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04/07/2020

E sugli appalti c’è l’allarme dell’Anac «Le deroghe aiutano la corruzione»

Il Mattino di Padova - Giuseppe Salvaggiulo

La relazione dell'Autorità anticorruzione alla Camera. Merloni: le organizzazioni criminali stanno prosperando
IL DOSSIERGiuseppe SalvaggiuloPrima relazione annuale post Cantone dell'Autorità anticorruzione, ma il piglio non cambia. È il presidente Francesco Merloni a parlare alla Camera. La «leale collaborazione istituzionale» non annacqua i messaggi ai naviganti della politica. «È estremamente pericoloso - ammonisce Merloni - considerare la normativa anticorruzione come un inutile aggravio» e quindi «abbassare la guardia alimentando la percezione generale che il problema non sia poi così rilevante», quando invece si conferma «una piaga sociale polverizzata e multiforme, che coinvolge quasi tutte le aree territoriali del Paese» tanto più in una «fase di emergenza» in cui «le organizzazioni criminali ricorrono sempre più spesso a sistemi corruttivi per raggiungere i loro scopi, con effetti devastanti sul sistema economico e sulle imprese sane». Segue analisi fenomenologica della «corruzione da straccioni» che alimenta le banche dati dell'Anac: «Il valore della tangente è di frequente molto basso: la funzione pubblica si vende per molto poco, a volte anche per soli 50 o 100 euro». Tra le contropartite in natura i corrotti prediligono ristrutturazioni edilizie, riparazioni casalinghe, trasporto mobili, pernottamenti, buoni benzina e pasti. Caso recente un abbacchio in cambio di un'informazione riservata. L'allarme si lega al secondo messaggio, riferito alle intenzioni del governo sul decreto semplificazioni: «ipotesi rischiose come quelle di un largo utilizzo dei supercommissari, del "modello Genova" per alcuni appalti sopra soglia (5 milioni di euro, ndr) con amplissime deroghe e l'affidamento diretto fino a 150.000 euro senza alcuna consultazione degli operatori economici». Non che l'Anac non consideri «necessarie» le semplificazioni in un settore che nei primi quattro mesi dell'anno ha perso 19 miliardi di euro di appalti (-33,6% rispetto all'anno scorso, ma al Nord il calo arriva al 50%) e conta 22mila procedure di gara in mezzo al guado burocratico, che bloccano 23 miliardi di investimenti. Il punto è che «non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio. Al contrario, le deroghe indiscriminate creano confusione, i funzionari pubblici e le imprese non hanno punti di riferimento e si rischia di favorire la corruzione e la paralisi amministrativa». Lo dimostra, sostiene Merloni, l'andamento degli appalti pubblici nel corso degli ultimi anni, in costante crescita. E in particolare l'effetto del decreto sblocca-cantieri varato un anno fa dal primo governo Conte. «Le perplessità che l'Autorità aveva su quel decreto - rivendica - trovano conferma nei dati. A fronte di una crescita del mercato del 23%, quella degli appalti sotto soglia, oggetto delle semplificazioni, è stata di poco oltre il 10%». Secondo l'Anac le regole attuali contengono già la possibilità di agire in deroga e velocemente, tanto più in una situazione di conclamata emergenza. Nella quale si sono spesi 3 miliardi di euro per dispositivi di protezione e ventilatori polmonari. Oltre 1,1 miliardi per mascherine, quasi 1 miliardo per guanti camici e visiere, 400 milioni per ventilatori, 100mila euro per tamponi (il che, tra l'altro, conferma l'eccessiva ospedalizzazione a scapito del testing nella prima fase della pandemia).Quattrini spesi in grandissima parte senza gara: il 77% invitando alcune imprese a presentare preventivi, il 20% con affidamento diretto. Quasi il 40% della spesa straordinaria per far fronte alla pandemia è stata effettuata a livello centrale da Consip, Protezione Civile e commissario straordinario Arcuri. Il resto da Regioni e Comuni. La Lombardia ha speso 356 milioni, la Toscana 257, il Piemonte 211, la Campania 203, il Veneto 170, la Liguria 107, l'Emilia Romagna 97. L'Anac ha fornito pareri sulla congruità dei prezzi.Insomma la semplificazione, volendo, c'è già. Il che sconsiglierebbe di terremotare ancora il sistema. Basti pensare alla fantozziana sorte del regolamento unico: pensato per snellire il Codice degli appalti di 220 articoli, risulta desaparecido dopo che, rimbalzando tra i ministeri, le bozze si erano gonfiate fino a 313 articoli. «Un testo piuttosto robusto», dice Merloni con un certo gusto dell'eufemismo.Più utile (ma difficile e propagandisticamente meno efficace) sarebbe intervenire nelle due fasi in cui le opere si impantanano con più frequenza. Progettazione ed esecuzione, prima e dopo le gare, quando si scontano impreparazione tecnica delle amministrazioni e difficoltà (per non dire di varianti e contenziosi) delle imprese.--© RIPRODUZIONE RISERVATA