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09/07/2020

Ecco i 50 cantieri da commissariare subito: Gronda, Tav e Anello ferroviario di Roma

Il Mattino

NEL DECRETO ANCHE UN MAXI ELENCO DI FERROVIE, STRADE E SCALI MARITTIMI SU CUI FAR SCATTARE PROCEDURE VELOCI
IL FOCUS
ROMA Subito 50 opere commissariate e un maxi elenco dal quale pescare per andare anche oltre corsie veloci o commissariamenti anche in un secondo momento. Parte così puntando al cuore degli investimenti bloccati, la corsia preferenziale attivata dal Governo Conte per combattere la recessione. Ci sono opere cruciali come la Gronda, la Tav e il Terzo Valico, ma saranno subito commissariate anche la Darsena Europa di Livorno, la Diga Forana di Genova, la Tirrenica, ma anche l'Anello ferroviario di Roma. Ma prima del Consiglio dei ministri sembravano inclusi anche i dragaggi di Trieste e Venezia, per esempio. Si tratta solo di un assaggio dell'operazione choc-infrastrutture voluta dal governo. Italia Viva ha spinto per estendere il più possibile le opere da commissariare subito spuntando un'estensione dell'elenco iniziale di 20 opere a oltre il doppio. Ma allegato al Decreto sarà fin da subito anche un Allegato Infrastrutture ben più ampio, una sorta di contenitore delle infrastrutture strategiche dal quale andare a pescare per procedere in una fase due con ulteriori tranche di commissariamenti, in alternativa all'utilizzo della procedura abbreviata prevista dall'articolo 2 del decreto per le opere oltre 5,2 milioni di euro, ovvero quella della stazione appaltante semplificata.
Del resto, sono 750 le opere bloccate in Italia. Oltre 60 miliardi di investimenti impantanati. Punta dritto a questo tesoretto per il rilancio del Paese il Decreto Semplificazioni arrivato sul tavolo del Consiglio dei ministri. Certo, soltanto nel 17% dei casi le cause del blocco si trovano nella fase di gara. Ma la corsia veloce senza gara con sospensione per un anno del Codice degli Appalti punta nelle intenzioni del governo ad dare all'economia la spinta necessaria anti-recessione. Il vero volano sono le grandi infrastrutture, quelle capaci di cambiare il volto del Paese. Ed è per questo che proprio qui si è consumato fino all'ultimo lo scontro più forte all'interno della maggioranza. Se M5S e Iv spingevano per un modello Genova esteso e generalizzato, Pd e Leu sembravano preoccupati dai rischi per la legalità, per la trasparenza e la concorrenza di un meccanismo a maglie troppo larghe. Alla fine di è arrivati al compromesso facendo saltare il passaggio del decreto che prevedeva l'ulteriore corsia preferenziale aperta da una lista di infrastrutture urgenti indicate da uno o più Dpcm del governo su consultazione del Mit. Un passaggio cruciale per il Pd e per la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli.
SALTA LA SOGLIA DEI 20 MILIONI
Le limature delle ultime ore sono state molte. Ma è stato proprio quello dei grandi appalti il vero tema del confronto: dopo che sembrava appianato nel week-end ma è rispuntato nelle riunione che hanno preceduto ieri il Consiglio dei Ministri. Dunque è arrivato l'accordo sui poteri e sul modello commissariale previsto dall'articolo 9. I Commissari straordinari «possono essere abilitati ad assumere direttamente le funzioni di stazione appaltante e operano in deroga alle disposizioni di legge in materia di contratti pubblici, nonché «delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea». Il Commissario straordinario può agire anche «per mezzo di ordinanze».
Sulla lista delle opere, ha avuto un ruolo importante la mediazione della ministra De Micheli che puntava a un elenco non troppo esteso e definito secondo precisi criteri. Anche perché sulla figura dei commissari straordinari, già lo Sblocca Cantieri del 2019 ne ha istituito la figura e i poteri, e fino a dicembre 2020 il presidente del Consiglio, su proposta del ministero delle Infrastrutture o dei Trasporti, può nominarli per le opere che ritiene strategiche. Infine, è saltato invece il limite di 20 milioni molto caro al Pd per applicare la procedura semplificata della stazione appaltante. Era un tentativo di limitare la discrezionalità e i superpoteri dei commissari a opere di importi minori. Ma alla fine ha vinto il modello Genova del compromesso. O meglio quello che Matteo Renzi chiama il modello Expo2 capace di far scattare lo choc necessario per l'economia e per gli investimenti.
Roberta Amoruso
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