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21/11/2020

Edilizia, è allarme in Sicilia sulle infiltrazioni negli appalti

Il Sole 24 Ore - Nino Amadore

OPERE PUBBLICHE
Sotto accusa dei costruttori la procedura negoziata del decreto Semplificazioni
Palermo

«L'applicazione in Sicilia del decreto Semplificazioni rischia di riportarci indietro di quarant'anni, quando a decidere a tavolino le gare erano i boss mafiosi, anche al di fuori delle stazioni appaltanti». A sostenerlo è Santo Cutrone, presidente dell'Ance Sicilia secondo cui «nel clima di emergenza Covid, l'Italia e la Sicilia rischiano di andare incontro ad una nuova Tangentopoli. Siamo tutti d'accordo sul fatto che le gare d'appalto debbano essere aggiudicate nel più breve tempo possibile, ancora di più adesso che occorre superare l'emergenza economica provocata dalla pandemia e anche costruire un Paese più moderno. Però questo non significa rinunciare alla trasparenza». Trasparenza che non sarebbe garantita, secondo i costruttori siciliani, dalla procedura negoziata per le gare al di sotto della soglia comunitaria prevista nel decreto Semplificazioni. «Espletare una gara fino a 5 milioni di euro con procedura negoziata chiusa, invitando 5, 10, massimo 15 imprese a libera scelta della stazione appaltante, senza che si conoscano prima i criteri adottati per la selezione delle aziende, le modalità di sorteggio e, soprattutto, fra una gara e l'altra, se e come avviene la rotazione delle ditte iscritte all'albo di quell'ente - spiega Cutrone -, non solo rende eccessiva la discrezionalità della stazione appaltante e limita la concorrenza, ma crea anche le condizioni affinché le imprese invitate e qualcuno all'interno della Pubblica amministrazione possano mettersi d'accordo fra loro, esattamente come avveniva ai tempi di Mani pulite». Cosa può avvenire? Intanto che gli uffici tecnici delle stazioni appaltanti si rifiutino di bandire gare «per non esporsi al rischio di finire, loro malgrado, sotto inchiesta, con ciò paralizzando, e non sbloccando, la realizzazione delle opere; e che le imprese sane, se invitate, in assenza della garanzia di trasparenza delle procedure non partecipino alla gara. In ambedue i casi un danno enorme sia per le imprese che per il sistema in generale.

Ecco perché l'Ance Sicilia richiama la competenza legislativa concorrente della Regione in materia di appalti e chiede l'intervento del governo regionale e in particolare dell'assessore Marco Falcone, affinché per le gare di importo sotto la soglia comunitaria sia trovata una alternativa al Dl Semplificazioni che consenta in Sicilia di continuare ad applicare la legge regionale 13 del 2020 «che, ancorché sub iudice della Corte costituzionale, è ancora vigente e contiene un criterio di aggiudicazione che garantisce procedure con massima trasparenza e rapidità». Una strada da seguire potrebbe essere, secondo i costruttori, quella di emanare un provvedimento vincolante che imponga alle stazioni appaltanti di applicare sin da subito la norma regionale, «a garanzia di legalità e a tutela da combine e intrallazzi, e che, assieme a tutte le altre possibilità acceleratorie applicabili, assicuri rapidità alle gare».

«Lo chiediamo - dice il presidente di Ance Sicilia - anche alla luce di un ambiguo parere del ministero delle Infrastrutture che, se da un lato conferma che il Dl Semplificazioni prescrive il ricorso alla procedura negoziata chiusa, dall'altro aggiunge che le stazioni appaltanti possono, motivando la scelta, adottare la procedura ordinaria aperta a tutte le imprese, purché questo non diventi l'alibi per perdere tempo. Linea confermata da un parere del Dipartimento regionale tecnico. Dunque piuttosto che fornire una chiara indicazione da seguire, alle stazioni appaltanti vengono prospettati come validi due percorsi opposti».

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