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12/05/2020

E Toti non sbaglia più un colpo

Libero - FRANCESCO SPECCHIA

IL GOVERNATORE LIGURE SI È SVEGLIATO
Come il mitico, omonimo u-boot degli anni '20 vanto della Regia Marina - il sommergibile "Toti", appunto - il Toti (...) segue ➔ a pagina 6 segue dalla prima FRANCESCO SPECCHIA (...) governatore della Liguria dà il meglio di sé nelle missioni pericolose, di scandaglio e sorveglianza. La sua abilità di muoversi velocemente sotto la cresta dell'onda, nonostante la stazza non leggiadra, lo porta oggi ad un annuncio educato ma potente. «Nei momenti caldi dell'emergenza nessuno di noi governatori si è opposto, anche se spesso non eravamo d'accordo col governo. Ma ora, nella Fase 2, è giusto che dalle nevi del Monte Bianco ai vitigni di Pantelleria, ogni Regione si assuma la responsabilità delle riaperture...», annuncia il Presidente. L'avesse fatto Fontana, l'avrebbero bombardato. Con Toti è diverso. Toti Giovanni da Viareggio, classe '68, ex giornalista ceduto in comodato alla politica, assieme ai colleghi Bonaccini e Zaia, è il presidente che più risolutamente, invocando «l'autonomia che ci concede il titolo V° della Costituzione in sanità, commercio, ambiente...», chiede la modifica dei Dpcm; e che pretende una ripartenza post contagio, dopo il 18 maggio, affidata ad ogni singola Regione. D'altronde Toti, nonostante quell'aria paciosa da moroteo dei bei tempi, è stato uno dei primi ad aver messo tenacemente in sicurezza il proprio territorio. Ha quadruplicato nei suoi ospedali le terapie intensive da 50 a 210 (in proporzione più della Lombardia); ridotto i ricoveri da 1.300 a 500; aumentato i reparti Covid («anche se ora non ne abbiamo bisogno») a 1.300 posti letto; allestito una mitragliatrice di tamponi che solo al San Martino di Genova arrivano a 3.000 al giorno («anche se il tampone, oggi, è uno strumento spurio di lotta politica»). Insomma, ha reagito al Coronavirus con la forza dei numeri e dei protocolli filtrati attraverso il buonsenso e una buona dose di «interpretazione estensiva» delle normenorme. E sganciando, col suo tono monocorde ai limiti dell'ipnotico, una prima bomba. Poi eccone una seconda: «Ora, la cosa assurda è che, dopo le elezioni politiche, un governo centrale dirigista stia bloccando le elezioni di sindaci e governatori: una vera sospensione di un diritto democratico. Non capisco: la gente ha ripreso ad uscire, a lavorare, a pagare le tasse ma non può riprendere a votare...». LA RIELEZIONE Le elezioni sono il suo prossimo bersaglio. In realtà, Toti è troppo scaltro per non sapere che i sondaggi, mentre calano per i leader di partito, stanno premiando in blocco tutti i presidenti di Regione più efficienti. Sicché non gli par vero di riuscire a sfruttare una campagna elettorale che s'accende in automatico sulle disfunzioni, gli annunci e i dilettantismi di Palazzo Chigi: «Il Covid ci ha resi schizofrenici. Da un lato ci indebitiamo tra redditi di cittadinanza e di urgenza. Dall'altro i 25mila euro di prestiti alle imprese e la cassa integrazione, e i 600 euro delle partite Iva arrivano alla spicciolata o continuano a slittare. E ci sono 35 milioni di opere pubbliche e di appalti sospesi che potrebbero far partire il Paese», butta lì. Pausa. «Quando c'era il governo gialloverde Conte era diverso, abbiamo fatto molte cose», aggiunge, «ma adesso Conte subisce il peso della visione grillina complottarda e la prepotenza del Pd che è quello del codice degli appalti. I controlli servono ma devono essere giusti. Qui s'è attivata una macchina infernale nutrita dalla burocrazia». Toti non dice nulla di nuovo, beninteso; ma spiega benissimo ciò che i liguri, estenuati, vogliono ascoltare. Cioè l'evocazione di un nuovo miracolo italiano in un momento in cui l'economia è attaccata al respiratore. Nei discorsi di Toti l'Italia resta un Paese ricco, con un debito sostenibile dalle famiglie; ma è pure il posto dove, causa l'emergenza, si sono sforati tutti i parametri deficit/Pil, debito/Pil allo scopo di ottenere i soldi per la ricostruzione; ma la presenza di quei soldi si limita soltanto, finora, «alle conferenze stampa del presidente Conte». Ma, a differenza di Salvini a cui è tuttora assai legato, Toti, nel suo empito, non è mai tranchant; lascia sempre una porta aperta al dialogo, all'abbocco, all'accomodamento. Afferma di rispettare scienziati ed epidemiologi ma li invita cortesemente a farsi da parte per lasciare il posto alla politica. Pur avendo lasciato Forza Italia per fondare il partito Cambiamo! (che non ha, onestamente, finora, la parvenza della forza storica), Toti ritiene sempre Berlusconi «una persona a cui voglio molto bene. Il figlio Piersilvio è cittadino ligure, con Confalonieri mi sento ogni giorno». È il più filoleghista di tutti ma ammette che «se volessero rifare un polo moderato prendendo la lezione del Veneto e della Liguria, io ci sarò». Come l'omonimo sommergibile, Toti sgancia i siluri, tira su il periscopio per osservare i danni al bersaglio, e poi si reimmerge per vedere l'effetto che fa...
SFIDA A ROMA «Nei momenti caldi dell'emergenza nessuno di noi si è opposto, anche se spesso non eravamo d'accordo col governo. Ma ora, nella Fase 2, è giusto che dalle nevi del Monte Bianco ai vitigni di Pantelleria, ogni Regione si assuma la responsabilità delle riaperture» SPIAGGE APERTE «Il droplet, le goccioline, si perdono nel vento caldo dell'estate e sulla sabbia il virus vive poco. Forniremo braccialetti che vibreranno, avvertendoti che qualcuno sta violando la tua comfort zone. Altro che cabine di plexiglass»

Foto: Giovanni Toti è presidente della Regione Liguria dall'11 giugno 2015. È in lizza per un secondo mandato (LaPresse)