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26/05/2021

«Edilizia, numeri record dal 2014»

Eco di Bergamo - elvira conca

Settore in ripresa Rimbalzo dopo la crisi, a marzo sfiora gli 8 milioni la massa salari registrata da Cassa edile Venerdì l'elezione dei vertici Ance. Pesenti: a disposizione per un altro mandato con una squadra rinnovata
Dati così l'edilizia bergamasca non ne vedeva da ben 7 anni: a marzo sfiora gli 8 milioni l'importo della massa salari registrato da Cassa edile Bergamo (a cui sono iscritte le imprese industriali delle costruzioni) a fronte del 6,3 milioni del marzo 2019. Improponibile, infatti il raffronto con il marzo 2020, con un'edilizia al palo a causa del Covid. Si conferma dunque il trend positivo dei mesi estivi, con un'importante ripresa delle attività, che si è stabilizzata nell'ultima parte dell'anno e ha permesso di contenere le perdite e chiudere il 2020 a -8,2% rispetto al 2019. In termini complessivi, la massa salari è stata pari a 70,5 milioni rispetto ai 77 milioni dell'anno precedente.

«Dobbiamo tornare al 2014 per trovare i numeri dello scorso marzo - commenta la presidente Ance Bergamo, Vanessa Pesenti - Preferisco, tuttavia, restare prudente e aspettare un ulteriore consolidamento dei dati . Un ulteriore elemento di fiducia tuttavia arriva dalla continua richiesta di operai specializzati nell'edilizia e nella manutenzione. Un bel segnale per i nostri giovani».

Dati, positivi, che arrivano a pochi giorni dall'assemblea dell'associazione il rinnovo del presidente. Quello di Vanessa Pesenti è, a quanto risulta, l'unico nome emerso al termine della consultazione degli associati da parte della commissione di designazione. Le votazioni on line - sulla scheda il nome del presidente e della squadra che lo affiancherà nei prossimi 5 anni - avranno inizio giovedì. Venerdì il risultato al termine della parte pubblica dell'assemblea cui parteciperà anche il presidente nazionale, Gabriele Buia.

Pronta per un secondo mandato?

«Mi metto a disposizione per proseguire il lavoro iniziato nel 2017. Io e la mia squadra abbiamo operato in coerenza con le strategie definite nel programma che avevano come obiettivi prioritari il rafforzamento della solidità economica e patrimoniale dell'associazione, l'ampliamento dei servizi alle imprese, il rafforzamento dell'attività di lobby a tutti i livelli. Certo, si può sempre fare meglio, ma posso ritenermi soddisfatta».

Squadra vincente non si cambia?

«No, una rotazione ci sarà, inevitabile. In parte risponde anche alla necessità di valorizzare tematiche oggi prioritarie rispetto a quattro anni fa: Superbonus, digitalizzazione, sostenibilità».

Il governo, con il Decreto Semplificazione, vorrebbe una revisione del Codice degli appalti anche in vista dell'enorme mole di investimenti previsti con il Recovery Plan. I sindacati fanno muro in particolare se verrà tolto i il limite del 40 % dei lavori in subappalto. Preoccupati?

«Mai come in questo momento occorre ridare fiducia alle imprese. Per farlo è necessaria una massiccia dose di risorse, tagliare la burocrazia, i passaggi e le lungaggini inutili che rischiano di non essere solo dannosi, ma letali. Da anni la Corte di Giustizia europea richiama il contrasto con le direttive europee delle norme italiane che limitano la facoltà di utilizzo del subappalto a percentuali prestabilite. Ciò premesso, siamo d'accordo sul fatto che la semplificazione non si debba tradurre in una deregolamentazione, ma non dobbiamo nemmeno temere la liberalizzazione del subappalto. Ance nelle recenti audizioni parlamentari ha chiesto di riferire l'eventuale limitazione della quota del subappalto alle lavorazioni ricomprese nella categoria prevalente dei lavori».

Notizie da Roma sulla proroga del Superbonus del 110%? «Allo stato attuale sappiamo che il presidente Draghi ha la volontà di prorogarlo a tutto il 2023, ma non basta: abbiamo bisogno di sapere subito, e non nella legge di Bilancio a fine anno, se la promessa della proroga si trasformerà in realtà. Senza una proroga immediata al 2023 e senza una sua semplificazione potrebbe spegnersi un fondamentale motore per la ripresa del Paese. A maggio i dati forniti dall'Enea confermano in Italia 13.549 interventi (1.761 in Lombardia) con una prevalenza delle case unifamiliari, per un totale di 1,7 miliardi di euro (241 milioni di euro in Lombardia, prima regione per importo). Dati più che quintuplicati rispetto al mese di febbraio. Guardando alla tipologia di edifici coinvolti - e la nostra provincia si muove sulla stessa lunghezza d'onda - solo una parte molto ridotta del numero di interventi si riferisce ai condomini (il 9,7%) che stanno però incrementando a causa della maggiore complessità procedurale. In termini di importi, gli edifici condominiali rappresentano quasi il 40% dell'importo complessivo. Si tratta di lavori con importo medio importante, oltre 500mila euro, a fronte di 90mila euro delle singole abitazioni». Se non si proroga che succede? «Il rischio, concreto, è il blocco delle nuove iniziative perché non si potrà garantire la conclusione degli interventi. Stesso discorso vale anche per il Sismabonus. Ma il nostro Paese non può permettersi di perdere questa occasione di messa in sicurezza e di efficientamento energetico delle abitazioni di cui l'Italia ha tanto bisogno». La ripresa delle attività accompagnata da ripresa incidenti. Perché si muore ancora così tanto in cantiere?

«Un discorso complesso, non va dimenticato lo stretto rapporto che nel nostro settore lega datore e lavoratore e che fa sì che ogni incidente sia vissuto con grande coinvolgimento di tutti. Detto questo, quello della sicurezza resta un problema, inutile nasconderlo. L'edilizia è il settore che più si è speso negli ultimi anni per formare gli addetti e divulgare la cultura della sicurezza rivolta anche a chi il cantiere lo frequenta da tempo ma non per questo deve ritenersi indenne da rischi. E forse qui sta uno dei punti su cui occorre lavorare di più. Troppe volte, però, sentiamo dire dai lavoratori esperti che da questi corsi non hanno imparato niente, in realtà lo scopo è anche quello di tenere alta l'attenzione e ci piacerebbe vedere anche in questo un cambio di mentalità».

Da parte di chi?

«Il cantiere è una realtà complessa, sempre in movimento e in continua trasformazione, e questo è sicuramente un fattore di maggior rischio. Un classico esempio è gestire la contemporanea presenza di diverse imprese o figure all'interno del cantiere. Siamo coscienti che tutti devono fare la loro parte per collaborare ad un traguardo che è sicuramente un traguardo di civiltà. Un ruolo importante spetta anche alla committenza, specie pubblica, dove la carenza nel controllo sull'illecita elusione del contratto dell'edilizia e dei suoi adempimenti, porta ad una concorrenza sleale che certamente incide sulla sicurezza del settore e non tutela le aziende che con serietà ed impegno ogni sacrosanto giorno fanno della legalità il loro modus vivendi ed operandi».