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16/02/2021

Ecco perché la Corte Costituzionale ha cassato la legge regionale sugli appalti

La Sicilia - a cura di Avv. Carmelo Barreca Avv. Silvio Motta

L ' OSSERVATORIO GIURIDICO
La Corte Costituzionale, com ' era prevedibile, con la recentissima sentenza n° 16 dell ' 11.2.2021 ha dichiarato l ' illegittimità costituzionale degli artt. 4, commi 1 e 2, e 13 della legge della Regione Siciliana 19 luglio 2019, n. 13 in materia di appalti, accogliendo il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio, che aveva infatti ritenuto che l'art. 4, comma 1, primo periodo, della citata legge regionale violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, poiché, stabilendo l'obbligo per le stazioni appaltanti di utilizzare il criterio del minor prezzo per gli appalti di lavoro d'importo pari o inferiore alla soglia comunitaria, quando l'affidamento degli stessi avviene con procedure ordinarie sulla base del progetto esecutivo, si porrebbe in contrasto con gli artt. 36 e 95 del Codice dei contratti pubblici, che demanderebbero invece alle singole stazioni appaltanti l'individuazione del criterio da utilizzare. Il contrasto con l ' art. 117 veniva rilevato anche in relazione all'art. 4 commi 1, dal secondo periodo in poi, e comma 2, incidendo su un ambito di competenza esclusiva dello Stato. La disciplina regionale individuava infatti, in presenza del criterio di aggiudicazione del minor prezzo, un metodo di calcolo della soglia di anomalia delle offerte diverso da quello dettato dall'art. 97, commi 2, 2-bis e 2-ter del d. lgs. n. 50 del 2016, che invece, in particolare, attribuisce al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la facoltà di procedere con decreto alla rideterminazione dei criteri per l'individuazione delle soglie di anomalia, allo scopo di «non rendere nel tempo predeterminabili dagli offerenti i parametri di riferimento per il calcolo» delle soglie stesse. Secondo la Presidenza del Consiglio, tali norme incidono sulla libera concorrenza e pertanto sono sottratte alla potestà legislativa regionale. Era stato altresì censurato l ' art. 13 della medesima legge regionale, per violazione dell'art. 117, primo e secondo comma, lettera e), Cost., e dell'art. 17, lettera a), dello Statuto Reg. Siciliana. Tale norma infatti, differendo di un triennio la durata delle concessioni dei servizi di trasporto pubblico locale in essere al momento dell'entrata in vigore della stessa legge regionale, si porrebbe in contrasto con la normativa europea. Si trattava in buona sostanza di una proroga della concessioni in contrasto con l ' esigen za secondo cui l'aggiudicazione dei contratti di trasporto locale deve avvenire con una procedura di gara equa, aperta a tutti gli operatori e nel rispetto dei principi di trasparenza e di non discriminazione, come previsto dai Regolamenti comunitari. La Consulta ha accolto tutte le censure mosse dal Governo. Quanto all ' art. 4 comma 1 primo periodo, ha osservato che per l'aggiudicazione degli appalti di lavori, la disposizione regionale introduce, in capo alle stazioni appaltanti, un vero e proprio vincolo all'utilizzo del criterio del minor prezzo. La norma regionale infatti si pone in contrasto con la disciplina nazionale che - per tali appalti sotto soglia lascia facoltà di scelta alle Sa (art. 36 comma 9 bis " fatto salvo quanto previsto all'articolo 95, comma 3, le stazioni appaltanti procedono all'aggiudicazione dei contratti di cui al presente articolo sulla base del criterio del minor prezzo ovvero sulla base del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa " ). In buona sostanza quindi la disciplina statale, a differenza di quella regionale, affida e non impone alle stazioni appaltanti la scelta del criterio da utilizzare. Da tale contrasto scaturisce l ' illegittimità costituzionale, posto che il legislatore regionale ha pertanto introdotto una normativa che invade la sfera di competenza esclusiva statale in materia di «tutela della concorrenza». Ed invero, secondo il costante orientamento della Consulta, le disposizioni del codice dei contratti pubblici regolanti le procedure di gara sono riconducibili alla materia della tutela della concorrenza, e pertanto le Regioni, anche ad autonomia speciale, non possono dettare una disciplina da esse difforme, precisandosi che tali concetti valgono anche per gli appalti " sotto soglia " . Per le medesime ragioni anche la seconda censura è stata ritenuta fondata, avendo il legislatore siciliano introdotto un metodo di calcolo della soglia di «anomalia» delle offerte difforme da quello previsto dal codice dei contratti pubblici, con conseguente invasione dell'ambito riservato alla competenza esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza. Pur ammettendo la Consulta che la " ratio " della norma della Regione Sicilia era analoga a quello della norma nazionale, ossia non rendere nel tempo predeterminabili dagli offerenti i parametri di riferimento per il calcolo della soglia stessa, in ogni caso ciò che rileva è che la norma regionale delinea un meccanismo di individuazione della soglia, nonché di calcolo ed esclusione delle offerte anomale, diverso da quello previsto nel codice dei contratti pubblici. Sicchè, il preteso " correttivo " alla norma statale adottata dalla Regione Siciliana è stato ritenuto per gli stessi motivi (riserva statale in materia di concorrenza) in contrasto con la Costituzione. Né miglior sorte ha avuto l ' art. 13, ove si prevede(va) la proroga per un triennio dei contratti di affidamento relativi ai servizi di trasporto pubblico locale, osservando la Consulta che la norma in esame viola l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in quanto, non contemplando l'indizione di regolari gare d'appalto per la concessione dei servizi di trasporto pubblico locale, si pone in contrasto con la disciplina statale vigente nella materia della tutela della concorrenza. D ' altra parte, conclude la Consulta, la riconducibilità delle disposizioni che prorogano i servizi di trasporto pubblico locale alla materia di competenza esclusiva statale della «tutela della concorrenza» comporta - in ragione della natura trasversale della stessa (ex plurimis, sentenza n. 109 del 2018) - che in tale ambito le Regioni, anche a statuto speciale, non abbiano spazio di intervento. Il giudizio innanzi alla Corte Costituzionale prosegue , essendo state impugnate anche altre norme della legge reg. 13/19, prevalentemente di natura finanziaria. l