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18/10/2018

Emergenza Cas, la Prefettura cancella due attivazioni

L'Arena di Verona

RICHIEDENTI ASILO. Non apriranno quelli affidati alla coop San Francesco con il bando in scadenza a dicembre
Erano previsti Caprino e San Giovanni Ilarione. I sindaci soddisfatti: «Ha prevalso il buonsenso». Tra i motivi la scelta di luoghi troppo isolati e la scarsità di nuovi arrivi
Richiedenti asilo: la Prefettura cancella i nuovi Centri di accoglienza straordinaria che la cooperativa sociale San Francesco avrebbe dovuto aprire a Caprino e a San Giovanni Ilarione. Con una comunicazione inviata ai sindaci Paola Arduini (Caprino) e Luciano Marcazzan (San Giovanni Ilarione) il vice prefetto vicario Angelo Sidoti informa che non si procederà all'attivazione dei due Cas previsti dopo l'ultimo bando per l'affidamento del servizio di accoglienza e assistenza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale. Il bando, valido dal primo giugno al 31 dicembre 2018, in forza delle disponibilità individuate da privati dalla cooperativa San Francesco, avrebbe destinato a Caprino «tra le 25 e le 35 persone», ricorda il sindaco Arduini, mentre a San Giovanni Ilarione ne erano stati destinati 30.Ora, però, c'è il dietrofront: su Caprino la Prefettura ha posto l'altolà a nuovi Cas prendendo atto del dissenso dell'amministrazione comunale e per «non gravare eccessivamente il territorio di Caprino con un ulteriore Cas (ce ne sono attivi già due, ndr) che andrebbe a collocarsi a poca distanza da quelli già esistenti e potrebbe innescare negativi riflessi sul piano della normale convivenza della cittadinanza che non ha mostrato una marcata opposizione agli strumenti di accoglienza posti in essere ma che potrebbe essere turbata da nuove, mutate circostanze».A completare il quadro l'inesistente emergenza collocamenti, come anche il congelamento di nuovi arrivi nel veronese nell'ultimo anno.Quest'ultimo aspetto fa da premessa anche alla retromarcia su San Giovanni Ilarione che ha, però, altre ragioni. A spiegare la decisione è la localizzazione dei posti per l'accoglienza, cioè gli immobili individuati «la cui posizione lontana da centri abitati, appare così isolata da ostacolare anche una minima forma di inclusione sociale perseguita dalla convenzione sottoscritta con la cooperativa».I due sindaci tirano così un grosso sospiro di sollievo dopo un'apnea che andava avanti da maggio. Li accomuna una considerazione: «Hanno vinto il buonsenso e il dialogo», dicono Arduini e Marcazzan che molto si sono spesi per evitare che l'accoglienza imposta si trasformasse in problema di ordine pubblico. Guidano due Comuni che hanno detto no al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e quello che è accaduto non cambia, per loro, la decisione: «Ad oggi sul nostro territorio accogliamo cento persone quando con lo Sprar ci saremmo fermati a 24: anche aderendo nessuno ci avrebbe assicurato il calo o il contingentamento. Ora staremo a vedere», spiega Arduini. Marcazzan, dal canto suo, il tema Sprar non lo considera una priorità: «Negli ultimi anni i flussi si sono di molto ridotti per il veronese e quindi credo che nuovi bandi a breve non ce ne saranno. Ribadisco che a San Giovanni Ilarione né il Comune né i privati hanno fabbricati disponibili e quei pochi che ci sono, come si è dimostrato, si rivelano non idonei».Nessuno dei due alla fine ha saputo con esattezza dove i rispettivi Cas sarebbero stati aperti e anche questo ha alimentato grandi preoccupazioni. Il sindaco Arduini teneva monitorato il territorio (in centro e in località Pesina c'è il Cas della cooperativa Albanuova mentre la cooperativa Across ha il suo Cas diffuso tra le località Ceredello, Spiazzi e Gamberon). Marcazzan proprio negli ultimi giorni si era convinto, per esclusione, che i rifugiati sarebbero potuti arrivare in una contrada sperduta in cui abitano tre famiglie. Nulla di tutto ciò: «Ci siamo attivati da subito cercando il dialogo e spiegando motivatamente le ragioni di preoccupazione e contrarietà», dicono, ognuno guardando al proprio Comune, Arduini e Marcazzan, «e abbiamo stabilito un dialogo nel rispetto dei ruoli che ha potuto contare anche sulla collaborazione della cooperativa». «Questo risultato è scelta di assoluto buonsenso», ripetono i sindaci.

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