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10/02/2021

E Salvini si fa “europeista” Rottura nel fronte sovranista

Avvenire - VINCENZO R. SPAGNOLO

LA LEGA ATTENUA I TONI SUI MIGRANTI. E A STRASBURGO VA VERSO IL SÌ AL RECOVERY
È sera quando fonti della Lega fanno trapelare come il partito stia ancora ragionando sul da farsi: «Parlamentari, economisti e tecnici della Lega sono al lavoro in vista del voto sul Recovery Fund », previsto per stasera. A metà gennaio, quando il documento era in commissione, gli europarlamentari leghisti si erano astenuti. Ora invece la Lega fa sapere di voler attendere l'incontro col premier incaricato Mario Draghi (previsto alle 16.30) prima di «prendere la decisione definitiva». Una riflessione che differenzia il Carroccio dall'alleato di centrodestra Fratelli d'Italia: «Ci asterremo. Siamo a favore del Recovery fund , ma contrari al regolamento che reintroduce regole di austerità», annuncia il capo delegazione di Fdi-Ecr all'Europarlamento, Carlo Fidanza. Un voto favorevole potrebbe aumentare le frizioni con gli altri partiti del gruppo Identità e democrazia, dai francesi di Marine Le Pen ai nazionalisti di Alternativa per la Germania, coi quali già c'è tensione dopo l'attacco a Draghi di Jörg Meuthen, esponente di Afd, che l'ha definito «grande maestro in materia di debiti». Un affondo al quale ribatte Marco Zanni, europarlamentare della Lega e presidente del gruppo Id: «Se qualcuno all'estero critica il professor Draghi per aver difeso l'economia, il lavoro e la pace sociale europea, quindi anche italiana, e non solo gli interessi tedeschi, per noi è un titolo di merito». Da ieri intanto i toni del segretario Matteo Salvini sono diametralmente cambiati, divenendo quasi europeisti: «Io non sono contrario all'Europa. Sono per l'adozione del codice degli appalti europeo. Se qualcosa arriva dall'Europa, perché no?», ha detto in conferenza stampa a Milano. Eppure, solo un anno fa, bollava l'Ue come «covo di serpi e di sciacalli» e ipotizzava referendum alla maniera inglese. C'è chi sostiene che il new deal sia caldeggiato dallo stratega Giancarlo Giorgetti e che il leader si sia convinto a rafforzare l'immagine della Lega (che i sondaggi ora danno sul 2425%) come partito "responsabile". Strategia che collima con l'annuncio del Carroccio di sostenere l'esecutivo in fieri guidato da Mario Draghi, l'ex governatore della Bce che solo tre anni fa lo stesso Salvini (all'epoca vicepremier dell'esecutivo gialloverde) punzecchiava: «Conto che gli italiani in Europa facciano gli interessi dell'Italia e non critichino e basta». La metamorfosi finisce per coinvolgere pure uno dei cavalli di battaglia del Carroccio: «Sul tema immigrazione noi proporremo l'adozione della legislazione europea - argomenta Salvini -. A noi va bene che l'immigrazione in Italia sia trattata come lo è in Francia o Germania, con le stesse regole». Un rimando a Bruxelles («Bisogna coinvolgere l'Europa in quello che non è un problema solo italiano») che potrebbe avere anche la funzione tattica di smorzare, per il futuro, eventuali frizioni con altri partiti delle larghe intese come Pd e Leu, che sull'immigrazione hanno visioni opposte. Oggi dunque, quasi nelle stesse ore, Salvini giocherà una doppia partita: a Roma, nel secondo round delle consultazioni (a Draghi parleremo di «salute, lavoro e riaperture e proporremo il "modello Bertolaso" anti pandemia», annuncia) e a Strasburgo, dove la plenaria dell'Europarlamento voterà per l'approvazione definitiva del regolamento della Recovery and resilience facility . Quali mosse effettuerà il "capitano" leghista? Lo si capirà stasera. Intanto da Fdi, la presidente Giorgia Meloni considera: «Il centrodestra non è finito. E io non polemizzo con Salvini. Se divenisse ministro potrei essere contenta, ma temo che, se lo diventasse, avremmo come ministri anche Zingaretti, Di Maio, Speranza. E lo scenario diverrebbe più fosco».