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02/10/2021

Eni & C, corsa all’eolico offshore

MF - ANGELA ZOPPO

SONO PIÙ DI 50 I GRUPPI CHE HANNO MANIFESTATO INTERESSE ALL'INVITO PUBBLICO DEL MITE
I tecnici di Cingolani sono al lavoro sui progetti. Dal Gse il nuovo bando rinnovabili da 4.825 MW Intanto è finalmente pronto il Pitesai, il piano per individuare le aree idonee alle attività oil & gas
Ci sono Eni, Saipem, Fincantieri, e poi Agnes (Qin'x), Ansaldo Energia, Edison, Erg, Falck Renewables, Sorgenia, Vestas, etc. Sono solo alcuni dei gruppi e consorzi industriali che corrono per l'eolico offshore, dopo l'invito pubblico del ministero della Transizione ecologica. Gli incontri bilaterali per esaminare i singoli progetti presentati sono appena partiti, preceduti da una riunione plenaria con il capo di Gabinetto Roberto Cerreto, convinto che l'offshore sia uno dei passaggi che porteranno alla transizione energetica. Ma quasi in contemporanea, il ministero di Roberto Cingolani ha anche sbloccato il Pitesai, il piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, che individua dove si potranno ancora portare avanti le attività oil & gas. Il piano ora passa alla Conferenza unificata. «È stato un lavoro condotto con grande attenzione e in tempi ristrettissimi, dato che gli ultimi commenti da parte di Enti locali e Regioni sono giunti in prossimità del 14 settembre, scadenza della consultazione pubblica nella fase di Valutazione ambientale strategica», ha detto Cingolani. «Il piano potrà ora essere affinato con il confronto durante i lavori della Conferenza unificata, per giungere il prima possibile all'intesa prevista per l'adozione». È la fine del lungo stop imposto dal decreto cosiddetto blocca-trivelle, che secondo i sindacati di settore ha rischiato di compromettere definitivamente le estrazioni in Italia con ripercussioni sul polo ravennate, Basilicata e Sicilia. Ma non è un libera-tutti. «Nel frattempo il Mite non autorizzerà alcuna nuova attività estrattiva e di ricerca», ha chiarito Cingolani. Resta inteso che l'addio alle commodity fossili è deciso. Non sorprende, quindi, che Pitesai e avvio dei lavori per accelerare l'eolico offshore siano arrivati negli stessi giorni, quasi il secondo dovesse bilanciare il primo. Le manifestazioni di interesse raccolte dal Mite a realizzare parchi eolici in mare sono state 64. Escludendo Wwf, Legambiente e Greenpeace, e da associazioni di settore (Anev, Elettricità futura, Cna, Cgil, Politecnico di Torino, Owemes), le imprese e i consorzi industriali che si sono fatti avanti sono 55. Sono invece 16 le proposte arrivate già complete dei progetti per la realizzazione di specifici impianti offshore flottanti. Per tutte valgono i criteri della «minimizzazione degli impatti ambientali, la celerità della realizzazione e il dimensionamento ottimale sotto il profilo della produzione energetica». La collocazione oltre 12 miglia dalla costa, inoltre, viene considerata un parametro che può ridurre al minimo gli intoppi autorizzativi che spesso bloccano l'installazione degli impianti rinnovabili a onshore. «A tal fine», spiegano dal Mite, «sarà anche fondamentale l'apporto di Terna per minimizzare l'impatto derivante dalla messa a terra dei cavi di trasporto dell'energia elettrica prodotta». Sempre in tema di rinnovabili, ieri il Gse (Gestore dei servizi energetici), ha pubblicato il nuovo bando per gli incentivi alle fonti rinnovabili, mettendo a disposizione degli operatori oltre 4.825 MW di potenza per la costruzione degli impianti. Per eolico e fotovoltaico, sono disponibili 3.312 MW attraverso le aste, e altri 260 MW con i registri, per un totale di oltre 3.572 MW. Sul fronte idroelettrico, invece, il bando prevede 124 MW: 104 MW per le aste e 20 MW per i registri. Inclusa anche la potenza non assegnata nelle precedenti gare, per altri 2.485 MW. Lo schema di Decreto legislativo di recepimento della direttiva europea, cosiddetta Red II, prevede che tutta la potenza non assegnata con i precedenti bandi possa essere recuperata e riassegnata nel corso del 2022. ll bando del Gse riguarda inoltre i rifacimenti degli impianti eolici e idroelettrici già esistenti, per un totale di 589 MW. Per aderire c'è tempo fino alle 12 del 30 ottobre prossimo. Intanto, Eni e l'Irena, l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, hanno firmato un accordo di partnership triennale, per collaborare nella promozione delle rinnovabili e per accelerare la transizione energetica, in particolare nei Paesi esportatori di fonti fossili. L'accordo è stato sottoscritto dall'ad Claudio Descalzi e dal direttore generale di Irena, Francesco La Camera.(riproduzione riservata)

Foto: Roberto Cingolani