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24/08/2021

ElezioniSolite promesseper BarcolaGentile direttor…

Il Piccolo di Trieste

ElezioniSolite promesseper BarcolaGentile direttore,dopo aver letto giovedì sul nostro quotidiano l'articolo su Barcola, volevo far presente che quei problemi esistono già qualche anno. Purtroppo gli assessori competenti ai vari problemi "barcolani" continuano a parlare in "politichese" pensando che i concittadini, sopratutto i frequentatori del lungomare ci credano. È evidente che a qualche settimana dal voto si fa di tutto. Peccato che non ci creda più nessuno.Branco Mahnic TrasportiI 200 giorni di ritardo del tram di OpicinaPer affrontare seriamente la triste vicenda del Tram di Opicina non servono le polemiche, sono necessarie precise risposte. Con quale logica si mantiene in piedi un appalto che a fronte di 120 giorni di termine contrattuale ne ha già maturati oggi oltre 200 di ritardo , dopo che il Responsabile del Comune aveva già messo in mora l'impresa alla scadenza di detto termine lo scorso mese di gennaio?Inoltre la conseguente multa per ritardo, avendo superato il 10 per cento dell'importo di contratto lo scorso aprile, non può più essere applicata, per cui il ritardo non è penalizzabile. Si sono concesse proroghe a regolarizzazione e con quali motivi? A fronte di una fin troppo evidente inadempienza dell'impresa perché non si è ritenuto ne si ritiene ancor oggi di rescindere il contratto?Cosa ci si attende e cosa deve ancora dimostrare l'impresa in termini di incapacità ed incompetenza nell'appalto? Il problema del Tram - gentili sindaco e assessore - non è il codice degli appalti, sicuramente da riformare, ma piuttosto la gestione irrazionale ed assurda ad opera degli uffici del Comune di Trieste. Un lustro è passato e il Tram è sempre fermo. È augurabile che non ne sia necessario un altro per avere almeno esaurienti risposte da amministratori responsabili che rifuggano da sterili polemiche.Luigi Bianchipresidente CamminatriesteStoriaStrage di VergarollaAlcune riflessioniNell'anniversario della strage di Vergarolla, avvenuta il 18/8/46, abbiamo sentito e letto le prese di posizione di molti esponenti politici locali che chiedono si faccia luce anche su questa tragedia. Non posso che unirmi a tale richiesta di giustizia.Il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, presso Pola, un'esplosione delle mine lì accatastate dopo la bonifica causò un centinaio di morti ed un numero imprecisato di feriti tra i partecipanti ad una festa popolare. La prima domanda che sorge: perché gli organizzatori avevano scelto di fare svolgere la festa accanto a queste mine, ancora cariche di tritolo? E perché le autorità alleate (all'epoca la città di Pola era amministrata dagli angloamericani) lo avevano permesso?Negli anni si è cercato di attribuire la responsabilità di questo attentato (se attentato fu: le indagini condotte allora non portarono ad un risultato certo, non fu escluso che si fosse trattato di un incidente) all'Ozna jugoslava, allo scopo di terrorizzare gli italiani per cacciarli da Pola. In realtà, il 26/7/46 (tre settimane prima della strage di Vergarolla) il Cln di Pola «aveva raccolto 9.496 dichiarazioni familiari scritte, per conto di 28.058 abitanti su un totale di 31.000, di voler abbandonare la città se questa dovesse venir assegnata alla Jugoslavia»: quale motivo dunque avrebbero avuto gli jugoslavi di "terrorizzare" la popolazione italiana per farla andare via, considerando che la quasi totalità di essa aveva già deciso di andarsene?Si fa poi spesso riferimento, come prova della responsabilità jugoslava ad una "informativa" reperita negli archivi londinesi, che "inchioderebbe" l'Ozna: ma, premesso che una informativa di per se stessa non costituisce una prova certa, ma solo il rapporto di quanto riferito da qualcuno, in questo caso il documento dei servizi britannici si limita a riferire le "voci" che a Trieste attribuivano la responsabilità dell'attentato a certo Kovacich Giuseppe, peraltro mai identificato: e la fonte di tali informazioni sarebbe stato l'808° Battaglione di Controspionaggio, una struttura italiana controllata dai servizi statunitensi.Le mine erano state disinnescate nel corso della bonifica del porto da artificieri provenienti dal Comando Marina di Venezia comandati dal capitano Raiola che dichiarò successivamente che l'esplosione sarebbe potuta avvenire solo con l'innesco di un detonatore, ed a questo punto citiamo quanto osservò a suo tempo il generale Antonio Usmiani (che era stato membro dei servizi statunitensi): le modalità di innesco di questo tipo di mine erano conosciute solo da coloro che le avevano in uso: francesi ed inglesi, e poi italiani della Decima Mas (che aveva una base a Brioni, lì vicino). Eliminando i francesi (che non erano presenti), sospendendo il giudizio sugli inglesi (che amministrando la zona potevano e non potevano avere interesse a creare una tensione), va ricordato che un anno prima, il 26/9/45, il Comando Marina Alleato di Venezia aveva assunto 18 ex membri della Decima Mas per affidare loro la bonifica del porto del capoluogo lagunare. Non abbiamo dati per ritenere che gli stessi bonificatori di Venezia siano poi stati inviati a bonificare Pola.Infine consideriamo che gli jugoslavi, impegnati all'epoca a Parigi a far valere le proprie ragioni in merito ai crimini commessi durante l'occupazione nazifascista delle loro terre, non avrebbero tratto politicamente profitto dall'avere messo in atto un'azione abietta come una strage di civili. Auspico quindi che si facciano delle serie indagini su questo fatto, lasciando da parte i pregiudizi basati su motivazioni ideologiche ed antistoricistiche che purtroppo vengono reiterati ogni anno in occasione di questo triste anniversario.Claudia Cernigoi