montagna di miliardi che arriverà con il Recovery Plan. «Sarà necessaria un'enorme vigilanza e sarà fondamentale la prevenzione - ha spiegato l'ex parlamentare - Quando sento parlare di sospensione del codice degli appalti mi preoccupo molto». «Bisogna alzare il livello di guardia - ha concordato Pellicani - Non è vero che il codice degli appalti ha rallentato le procedure: bisogna semplificare qualcosa, ma non mollare sui controlli». «La politica è centrale perché fa le scelte ha spiegato Cherchi - Se ogni Comune controlla i suoi appalti buona parte del lavoro è fatto. L'intervento penale dev'essere l'ultimo». Il procuratore ha poi sollevato altre due questioni legate alle mafie e alla difficoltà delle indagini. «La prima è la droga, il Veneto ne è invaso e viene non solo dalle organizzazioni criminali nostrane, ma anche da stranieri come i nigeriani, gli albanesi, ora anche i cinesi - ha concluso - L'altra sono i paradisi fiscali: le nostre indagini si fermano perché alcuni Paesi non rispondono alle rogatorie. E ora, con la Brexit, temo che anche l'Inghilterra possa diventare difficile». Ieri intanto in aula bunker i pm Patrizia Ciccarese e Andrea Petroni hanno chiesto oltre 150 anni per 25 degli 84 imputati dell'inchiesta Taurus nel Veronese. Otto gli anni chiesti per il 55enne veneziano di Mira Gabriele Baldan, accusato di spaccio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: In videoconferenza Nicola Pellicani, il procuratore capo Bruno Cherchi e Rosy Bindi