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01/07/2020

È scontro Pd-M5S sul Mes Conte teme il voto in aula

La Gazzetta Del Mezzogiorno

LE STRATEGIE DELLA POLITICA ZINGARETTI IN CAMPO Lettera aperta del segretario dem per chiedere con nettezza che sull'attivazione del fondo non si tergiversi più
Tutto fermo anche sulle alleanze per le regionali. Vertice di maggioranza
l ROMA. La settimana decisiva sul decreto semplificazioni e sullo schema della nuova «manovrina», per la maggioranza e per Giuseppe Conte, si apre con una vera e proprio guerra, l'ennesima, tra il Partito democratico e i 5Stelle: motivo del contendere, che appare sempre più senza esclusione di colpi e che non è detto riservi sorprese anche clamorose, è il Mes. Il nodo di Gordio del governo giallorosso, diventa perfino oggetto di una lettera aperta di Nicola Zingaretti in cui il segretario del Pd, con una nettezza finora inedita, chiede che sull'attivazione del fondo Salva Stati non ci siano più tergiversazioni. L'affondo del leader dei deomocratici innesca immediatamente l'ef fetto contrario, rendendo più solido e più alto il muro di un MoVimento 5 Stelle segnato dalla tensioni interne. E rischiando di trasformare il voto in Aula sulle comunicazioni del premier prima del Consiglio Ue in un rebus ad altissima suspence. Una riunione tra i membri del governo pentastellati che ieri hanno tentato di fare il punto anche sul Mes. Ma è su tutta l'agenda di governo che il Movimento ribolle. «Così non si può andare avanti», spiega una fonte autorevole pentastellata puntando il dito sull'impasse nella quale sembra essersi arenata l'azione dell'esecutivo per la ripresa. E, forse non caso, in un post su Facebook in cui Conte annuncia i nuovi vertici di Alitalia, il premier ribadisce un concetto: il governo non è fermo ma prosegue, «senza sosta», la sua azione. «Ci siamo ripromessi di raggiungere ambiziosi obiettivi, ambientali e occupazionali, e siamo ben determinati a rispettare questo impegno», sottolinea Conte. Oggi il premier cercherà di dare una nuova sterzata al Recovery Plan italiano in un vertice di maggioranza tutto a sfondo economico: sul tavolo ci saranno infatti il dl semplificazioni e lo scostamento di bilancio per mettere in campo un decreto luglio che potrebbe arrivare fino a 20 miliardi. Sul decreto semplificazioni il premier vuole accelerare, prendendosi anche il rischio di tenere l'attività parlamentare aperta per la conversione del decreto ad agosto inoltrato. Ma già sulla bozza del testo emergono delle divisioni. Nel M5S c'è più di un dubbio sulle deroghe al codice degli appalti previste e, nel capitolo sull'edilizia, secondo i Verdi ci sarebbero misure che autorizzerebbero un vero e proprio condono. Punto sul quale il M5S non darebbe certo il suo consenso. Su un altro tema, il prolungamento della Cig in deroga e il blocco dei licenziamenti fino a dicembre, Movimento e Pd sono sulla stessa linea ma è Iv a dirsi contraria. Ma il vero nodo resta quello del Mes. Zingaretti, forse anche scosso dal dibattito interno sulla sua segreteria, ieri ha lanciato dieci proposte per rivoluzionare la sanità italiana. Con il Mes «oggi possiamo avere le risorse mai viste prima, la danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre», spiega il segretario Dem. La sortita rischia di far andare in fumo il piano di Conte: rinviare il voto sul Mes e sull'intero pacchetto di aiuti Ue a settembre, dopo l'intesa sul Recovery Fund. Il 15 luglio il premier sarà in Aula. La strategia sarebbe quella di mettere in campo una risoluzione di maggioranza esclusivamente incentrata sul Recovery Fund, oggetto del Consiglio Ue del 17-18. Ma è pacifico che le opposizioni presentino delle loro risoluzioni-trappola sul Mes, chi contro (come già fece Fdi), chi a favore, come PiùEuropa. E lì il rischio di un blitz di Iv (e forse anche di qualche parlamentare Pd) o di una sortita della fronda più vicina a Alessandro Di Battista è altissimo. Anche perché la posizione del M5S, sul Mes, non cambia. «Restiamo contrari, se debito deve essere facciamolo con lo scostamento di bilancio», sottolinea Vito Crimi, capo politico di un Movimento dove crescono i malumori anche su un altro dossier: quello del presunto aumento della pubblicità a Mediaset. «Se fosse frutto di un accordo tra Conte e Berlusconi in cambio di una maggiore apertura di FI al governo il M5S si opporrebbe», spiega una fonte pentastellata. Anche perché gli azzurri sul Mes hanno la stessa linea di Pd e Iv: «è un'op portunità», spiega Mariastella Gelmini.