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05/10/2018

«E’ un pugno nello stomaco: qui non è mai venuto nessuno a segnalarci alcuna anomalia»

QN - Il Resto del Carlino

LE REAZIONI DEI COLLEGHI. PARLA IL PROCURATORE
SONO impietriti. Come gli altri nove dipendenti della comunità montana dell'alta valle del Metauro che ieri mattina si sono visti arrivare due squadre della guardia di finanza per sequestrare il computer del geometra Renato Dini oltre documenti, copie degli appalti, delibere, istruttorie. La presidente dell'ente Fernanda Sacchi lo dice senza giri di parole: «E' una notizia che ci arriva come un pugno nello stomaco. Una botta bruttissima. Da un punto di vista morale ci sconvolge. Mai e poi mai avremmo pensato che un dirigente come Dini potesse essere coinvolto in una storia di tangenti come sta emergendo in queste ore. Noi - dice Fernanda Sacchi - siamo in attesa di avere dei documenti ufficiali della procura e del gip per procedere all'immediata sospensione dal lavoro del nostro dipendente e mi auguro che la giustizia accerti oltre ogni dubbio le varie responsabilità. Ma noi siamo veramente sconvolti». VICINO, in piedi, con un pacco di fogli, c'è il segretario generale Elvio Massi: «Dobbiamo sederci per la sorpresa. E' allucinante. Mai qualcuno che sia venuto qui a dirci che c'era qualcosa che non andava nell'espletamento dei bandi d'appalto affidati al dirigente Dini. Perché se ci fosse stata una denuncia o una segnalazione motivata non avrei esitato a presentare la denuncia ai carabinieri. Invece in tutti questi anni di gestione del Cuc da parte del geometra Renato Dini tutto è andato bene, senza proteste o ricorsi. E noi non avevamo dubbi sulla correttezza di quello che faceva». EPPURE l'anomalia c'era: com'era possibile che una sola persona gestisse gli appalti pubblici di una decina di Comuni per un valore totale negli ultimi due anni di oltre 2 milioni di euro? Dice il presidente Fernanda Sacchi: «Io sono arrivata da meno di un anno ma sapevo che Dini era competente e puntiglioso nel disbrigo delle pratiche. Quando poi, nel marzo scorso, abbiamo visto che il lavoro per una sola persona stava diventando esorbitante abbiamo chiesto un aiuto ad altri comuni ma nessuno ci ha inviato un dipendente di rinforzo. Così abbiamo chiesto alla Provincia di assumersi l'onere di stazione appaltante anche per i Comuni seguiti da noi e così è stato». PRECISA il segretario Massi: «A dire il vero non era solo lui a controllare gli appalti perché c'erano delle commissioni che vagliavano le offerte e le assegnazioni. Ma è chiaro che il lavoro istruttorio e di assegnazione era gestito da Dini. Ha ragione la presidente: abbiamo avuto un pugno nello stomaco ma sarà nostra cura per il gravissimo danno di immagine che questa vicenda ci ha procurato ricorrere alla procura della Corte dei Conti». Gli impiegati intanto a testa bassa scivolano veloci nei corridoi. Fanno fotocopie in serie per la Finanza, sanno che nulla sarà come prima agli occhi della gente. Intanto il procuratore della Repubblica di Urbino Andrea Boni dice: «E' un lavoro importante che vuol ribadire se mai ce ne fosse bisogno il nostro impegno per tutelare questo territorio e le aziende sane. Abbiamo raccolto prove, anche visive, che dimostrano cosa avveniva in quell'ufficio. E l'inchiesta, che dura da cinque mesi, si appresta ad allargare lo scenario dopo le perquisizioni e i sequestri alle sei ditte coinvolte. Ci aspettiamo ulteriori e importanti risultati». ro.da.

Il procuratore capo di Urbino: «Un'inchiesta che dura da 5 mesi, con prove, anche visive, che dimostrano cosa avveniva in quell'ufficio»


Siamo in attesa dei documenti dei giudici per sospendere dal lavoro il nostro dipendente, spero che la giustizia accerti oltre ogni dubbio le colpe

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