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04/07/2020

«È il Covid a bloccare gli appalti»

Avvenire - ANTONIO MARIA MIRA

LA RELAZIONE ANNUALE DELL'AUTORITÀ ANTICORRUZIONE
L'Anac sul "modello Genova": non è senza regole che il sistema funziona meglio Secondo i dati presentati ieri, nel 2019 il valore delle gare è cresciuto del 23 per cento, ma nel primo quadrimestre del 2020 siamo a meno 33
Roma N on è vero che le regole anticorruzione e per la trasparenza bloccano gli appalti pubblici. Lo dice con forza l'Anac, dati alla mano, nella Relazione annuale, la prima dopo l'era Cantone e l'ultima dell'attuale consiglio di amministrazione presieduto da Francesco Merloni. Il 2019, scrive l'Autorità, è stato l'anno record per gli appalti pubblici, confermando la tendenza in crescita degli ultimi anni. Ma preoccupa il forte calo durante il lockdown. Nel 2019 il valore complessivo degli appalti pubblici si è attestato a 170 miliardi di euro, 30 in più del 2018 (+23%): una cifra mai toccata. Ed è anche una crescita quantitativa: gli appalti banditi sono stati infatti quasi 154mila, circa 12mila in più del 2018 (+8%). «Si tratta di dati - sottolinea l'Anac che sembrano smentire la tesi relativa a un presunto blocco degli appalti in Italia, dal momento che la crescita è generalizzata e riguarda tutte le tipologie di contratto». Un evidente riferimento soprattutto alle accuse del centrodestra. Per questo Merloni è critico sull'impostazione del dl Semplificazioni: «Sembrano riaffacciarsi in questi giorni ipotesi rischiose come quelle di un largo utilizzo dei "super-commissari", del "modello Genova" per alcuni appalti sopra soglia, con amplissime deroghe, e l'affidamento diretto fino a 150mila euro senza alcuna consultazione delle imprese. Non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio. Al contrario, le deroghe indiscriminate creano confusione e le imprese non hanno punti di riferimento e si rischia di favorire la corruzione e la paralisi amministrativa». Ma ora l'emergenza Covid «ha cambiato completamento lo scenario». I dati, pur se provvisori, dicono che nel primo quadrimestre 2020 gli appalti sono scesi del 24% per numero e del 33% in valore: 18,6 miliardi in meno. La Regione più colpita è la Lombardia (-63%, con un calo di circa 10 miliardi), mentre alcune hanno fatto registrare dati positivi, come il Lazio (+14%, pari a 550 milioni). Va tuttavia rilevato, segnala l'Autorità, che a causa dell'emergenza sanitaria 22mila procedure di gara, per un valore di 23 miliardi, non sono ancora state "perfezionate". Ed è possibile ipotizzare che i dati definitivi saranno assai meno negativi. L'Anac ha monitorato 61.637 procedure connesse all'emergenza sanitaria, per una spesa complessiva di 3 miliardi. La gran parte, oltre 2 miliardi, è riferibile al periodo più critico, fra l'1 marzo e il 10 aprile. La voce di spesa più significativa è per la fornitura di d ispositivi di protezione individuale, che arriva quasi al 70%: mascherine (1 miliardo e 165 milioni), guanti, camici e visiere (942 milioni). Su questo, avverte l'Anac, «non possono ritenersi estranei comportamenti speculativi e predatori da parte di soggetti variamente posizionati lungo la catena di fornitura, come già emerso da svariate indagini della magistratura». Spese «destinate ad una crescita consistente nel brevemedio periodo» col riavvio delle attività. Così l'Anac elenca le possibili criticità: abnorme lievitazione dei prezzi e forte variabilità degli stessi sul territorio nazionale; scostamento nella qualità e quantità delle forniture rispetto alle caratteristiche richieste; ritardi rispetto ai termini di consegna; mancato possesso, da parte dell'affidatario, dei requisiti per contrarre con la Pubblica amministrazione. L'Anac segnala anche i dati di allarme del forte aumento delle interdittive antimafia che nel 2019 sono state 633, ben 70 in più del 2018, con un incremento del 10,5%. E questo «conferma che le organizzazioni criminali ricorrono sempre più spesso a sistemi corruttivi per raggiungere i loro scopi, approfittando anche delle situazioni emergenziali come quella in corso, con effetti devastanti sul sistema economico e sulle imprese sane, già pesantemente colpite dalla crisi», sottolinea il Presidente Merloni. Ma aumenta anche il numero di dipendenti pubblici che hanno segnalato illeciti di cui sono venuti a conoscenza sul luogo di lavoro. «L'istituto del whistleblowing si legge nella Relazione - ha avuto, anche nel corso del 2019, un vero e proprio andamento esponenziale se si considera che si è passati dalle 125 segnalazioni del 2015 alle 873 del 2019, per un totale complessivo di circa 2.330 segnalazioni». Con un incremento dell'11%. Tuttavia, avverte l'Autorità, più della metà (488) sono state soggette ad archiviazione diretta in quanto relative a materie che esulano dalle competenze di Anac, mentre 112 sono state inoltrate alla Procura della Repubblica e 89 alla Corte dei conti.