scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
01/07/2021

Elena Del Giudice / udineTra 10 e 20 mila sono i p…

Il Piccolo di Trieste - Elena Del Giudice

Elena Del Giudice / udineTra 10 e 20 mila sono i posti di lavoro a rischio tra i dipendenti delle multiutility di Friuli Venezia Giulia e Veneto, nei settori dell'energia, gas, igiene ambientale, a causa dell'articolo 177 del codice dei contratti. La norma - fortemente contestata dalle organizzazioni sindacali - prevede che i titolari di concessioni dirette, ovvero non ottenute tramite gara, affidino all'esterno una quota pari all'80% dei propri contratti. È intuibile che se questa mole di lavoro andrà affidata a terzi, gli occupati interni diventeranno esuberi. E se pure è vero che la norma impone le clausole sociali, e quindi l'assunzione degli esuberi da parte di chi eseguirà il lavoro, le certezze sulle garanzie dei rapporti di lavoro, non le dà nessuno.La protestaDa qui la protesta che scatterà oggi con lo sciopero proclamato dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil che, per quella giornata, faranno salvi solo i servizi essenziali.Il codice degli appalti impatta su circa 5 mila appalti di servizi a rete in Italia e - a spanne - oltre 200 mila "teste", ovvero dipendenti, e investe colossi come Enel, Eni, Italgas, Snam per finire sulle piccole società degli stessi settori, che hanno un perimetro di attività regionale o interregionale (Hera, per dirne una che insiste su Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia).I lavori al ribasso«È una norma - spiega Andrea Modotto, segretario regionale della Filtcem - che andrà a destrutturare un sistema, oggi industriale, per riportarci indietro di decenni. Nell'immediato si andranno a generare decine di migliaia di esuberi, personale qualificato, formato, specializzato, che dovrò cercare occupazione altrove». Si intuisce lo spettro dei lavori al ribasso, che poi significa riduzione dei costi per chi appalta, contratti dequalificanti (quando non fantasma) per chi assume, formazione inesistente o quasi, salari inadeguati. A risentirne sarà il servizio, che sconterà inefficienze, «il cui conto - avverte Modotto - verrà scaricato sugli utenti». Da quando, ormai oltre due anni fa, i rischi della norma sono stati esplicitati, «la politica non si è mossa, l'unica cosa fatta fino ad ora, sono state le proroghe, l'ultima arriva a fine anno», riassume Modotto. E non è chiaro, sempre secondo i sindacati, «a chi giova distruggere un sistema», quali siano gli interessi in campo. E i sospetti non sono rassicuranti. Anche alla luce delle risorse che il Pnrr mette in campo, chiedendo per contro certezze, risultati e tempi certi.Obbligo di esternalizzare«L'esternalizzazione forzata delle attività - spiegano le segreterie regionali di Filtcem Cgil, Femca Cisl, Flaei Cisl, Uiltec Uil, Fp Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti del Veneto - renderà vulnerabili i sistemi dei servizi, rischiando di consegnarli nelle mani di mercati esterni e di scontati appetiti, ribaltando il senso originale dell'affidamento in concessione e tramutando di fatto gli attuali affidatari in mere stazioni appaltanti. E' una norma pericolosa che arrecherà danno alle lavoratrici, ai lavoratori, alle aziende, alle cittadine, ai cittadini e al programma di sviluppo infrastrutturale del Paese. Avrà come conseguenza diretta il blocco degli investimenti societari, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi, sullo sviluppo infrastrutturale delle reti elettriche e del gas, con impatti gravi per la sicurezza sul lavoro e le manutenzioni delle infrastrutture stesse».Il richiamo alla politicaDalla stessa parte della barricata, e non accade quasi mai, Utilitalia, l'Associazione delle imprese idriche energetiche e ambientali, il cui senior advisor Adolfo Spaziani, rimarca: «Si tratta di una norma che non tiene conto di legittimi affidamenti, di situazioni transitorie legate ai processi di liberalizzazione concordati con Bruxelles e della tutela costituzionale della libertà d'impresa. Nella sostanza, per colpire qualche soggetto che senza alcun titolo aveva ricevuto un affidamento diretto, si colpiscono tutti, senza alcuna distinzione». Da qui il richiamo alla politica perchè corregga immediatamente la norma.--© RIPRODUZIONE RISERVATA