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01/06/2021

Energia: agitazione a oltranza contro le esternalizzazioni

Gazzetta di Mantova - Monica Viviani

Viapiana (Filctem Cgil): «Ormai è conto alla rovescia per lo sciopero generale» Pronti a incrociare le braccia in 590 tra dipendenti di centrali, Enel, Tea e Sicam il codice degli appalti
Monica VivianiLo avevano minacciato e ora ci siamo: i lavoratori del comparto elettrico-gas-acqua sono in stato di agitazione e ci rimarranno finché governo e Parlamento non procederanno a tirare una riga sulle esternalizzazioni previste dall'articolo 177 del Codice degli appalti. Se non accadrà «sarà sciopero già nelle prossime settimane» annuncia Alessandra Viapiana, segretario con delega al settore della Filctem Cgil di Mantova. Con l'attivazione della procedura di raffreddamento e conciliazione firmata giovedì dalle segreterie nazionali di Filctem, Femca e Flaei Cisl, Uiltec Uil, è scattato il conto alla rovescia per la mobilitazione che entro fine giugno vedrà scioperare solo nella nostra provincia 590 lavoratori tra quelli impiegati nelle centrali di Sermide, Ostiglia, Ponti sul Mincio, quelli di Enel Distribuzione, di Tea Gas Acqua e di Sicam. Spiega Viapiana che l'articolo 177 del codice degli appalti «prevede un obbligo di esternalizzazione di almeno l'80% delle attività riferite alle concessioni non avute con gara, a far data dal 1° gennaio del 2022». Dopo una serie di proroghe alla sua entrata in vigore e mentre si è in attesa del giudizio della Corte Costituzionale previsto per l'autunno, per i sindacati ora non basta più un semplice rinvio e chiedono alla politica un impegno per arrivare allo stralcio definitivo.«Prima che il governo possa pensare a nuove proroghe - chiarisce la sindacalista - apriamo uno stato di agitazione generale perché l'obiettivo non può essere l'ennesima proroga, ma un cambiamento totale di una norma che rischierebbe di destrutturare servizi essenziali e fondamentali per l'intero Paese».E se sono mesi che «la Filctem è in prima linea in questa battaglia a difesa dei lavoratori, delle loro professionalità e a difesa delle competenze che questa norma tende a smantellare» è anche perché il rischio, in base ai dati forniti dalle aziende, è di circa 150mila esuberi su tutto il territorio nazionale. Esuberi che corrispondono a oltre il 60-65% degli attuali lavoratori con ripercussioni a effetto domino «non solo per le realtà della distribuzione ma anche per le strutture delle eventuali holding o corporate delle società, con il coinvolgimento quindi anche dei lavoratori delle attività ancillari o di staff a cui il servizio si appoggia». Insomma «una vera e propria destrutturazione di soggetti industriali con competenze, qualità e sicurezza del lavoro di comprovata eccellenza, una scelta senza alcun senso logico» aggiunge ancora la segretaria FIlctem. E l'appello ai parlamentari mantovani lanciato solo pochi gioni fa dalle pagine della Gazzetta? «La politica, anche quella mantovana interrogata più volte, ha sempre sostenuto l'iniquità della norma e che la stessa dovesse essere cambiata - risponde - Quindi chiediamo un'assunzione di responsabilità che sia di prospettiva su aspetti così rilevanti per la tenuta energetica e dei servizi pubblici essenziali. Sarebbe inoltre opportuno non procedere di proroga in proroga, ma con uno stralcio definitivo».Parliamo di servizi mai venuti meno in questo anno terribile di pandemia e di un comparto dove inoltre «sono già previsti miliardi di euro di investimenti privati dai vari piani industriali delle aziende dei settori interessati, ai quali si andranno ad aggiungere, probabilmente, quelli dei piani di incentivo previsti dal governo». Investimenti che «riteniamo servano a uno straordinario ammodernamento delle reti, condizione indispensabile per garantire il proseguimento della transizione energetica in coerenza con quanto definito nel Pnrr». Prima però, conclude Viapiana, «chiediamo il definitivo cambio di questo articolo che mina un intero mondo industriale e le vite dii tanti lavoratori». --