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04/08/2020

Eboli, rogo allo Scout park: ed è giallo sull’assegnazione dell’area a S. Antonio

Il Mattino

IL CASO
Laura Naimoli
«L'area di Sant'Antonio è troppo ampia per essere curata solo dai volontari Scout Cngei e di Legambiente. È ora che i campi sportivi ritornino alla collettività e non siano più terra di nessuno. Siamo sicuri che il buon esempio riuscirà ad educare i più piccoli, ma per i grandi delinquenti occorre che le autorità si prendano le proprie responsabilità». Lo ha chiesto Carlo Vece, capogruppo scout, a nome del Cngei e di Legambiente Silaris, al sindaco Cariello, dopo il terzo incendio consecutivo in meno di una settimana. Le fiamme, appiccate da un piromane nel pomeriggio di ieri, hanno distrutto gran parte della vegetazione presente nell'area verde, bruciato alcuni cavi elettrici ed attrezzature necessarie per le attività degli esploratori. Quella di Sant'Antonio è un'area verde suggestiva: una parte è gestita dagli scout Cngei, un'altra parte invece è stata affidata all'associazione Legambiente Silaris. Esiste poi un'altra ampia area in cui sorgevano campi di calcio gestiti da una società sportiva e che ora, da diversi anni, sono completamente abbandonati. Se anche quest'area fosse affidata, le tre associazioni potrebbero controllare agevolmente tutto il territorio. Cariello, dopo aver espresso massima solidarietà per quanto accaduto ha affermato: «Stiamo avviando la procedura di affidamento dell'area di Sant'Antonio, attraverso un avviso pubblico, affinché quanto prima, con una manifestazione di interesse, si proceda alla gestione dell'area». Eppure, l'area in questione risulta affidata nel 2014. Fu Martino Melchionda, allora sindaco, ad istruire una gara d'appalto vinta dall'associazione Asd ebolitana, presieduta da Antonio Gasparro. L'area, di fatto, non è mai stata consegnata né è stato mai revocato l'affidamento. «Avevamo presentato un progetto molto ampio per sviluppare afferma Gasparro- una realtà economica innovativa e una realtà sociale importante, sempre nel rispetto dell'ambiente. Vinta la gara d'appalto nel 2014, abbiamo versato caparre e cauzioni, ma mai ricevuto le chiavi per entrare in quell'area. Nè ci hanno mai inviato alcun documento in cui comunicavano la revoca dell'affido. Siamo impallati da sei anni ed abbiamo subito molti danni». Non lo aggiunge Gasparro, ma l'explicit è chiaro: si finirà in tribunale.
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