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23/06/2020

Edilizia in ginocchio «Aiuti dal governo o non ci rialziamo»

La Provincia Pavese - Giovanni Scarpa

Allarme del presidente dei costruttori pavesi Alberto Righini «Abbiamo ripreso solo i cantieri bloccati dal lockdown»
Giovanni Scarpa / paviaAutonomia fino a settembre/ottobre, poi per l'edilizia sarà buio pesto. Alberto Righini, presidente pavese di Ance (Associazione nazionale costruttori edili), lancia l'allarme: o il governo davvero cambia marcia, oppure, quando i cantieri aperti prima del Covid - perchè è grazie a quelli che oggi il settore è ripartito - si esauriranno, saranno dolori.uno scenario a tinte foscheUno scenario a tinte fosche e una posizione che ricalca quella di Ance a livello nazionale portata al tavolo degli Stati generali dell'economia, a cui ha partecipato il presidente Gabriele Buia. «Il settore a livello provinciale ha ripreso almeno al 90 per centro, dopo il lockdown di marzo e aprile - spiega Righini -. Ma grazie al lavoro che si era fermato a marzo. E i problemi, nonostante le promesse, restano. E sono una sfilza». «Molte imprese, con grande fatica, si sono rimesse in moto - sottolinea -. Ma la buona notizia finisce qui. Le misure messe in campo dal governo per far fronte ad una crisi mai vissuta prima da questo settore non hanno ancora dato alcun frutto. La mano del governo, al momento, è stata inesistente nell'edilizia». Giudizio durissimo, supportato da una sfilza di mancanze anche sui cavalli di battaglia contenuti nei vari decreti che si sono succeduti in questi mesi e che dovevano essere la carta vincente della ripartenza. A partire dall'arcinoto super-bonus del 110/% per le ristrutturazioni: «Non può funzionare se non si modificano le condizioni che lo rendono di fatto inattuabile». Oppure lo Split Payment, contorto meccanismo di scissione pagamenti con il quale le pubbliche amministrazioni versano l'Iva direttamente all'Erario e non al fornitore. O il mancato accordo con il sistema bancario per rendere efficace l'iniezione di liquidità. «Provvedimenti che denotano una totale mancanza di conoscenza del settore» tuona il presidente pavese di Ance. Del resto, le leve su cui la categoria dei costruttori punta, e non da ora, per rivitalizzare un settore in sofferenza sono note. «E sono quelle per cui ci battiamo da anni» sottolinea ancora Righini. Un esempio su tutti, la troppa burocrazia che soffoca un campo nevralgico per gli imprenditori edili: le opere pubbliche.gli strumenti utili«Gli strumenti ci sono e sono da mettere in campo subito, prima che sia troppo tardi - indica Righini -. A partire dalla sospensione del codice degli appalti. Questa è l'unica strada, non ce ne sono altre». E ancora: «La riforma dell'abuso d'ufficio, che alimenta la paura della firma; l'introduzione della meritocrazia all'interno della Pubblica amministrazione; una riforma vera del fisco come leva per il cambiamento e non come freno alle imprese». Insomma, tutto già scritto e chiesto da tempo. E che, nella faticosa ripartenza del dopo Covid, sarebbe ancor più importante concretizzare. Una su tutte, suggerisce ancora il presidente dei costruttori di Pavia: spendere le risorse ferme nei cassetti delle amministrazioni pubbliche, dai Comuni alle Province. «Ci sono sul piatto 3 miliardi di euro stanziati dalla Regione - rivela - che devono essere immediatamente sbloccati per far ripartire l'edilizia». A proposito di enti, non tutti sono da bocciare. «La Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Pavia hanno da tempo avviato una strategia per mettere in campo tutte le risorse economiche possibili nel settore dei lavori pubblici. Questi sono gli enti che conoscono il territorio e le sue esigenze. Bisogna lasciare a loro il potere decisionale senza alcuna interferenza, o in autunno ci sarà una seconda ondata. Non di Covid, ma di crisi economica alla quale scamperanno in pochi». --