scarica l'app
MENU
Chiudi
17/07/2020

E per il mercatino di Salvatore Bisogni si avvicina la svolta

Il Riformista - F. S.

Fine dell'abbandono?
A breve l'assegnazione degli spazi, ma è possibile che si centri il risultato dopo tanti anni? L'urbanista Capozzi: «Non basta recuperare un immobile, serve pure una gestione sostenibile »
«Per riqualificare edifici dal valore inestimabile in contesti storici serve un dialogo continuo e duraturo tra tecnici, istituzioni e imprenditori», spiega Renato Capozzi, professore di composizione architettonica e urbana dell'università Federico II. Per "salvare" i simboli della storia e della memoria della città, ma soprattutto per donare loro nuova vita e renderli "produttivi" è necessario che siedano allo stesso tavolo i soggetti che hanno le competenze, chi detiene la disponibilità del bene, la società civile, gli enti di governo e di tutela del territorio e chi esprime legittimi interessi economici. Recuperare un immobile abbandonato, perché magari non appetibile dal punto di vista imprenditoriale, rischia di essere inutilmente costoso. Servono invece collaborazione e dialogo per individuare nuove funzioni compatibili col valore degli edifi ci inutilizzati, snellire le pratiche e velocizzare i tempi dei lavori di riqualifi cazione. La storia del mercatino di Salvatore Bisogni racconta con esemplare chiarezza l'iter tortuoso che deve affrontare la realizzazione, la gestione e la riqualifi cazione di un edifi cio pubblico di e chi decide di prendersene cura. Il mercato da troppi anni è abbandonato nel cuore dei quartieri spagnoli. «Il terremoto che colpì Napoli nell'80 provocò enormi danni a una Chiesa Valdese, i proprietari donarono il suolo al Comune di Napoli in cambio di una sala all'interno dell'edifi co da realizzare - racconta Capozzi - Il Comune decise così di costruirvi un centro sociale e un mercato ortofrutticolo affi dandone il progetto all'architetto e professore Salvatore Bisogni e all'arch. Anna Buonaiuto e all'ing. Luciano Nunziante». Peccato però che quel progetto di grande qualità architettonica e urbana, non sia poi mai stato utilizzato del tutto. Il mercato ha svolto per pochissimo tempo la funzione per la quale era stato pensato. I lavori di costruzione vennero interrotti bruscamente per mancanza di fondi e per molti anni il cantiere divenne una discarica a cielo aperto. Per 15 anni il mercato sembrava essere invisibile, fi no a quando il Comune stanziò per i lavori nuovi fondi arrivati grazie al progetto Urban e si riuscì nel 2001 finalmente a completarlo ma, come anticipato, non andò mai a regime per svariati problemi. Dall'anno scorso il mercato riceve una nuova destinazione d'uso: passa da mercato a patrimonio del Comune. L'anno scorso Anna Buonaiuto, coprogettista e moglie dell'ideatore del progetto, nel frattempo scomparso, la comunità valdese, le associazioni culturali, la municipalità e l'università hanno partecipato ad un serrato confronto sul futuro possibile del mercatino. Qualche mese fa si è concluso il bando pubblico per assegnare la gestione dello spazio, che dovrà essere poi riqualifi cato da chi si aggiudicherà la gara d'appalto. Ma è possibile che ci siano voluti tanti anni e centomila cavilli burocratici per arrivare a una conclusione? Sì. Perché non basta decidere di recuperare un immobile e non basta neanche stabilire chi dovrà farlo, «bisogna trovare funzioni compatibili con la sua natura e il suo valore architettonico e, in una condizione di scarsità di risorse pubbliche, operare delle scelte al tempo stesso sostenibili anche dal punto di vista economico - spiega Capozzi - l'architettura rinasce se abitata e se produce valori, economia, occupazione». Dove rintracciare, quindi, una possibile soluzione? «Nella collaborazione tra pubblico e privato, nella condivisione delle scelte, nel dialogo tra università e istituzioni di governo e di tutela e nella creazione, ad esempio, di un "tavolo permanente" che metta insieme più soggetti e competenze», conclude Capozzi che, nel frattempo, si augura di vedere presto recuperato e riabitato il mercatino di Bisogni che fu il suo maestro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Sopra, il mercatino di Bisogni


Foto: In basso Renato Capozzi