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28/07/2018

Edilizia al palo I soldi ci sono ma i cantieri no

Avvenire - MATTEO MARCELLI

La situazione
Il 30% degli interventi pubblici in impasse è composto da edifici scolastici, tra i quali anche 21 strutture colpite dal terremoto del Centro Italia. Intanto il settore ha perso il 50% della manodopera in 10 anni: circa 600mila occupati La burocrazia del codice appalti Bloccate 270 opere già finanziate L'allarme delle imprese edili: I progetti fermi valgono 21 miliardi di euro e potrebbero generare 330mila posti di lavoro
E l'edilizia italiana è ferma al palo gran parte della responsabilità va attribuita ai tanti, troppi cantieri pubblici messi in agenda e mai partiti. Nel Paese, stima l'Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance), sono 270 le opere bloccate, per un valore complessivo di 21 miliardi di euro. Un patrimonio in impasse che, qualora sbloccato, produrrebbe una ricchezza di 75miliardi di euro, portando in dote circa 330mila posti di lavoro. Se a questo si aggiunge il calo di investimenti di 60 miliardi in 10 anni, fa bene l'associazione a preoccuparsi, visto che a febbraio scorso ha già previsto un ulteriore perdita di 6 miliardi nel biennio 2017-2018. Ma il problema non riguarda soltanto il comparto edile, perché il blocco dei lavori pubblici ha anche ricadute sociali. Il 30% dei casi presenti sul sito sbloccacantieri.it (messo a disposizione da Ance per le segnalazioni), riguarda edifici scolastici e tra questi anche quelli colpiti dal sisma del Centro Italia. Ventuno interventi che dovevano essere portati a termine entro l'inizio dell'anno scolastico appena concluso. Poi ci sono le opere di gestione delle acque, seconde per numero, per quasi un terzo concentrate al Sud. Infine un'altra urgenza: le strutture idrogeologiche, che coprono l'11 percento dei cantieri segnalati . Il rischio è che questi mancati lavori possano andare ad ingrossare l'anagrafe delle opere pubbliche inc ompiute stilata dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Che in un anno ne ha censite 670 per un valore di 4 miliardi di euro. Il paradosso sta nel fatto che le risorse ci sarebbero anche. Secondo l'Ance, i fondi già stanziati ammontano a 140 miliardi, compresi gli 8 previsti per il terremoto. Ma, e questo è il punto, le procedure per sbloccarli introdotte dalla legge sui lavori pubblici - il decreto legislativo 50 del 18 aprile 2016, emanato per attuare le direttive europee in materia del 2014 - sono talmente complicate da tenere in scacco l'intero settore degli appalti pubblici. Fra i cantieri fermi va segnalata la Gronda di Genova, che da sola vale 5 miliardi o la realizzazione della terza corsia dell'A11 tra Firenze e Pistoia (3 miliardi). Ma il problema non è solo economico perché nell'elenco ci sono anche molti interventi di manutenzione ordianaria che potrebbero migliorare sensibilmente la vita dei cittadini. Tra questi è emblematico il caso di Roma: per riparare le buche che ricoprono le strade della capitale sono già stati stanziati 78 milioni. Il bando è stato pubblicato nell'aprile del 2017 e la gara avrebbe dovuto mettere un punto ai quattro anni di proroghe con negoziazioni private alle ditte che hanno curato l'asfalto della città. Ma ad oggi i lavori non sonno ancora stati assegnati. I costruttori edili chiedono semplificazioni, incentivi alla digitalizzazione e misure di trasparenza per il contrasto all'illegalità. Oltre ad altri interventi sintetizzati in dieci punti in un documento redatto assieme all'Anci. Questo perché a subire le conseguenze dello stallo ci sono soprattutto i comuni, «tra gli enti appaltanti più colpiti dall'entrata in vigore del nuovo codice. Nel 2016 hanno registrato un calo del 37% dell'importo complessivamente posto in gara - si fa notare nel testo -, nonostante la ripresa del 13% nel 2017 e del 24% nei primi 5 mesi del 2018». La soluzione individuata dalle due associazioni sarebbe quella di prevedere un'unica fonte regolamentare per l'attuazione del Codice, abrogando tutti i provvedimenti attuativi. Tanto più che a due anni dall'entrata in vigore della norma, sui 66 previsti ne sono stati pubblicati solo 28. Ma la richiesta di dare un impulso a una situazione che appare immobile arriva anche dal mondo del lavoro. Ed è espressa in un comunicato congiunto scritto a sei mani dai segretari generali dei sindacati dell'edilizia, Vito Panzarella (Feneal Uil), Franco Turri (Filca Cisl) e Alessandro Genovesi (Fillea Cgil): «Sblocchiamo i cantieri e facciamo partire le opere utili al Paese a cominciare dalla manutenzione e dalla messa in sicurezza del territorio. Per farlo occorre riscrivere il Codice degli Appalti semplificando le procedure. Chi dice il contrario non ha a cuore né il destino dei lavoratori e delle imprese dell'edilizia né la ripresa e il benessere sociale del Paese intero».

Foto: IN CANTIERE Due operai al lavoro su una gru

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