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22/09/2018

E Toninelli fa solo casino

Libero - FILIPPO FACCI

Ponte e Olimpiadi
Nessuno lo dice, tutti lo pensano: Danilo Toninelli forse dovrebbe andare a casa. Lo smacco e l'imbarazzo sarebbero deflagranti per tutto il governo (grillini in particolare) ed è la ragione per cui la questione non è propriamente sul (...) segue a pagina 9 segue dalla prima (...) tavolo, ma il tavolo resta ingombro delle gaffe, delle sciocchezze, delle informazioni sbagliate, delle scelte frettolose e insomma delle cazzate accumulate da un ministro delle Infrastrutture capace di far rivalutare persino Antonio Di Pietro: e ce ne vuole. L'aggiornamento continuo dei pressoché quotidiani "casi Toninelli" oltretutto non permette neppure di fare un riassunto decente, c'è sempre qualcosa di nuovo da aggiornare. Vediamo solo gli ultimi giorni. 1) Ieri, mentre tutti avevano già archiviato l'associazione Torino-Olimpiadi invernali del 2026, lasciando campo libero a Milano e Cortina, d'un tratto s'è svegliato Toninelli scombiccherando tutto e aggiungendo casino al casino: «Torino da sola la scelta migliore, no al tridente con Milano e Cortina». Prego? «Quella di Torino è la scelta migliore sotto tutti i punti di vista, soprattutto della convenienza economico e strutturale, vista l'esperienza passata, e che l'idea di tre città sia quanto meno caotica e difficilmente percorribile». È arrivato Toninelli: una mano, anzi, ormai un piede alla sindaca e compagna di partito Chiara Appendino che si era impuntata su «solo Torino o niente», e di fatto aveva condotto la sua città all'harakiri. Sì a Torino, dunque, ma no ai soldi: lo Stato non deve mettercene perché «prima dobbiamo mettere in sicurezza ponti, strade, viadotti e gallerie. So che la Lega fa ragionamenti diversi». Diversi da quali? Non l'ha capito nessuno. «DECIDO A NOVEMBRE» 2) Sempre ieri, e sempre svegliato da chissà quale letargo, Toninelli ha ritirato fuori il Tav Torino-Lione ma per ri-archiviare subito la faccenda: «Avrei voluto prendere un caffè con Chiamparino, ma lui aveva altri impegni. In ogni caso prenderemo una decisione a novembre, dopo aver concluso l'analisi costi-benefici dell'opera». A novembre, con comodo: come se nessuno sapesse che di analisi costi/benefici ne sono già state fatte sette (tutte commissionate a committenti esterni più una commissionata direttamente dall'Unione Europea) e che tutte hanno giudicato positivo l'impatto dell'opera nel suo complesso. Senza contare che il 14 per cento delle gallerie totali è già stato realizzato e il 21 per cento è stato appaltato. Fermare l'opera significherebbe spendere di più di quanto l'Italia spenderebbe per terminarla, e lo sanno tutti anche questo. Il problema è che Toninelli, ieri, era a Torino e ha incontrato un po' di No Tav più il sindaco di Venaus, in Valsusa, e qualcosa doveva dire: «È in corso un'analisi costi-benefici ben fatta, terza e indipendente, che terminerà, mi spingo a dire, a novembre». Una data qualsiasi. Questo dopo oltre venticinque anni di confronti pubblici, analisi, varianti di percorso, cantieri aperti e bloccati e sbloccati e valutazioni di impatto ambientale. È solo una questione politica sulla quale potrebbe (non da sola) andare in crisi la ragione sociale del M5s e lo stesso governo. Così non si sceglie nulla. E i Toninelli straparlano. 