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30/05/2020

È DIFFICILE ESSERE SEMPLICI

Il Venerdi di Repubblica - Michele Ainis

ITALIA SANA & ROBUSTA
L'ANALISI IL "DECRETO RILANCIO" HA 464 PAGINE E 256 ARTICOLI TRA RINVII AD ALTRE LEGGI E A FUTURI REGOLAMENTI IN CUI LA BUROCRAZIA SGUAZZA. È UN VECCHIO VIZIO ITALIANO. CONTRO CUI COMBATTIAMO DAL 1918
O GNI crisi ci impartisce una serie di lezioni. Sempre che ci rimanga in corpo l'energia per ascoltarle, la voglia d'imparare. Scegliamone una, fra le tante messe in ila da questa crisi sanitaria: l'importanza della semplicità. È una lezione, per l'appunto, semplice, evidente; ma la sua evidenza risalta per contrasto con l'esperienza che ci è toccata in sorte. Difatti la rappresen tazione del falso - diceva John Stuart Mill, il grande teorico del pensiero liberale - determina «la visione più chiara e l'impressione più nitida della verità, provocata dal suo contrasto con l'errore». Nel nostro caso si tratta d'un errore di Stato, delle cattive scel te dei nostri governanti. Magari in buona fede, ma l'omicidio colposo è pur sempre un reato. La semplicità è anzitut to un'economia di segni nel linguaggio. Anche, o forse soprattutto, nel linguaggio delle leggi, che si rivolgono a tutti i cittadini, non soltanto a chi ha tre lauree in tasca. E che devono essere poche, per poter essere osservate. Non oltre la capienza dei muri cittadini su cui verranno afisse, si diceva nel secolo dei Lumi. D'altron de questa rivendicazione ha attraversato tutto il Settecento perché riletteva il motivo tipicamente illuministico dello stato di natura, della naturale spontaneità dei rapporti umani che il legislatore non deve complicare né alterare. Il milione di decreti sul coronavirus, al contrario, ha disciplinato pure i nostri affetti, gli amori, gli amici, i congiunti e i disgiunti. E l'ha fatto con un milione di parole, con una rafica di ordinanze e di decreti, fra i quali spicca per esempio il decreto legge "Rilancio": 464 pagine, 256 articoli, una giostra infernale di rinvii a leggi precedenti e a futuri regolamenti d'at tuazione. Sarà per questo, per un moto di pietà verso gli italiani, che in ultimo il governo ha annunciato un decreto per la sempliicazione. L'idea non è nuova di zecca, dato che la prima Commissione per la semplificazione burocratica venne istituita nel febbraio 1918, mentre nel 1921 il governo Bonomi battezzò la prima legge di sempliicazione. Durante questo secolo di esperienze e di tormenti, la legge di sempliicazione è diventata «annuale» (nel 1997, però l'impegno è stato rispettato soltanto quattro volte). Ci siamo inventati i ministri per la Sempliicazione burocratica (il primo fu Petrilli, nel 1950; fra i suoi numerosi epigoni, resta memorabile la performance di Calderoli, che nel 2010 accese un lanciaiamme contro una pila di Gazzette uficiali). Abbiamo sempliicato un po' di tutto, dall'intelligence (nel 2015) alla S.c.i.a. (sostituita, nel 2014, dalla super S.c.i.a.). Inine ci siamo dedicati a scrivere e riscrivere il codice degli appalti (l'ultima volta nel 2016, con 181 errori in 220 articoli). Insomma, alle nostre latitudini la semplificazione è sempre stata al quanto complicata. Ci avevamo fatto il callo, ci eravamo rassegnati ai labirinti burocratici. Finché con l'emergenza sanitaria, sommata alla crisi economica, abbiamo scoperto che di troppa burocrazia si può pure morire. Quando non trovi in farmacia le ma scherine che ti salvano la vita, quando la cassa integrazione arriva con mesi di ritardo, t'accorgi che non ne puoi più, che vuoi uno Stato semplice, sfrondato come un albero d'inverno. Del resto vale per il diritto la regola che vale in natura; giacché una buona legge isica dev'essere semplice, im mediata. Dopotutto, a Einstein bastarono una ventina di pagine per esporre la teoria della relatività ristretta, nella sua celebre memoria del 1905 che sconvolse le concezioni della isica classica. Senza dire dei rapporti fra Stato e Regioni, un ginepraio di competenze. Ne abbiamo fatto le spese proprio adesso, soprattutto adesso. Giacché al primo spetta decidere sulla proilassi internazionale, alle seconde sulla sanità; e vattelappesca dove sta il conine tra queste due materie. L'unica certezza è che in Italia ogni pubblico uficiale è armato del potere d'ordinanza, e in fatti ce ne hanno sparate addosso centinaia. Un fuoco incrociato, come quello fra i sindaci di Ancona e Falconara, nel cui territorio s'allunga una spiaggia: l'uno ha vietato i bagni, l'altro li ha permessi. E a maggio un runner, colpevole d'avere oltrepassato quell'invisi bile conine, si è beccato 400 euro di multa.Eppure la libertà è una cosa semplice, un concetto elementare. Come del resto sono semplici le parole usate dalla Costituzione per garantirne l'esercizio. Libertà di movimento, di riunione, di culto, d'istruzione, d'iniziativa economica: le capisce anche un bambino. O comunque le ha comprese adesso, mentre il lockdown ci rinchiudeva dentro casa. Le libertà - diceva Calamandrei - sono come l'aria: ti rendi conto di quanto siano essenziali quando le hai perdute. Forse nei mesi scorsi questa lezione ci è giunta alle orecchie, ed era ora. Perché è sempre molto complica to offrire in dote un patrimonio di libertà alle generazioni successive; in Italia c'è voluta una guerra civile. Ma cancellarle è semplice, basta un tratto di penna in un decreto. Auguriamoci che in futuro non si trovi più l'inchio stro. ANTONIO MASIELLO / GETTY IMAGES

Foto: LE LEGGI DEVONO ESSERE CAPITE DA TUTTI NON SOLO DA CHI HA TRE LAUREE IN TASCA


Foto: Il premier Giuseppe Conte annuncia in televisione le misure per fronteggiare l'emergenza legata al Covid-19 A EINSTEIN BASTARONO UNA VENTINA DI PAGINE PER SPIEGARE LA TEORIA DELLA RELATIVITÀ