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31/10/2018

È l’eterno ritorno delle Province: un futuro da hub delle gare di lavori

Il Sole 24 Ore - Eugenio Bruno, Giuseppe Latour

IL CASO appalti
ELECTION DAY Oggi si vota per il rinnovo di 47 presidenti e 27 consigli provinciali. Si tratterà di un'elezione di secondo livello, dal momento che voteranno solo sindaci e consiglieri comunali dei territori interessati
Da enti arrivati a un passo dall'abolizione a nuovi hub delle gare di lavori pubblici in Italia. È il percorso per certi versi sorprendente che hanno compiuto le Province negli ultimi quattro anni. Da quando la legge Delrio del 2014 le aveva svuotate di poteri, in attesa dell'abolizione costituzionale mai arrivata. E invece le "amministrazioni di mezzo" sono più vive che mai. Almeno a giudicare dalla manovra in arrivo, che stanzia 250 milioni all'anno (per 15 anni) per la manutenzione di strade e scuole e, soprattutto, riconosce il ruolo di primo piano svolto dalle stazioni uniche appaltanti.

Sul punto la bozza del Ddl di Bilancio 2019, in appena quattro righe, dice due cose. In primo luogo, definisce il grado ottimale di aggregazione degli appalti; spiega, cioè, a quale livello della macchina amministrativa bisogna concentrare la domanda di appalti, per ridurre il numero di centri di costo in Italia. Questo livello è quello di Province e Città metropolitane. Ancora più importante, però, è il secondo punto, che obbliga i Comuni non capoluogo a fare ricorso alle stazioni uniche appaltanti costituite presso Province e Città metropolitane «per gli appalti di lavori pubblici», sopra la soglia fissata dalla legge a 150mila euro.

La combinazione di questi due elementi porta, allora, gli uffici delle Province a diventare uno snodo strategico di migliaia di procedure. Nel disegno del codice appalti, così riformato, le Regioni saranno l'hub di aggregazione di servizi e forniture (soprattutto in ambito sanitario), mentre le Province diventeranno strategiche sul fronte dei lavori. Con una conseguenza: negli uffici provinciali potrebbe servire, addirittura, una campagna di assunzioni di tecnici specializzati. Un primo fabbisogno potrebbe aggirarsi intorno a tre nuovi professionisti per stazione unica appaltante provinciale: siamo, cioè, nell'ordine di 300 unità.

Va detto, comunque, che la manovra non fa altro che certificare uno stato di cose già consolidato: secondo uno studio realizzato da Gustavo Piga dell'università di Tor Vergata, sono infatti 50 le Province che hanno formalmente costituito una stazione unica appaltante (Sua). Qui, su un totale di 3.642 Comuni, hanno aderito in convenzione alla Sua 1.484 Comuni, il 40% del totale, portando una forte crescita del volume delle gare. Che passa dagli 1,1 miliardi del 2016 agli 1,5 del 2017 (+28% in un anno).

In realtà, in manovra ci sono altre due norme che rendono le Province più vive che mai. Ai 250 milioni annui per la manutenzione di strade e scuole dal 2019 al 2033, andrà sommata una fetta ancora da determinarsi di quei 3 miliardi per gli investimenti degli enti territoriali previsti dalla stessa bozza del Ddl. Che nulla dice invece sul caos istituzionale prodotto dalla riforma Delrio (su cui si veda Il Sole 24 Ore di lunedì 24 settembre) e dal decreto milleproroghe. In virtù del quale oggi si voterà per il rinnovo di 47 presidenti e 27 consigli provinciali. In un maxi election day (di secondo livello, visto che voteranno solo sindaci e consiglieri comunali dei territori interessati) che si completerà solo a gennaio, quando verranno rinnovati altri 43 consigli. In un puzzle di date e incroci degni di un enigmista.


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