3) Oppure tacciono completamente, come per il caso Intrieri, visto che si è appena scoperto che Toninelli ha messo un condannato per bancarotta fraudolenta nella Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture. Gaetano Francesco Intrieri - è venuto fuori - ha raccontato fior di balle nel curriculum, ma soprattutto, lui che doveva occuparsi di Alitalia, è stato condannato proprio per un'appropriazione da amministratore di una compagnia aerea, la Gandalf di Parma. Tre anni e 6 mesi, pena ridotta a 2 anni e 4 mesi e cancellata dall'indulto del 2006. Spiegazioni da dare, signor ministro? Niente, zero, anzi «no comment». Ieri, in compenso, Intrieri ha scritto su Facebook che «tra poco lascerò il ministero». Quando? Tra poco. 4) Di certo c'è che Toninelli ha un problema con le nomine, visto che altre tre sono state revocate nella commissione ispettiva per il crollo del Ponte Morandi. Il 23 agosto erano cadute le prime due teste: quella del professor Antonio Brencich e del presidente Roberto Ferrazza. Il primo si è dimesso, mentre il secondo è stato sospeso per «ragioni di opportunità in relazione a tutte le istituzioni coinvolte in questa vicenda». Il 9 settembre poi si è dimesso anche Bruno Santoro, dirigente del ministero dei Trasporti: era stato inserito nella lista degli indagati dalla procura di Genova. A voler essere pignoli, c'è anche il problema dell'avvocato leccese Francesco Cavallo nel nuovo consiglio delle Ferrovie Appulo Lucane: risulta essere sotto processo per truffa allo Stato e la Corte dei conti gli ha sequestrato 51 mila euro. Il 20 settembre ha rinunciato all'incarico. 5) Ma restiamo ancora a ieri, giornata campale per un ministro che in altri governi sarebbe già stato lapidato. Toninelli aveva indicato Fincantieri e Italferr quali società cui il governo voleva far ricostruire il ponte di Genova andato in pezzi il 14 agosto: ma è venuto fuori che entrambe non hanno le capacità tecniche per realizzare un'infrastruttura di questo tipo. In due parole mancano le «attestazioni Soa», strumento previsto dal codice appalti per certificare la capacità di realizzare opere pubbliche che nel caso sarebbero sotto la categoria OG3: «strade, ferrovie, ponti e viadotti». SORRISI DA VESPA 6) Siccome però non è il caso di scrivere un libro su Toninelli, ecco solo un sommario circa altre figuracce di cui si è reso protagonista nei mesi scorsi: sinora abbiamo visto interventi politici inopportuni e interventi non politici ma inopportuni lo stesso, oltre a nomine di politici e consulenti condannati o inquisiti. Non si contano, in generale, i temi sui quali Toninelli sembra semplicemente incompetente. Altri preferiscono ricordare la foto di Toninelli con Bruno Vespa con in mano il modellino del ponte crollato (con sorrisi) cui si è sommata un'altra foto su Instagram, con i figli, dopo essere andato dal parrucchiere: «Ho revocato la revoca della concessione al mio barbiere». Doveva essere un'ironia sulle concessioni ad Autostrade. Tema sul quale era inciampato anche ad Agorà, su RaiTre: «La nazionalizzazione ci sta tutta. Questo è il caso della A10 Genova-Ventimiglia, dunque penso proprio che possa essere nazionalizzata». Toninelli voleva prendersela con Autostrade, ma quel tratto appartiene ad Autostrade solo fino a Savona. Dopo è di Autofiori, società del Gruppo Gavio. Altra meravigliosa frase di Toninelli sul ponte: «Non vogliamo solo rifare bene e velocemente il ponte Morandi, ma anche renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovino, possano vivere, giocare, mangiare». Mangiare. Giocare. Sul ponte. Il 21 agosto invece aveva fatto parlare di sé, nel pieno del casino politico sulla nave Diciotti, con un selfie molto opportuno: «Qualche giorno di mare con la famiglia con l'occhio sempre vigile su ciò che accade in Italia». Al mare o ai monti, siamo tutti sotto l'occhio vigile di Danilo Toninelli.

Foto: Danilo Toninelli guida una bici per disabili a Torino

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