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02/08/2018

Enti divisi sui mecenati Tomasi: una risorsa Antoniacomi: durerà?

Corriere del Trentino

L'analisi
Pellerey (Fai) «I nostri finanziatori li conosciamo uno ad uno. Per noi è una grande opportunità»
La «chiamata alle arti» per «contribuire a rendere l'Italia più bella» viene giudicata positivamente da chi, dai mecenati che hanno deciso di aderire (in totale, finora, 8.366), ha ricevuto contributi importanti per la realizzazione dei propri progetti. L'Art bonus è uno strumento interessante perché «capace di creare una sensibilità culturale» secondo il direttore dell'Archivio provinciale di Trento Armando Tomasi, mentre il dirigente della biblioteca comunale del capoluogo non nasconde le sue perplessità: «Fino a quando - si chiede Giorgio Antoniacomi - uno Stato in difficoltà come il nostro nella raccolta dei tributi potrà permette r s i d i d e f i s ca l i z z a re i n maniera così significativa delle elargizioni liberali?». La raccolta fondi della biblioteca non ha avuto successo, «ma non perché non ci abbiamo creduto» chiosa il dirigente. È una questione di «appeal»: l'Art bonus funziona meglio per altri soggetti. «Un'eventuale donazione non aggiunge e non toglie nulla al budget a nostra disposizione, siamo una struttura comunale, dipende dalla normativa sugli appalti - spiega Antoniacomi - l'adesione è stata intesa più come un adempimento». Ciò detto, da operatore culturale il direttore della biblioteca intravede comunque due limiti nell'Art bonus: «In Italia non abbiamo una grande tradizione culturale di mecenatismo - osserva - I soldi delle donazioni, inoltre, per una gran parte sono persi dallo Stato: la coperta è già molto corta, non so fino a che punto una misura di questo tipo possa avere futuro». È proprio questa «sensibilità culturale» che l'Art bonus contribuisce a creare, invece, secondo Tomasi: «I beni culturali sono beni collettivi - chiosa il direttore dell'Archivio provinciale - è interessante, dunque, che chi ne fruisce, cioè il cittadino, possa avere una partecipazione da protagonista». Nel caso dell'Archivio, a incontrarsi al Gruppo Amici velivoli storici sono state la passione per l'aeronautica di Mario Federighi, presidente di Farmigea e la competenza di Neva Capra, responsabile delle collezioni del Museo Caproni: i 195.000 euro donati dall'azienda specializzata in oftalmologia hanno consentito di acquisire, a fine aprile, l'archivio di proprietà degli eredi di Gianni Caproni, che era depositato dal 2015 nelle strutture provinciali. «Carteggi di natura aziendale, amministrativa e familiare - spiega Tomasi - ma anche una cospicua serie di elaborati fatti a mano, a china, su carta lucida raffiguranti prototipi e velivoli prodotti in maniera seriale dai primissimi anni del Novecento fino al secondo dopoguerra». I primi passi dell'aeronautica insomma. «Un patrimonio unico a livello mondiale». Sono stati soprattutto privati cittadini, invece, a rendere possibile il restauro conservativo degli affreschi trecenteschi sul tema della guerra e delle arti militari e l'adeguamento dell'impianto elettrico della Casa delle guardie del castello di Avio, di proprietà della Provincia ma in concessione al Fai. «I nostri mecenati li conosciamo uno a uno e li coinvolgiamo molto - fa sapere Alberica Pellerey, responsabile dell'area medi e grandi donatori del Fondo ambiente italiano - si tratta di una grandissima opportunità per loro e per noi: a oggi per i beni che gestiamo abbiamo raccolto più di 800.000 euro». Ad Avio, addirittura 23.600 più del necessario: «Sono comunque vincolati al bene e per il castello saranno investiti, decideremo come - evidenzia Pellerey - il nostro progetto è ora al vaglio della Soprintendenza, fra due o tre mesi potremo partire con i lavori». Anche per il Mart l'Art bonus è un'«opportunità per aprirsi all'esterno» come spiega Ornella Dossi, referente per i progetti speciali dell'area educazione: «Finora abbiamo sempre utilizzato i finanziamenti interni - sottolinea - ma ci è sembrato importante sfruttare questa possibilità». Al punto che, accanto alla raccolta fondi lanciata a marzo per il progetto che consentirà a ciechi o ipovedenti di esperire concretamente le più importanti opere pittoriche delle collezioni tramite riproduzioni in rilievo, il Mart ne ha appena aperta un'altra per la valorizzazione del Fondo Mansutti e Miozzo. «Speriamo di riprodurre "Le figlie di Loth" di Carlo Carrà già all'inizio del 2019» auspica Dossi. E. Fer. ossi Come Mart vogliamo valorizzare il Fondo Mansutti e Miozzo. Lo strumento è utile l direttore I beni culturali sono beni collettivi. È interessante che il cittadino possa partecipare

Foto: Gettonato I faldoni conservati nell'Archivio provinciale di Trento: l'ente ha ottenuto 195.000 euro di contributi (Foto Rensi/Nardelli)

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