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09/09/2020

Durc, cosa cambia con le normative emergenziali

Legal - Mario Valdo

ISTRUZIONI
Approfondimento della Fondazione studi dei consulenti del lavoro: i Documenti di regolarità contributiva in scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020 conservano la loro validità fi no al 29 ottobre. Ma il decreto Semplifi cazioni esclude dalla proroga il settore degli appalti
La Fondazione studi consulenti del lavoro, con l'approfondimento del 3 agosto scorso, fornisce una disamina delle normative emergenziali legate ai Documenti unici di regolarità contributiva. Stando alle ultime indicazioni fornite dall'Inps, i Durc in scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020 conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza, ovvero sino al 29 ottobre 2020. Tuttavia, tale disposizione va coordinata con quanto previsto del decreto Semplificazioni, che esclude da tale ambito applicativo tutte le ipotesi in cui si adottino procedure per la selezione del contraente o per la stipulazione del contratto relativamente a lavori, servizi o forniture previsti, ovvero ad appalti, affidamenti diretti o procedure di gara con scadenza dal 17 luglio 2020 (data di entrata in vigore del decreto legge n. 76), che non godranno di tale proroga. L'approfondimento segnala, in ogni caso, che il decreto legge n. 83/2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 190 del 30 luglio e in vigore dal medesimo giorno, dispone fino al 15 ottobre la proroga dello stato di emergenza e delle specifiche misure di contenimento dell'epidemia. Sarà, quindi, necessario, secondo i consulenti del lavoro, che l'Inps chiarisca se adesso i Durc, in scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020, manterranno la loro validità per i 90 giorni successivi al 15 ottobre 2020, usufruendo della proroga disposta. Entrando nel dettaglio, ai sensi dell'articolo 1, comma 1175, legge n. 296/2006, "a decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale". Il decreto ministeriale 30 gennaio 2015, emanato dal ministero del lavoro, visto l'art. 4 del D.L. 20 marzo 2014, n. 34, convertito dalla legge 16 maggio 2014, n. 78, recante "Semplificazioni in materia di Documento unico di regolarità contributiva", mantiene la struttura giuridica del precedente D.M. 24 gennaio 2007, conseguentemente abrogato. Da subito, sottolinea la fondazione studi dei consulenti del lavoro, si pone il problema inerente alla qualificazione giuridica del Durc rispetto al beneficio contributivo e cioè se il Documento medesimo si ponga nei confronti di quest'ultimo come elemento generatore. Tale tesi, sostenuta dall'Inps e dal ministero del lavoro, secondo i consulenti del lavoro non può essere condivisa, in quanto il beneficio contributivo è inerente a un vero e proprio diritto in capo all'impresa, diritto soggetto alla normale prescrizione in materia previdenziale. Ne consegue che il diritto ad usufruire del beneficio non nasce con il rilascio del Durc, ma è sottoposto alla condizione sospensiva del rilascio dello stesso. Nasce, cioè, dalla posizione soggettiva dell'azienda, che ha determinate caratteristiche o che ha stipulato un contratto di lavoro subordinato con un lavoratore, che per legge è portatore di determinate agevolazioni. Il Durc, quindi, è da intendersi quale atto amministrativo avente natura di autorizzazione periodica ad usufruire del beneficio, ma il mancato rilascio del Durc non può intendersi come perdita definitiva di quel beneficio, tanto è vero che, ai sensi dell'art. 4 D.M. 30 gennaio 2015, in caso di mancanza dei requisiti previsti, gli Enti sono tenuti ad invitare gli interessati a regolarizzare la propria posizione entro il termine di 15 giorni. Il mancato rilascio del Durc regolare, ritengono i consulenti del lavoro, non può mai comportare la perdita del beneficio contributivo, ma soltanto la sua impossibilità ad essere usufruito fino a quando perduri l'irregolarità. In sostanza, affermano i consulenti del lavoro i Durc, la cui scadenza sia prevista tra il 31 gennaio ed il 31 luglio 2020, mantengono la loro validità sino al 29 ottobre 2020. Pertanto, l'Inps ha comunicato che "tutti i contribuenti per i quali è stato già prodotto un Durc On Line con data fine validità compresa tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020 ovvero i richiedenti ai quali sia stata comunicata la formazione del medesimo Durc On Line devono ritenere valido lo stesso Documento fino al 29 ottobre 2020, nell'ambito dei procedimenti in cui ne è richiesto il possesso, senza procedere ad una nuova interrogazione". Tuttavia, la disposizione di legge va coordinata con quanto previsto dal decreto semplificazioni. Il Governo, con Il decreto legge 16 luglio 2020, n. 76, introduce una norma in riferimento al Durc, con l'articolo 8 comma 10: "In ogni caso in cui per la selezione del contraente o per la stipulazione del contratto relativamente a lavori, servizi o forniture previsti o in qualunque modo disciplinati dal presente decreto, è richiesto di produrre documenti unici di regolarità contributiva di cui al decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 30 gennaio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 125 del 1° giugno 2015, ovvero di indicare, dichiarare o autocertificare la regolarità contributiva ovvero il possesso dei predetti documenti unici, non si applicano le disposizioni dell'articolo 103, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, relative alla proroga oltre la data del 31 luglio 2020 della validità dei documenti unici di regolarità contributiva in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020". La norma in questione esclude dall'ambito applicativo dell'art. 103, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, tutte le ipotesi in cui si adottino procedure per la selezione del contraente o per la stipulazione del contratto relativamente a lavori, servizi o forniture previsti o in qualunque modo disciplinati dal presente decreto". Trattasi, dunque, delle procedure di appalto, per le quali non varrà la proroga al 29 ottobre della validità dei Durc, che siano in scadenza tra il 31 gennaio ed il 31 luglio 2020. Più in particolare, i contratti cui fa riferimento il decreto "Semplificazioni" sono: quelli collegati alla straordinaria necessità e urgenza di realizzare un'accelerazione degli investimenti e delle infrastrutture attraverso la semplificazione delle procedure in materia di contratti pubblici e di edilizia, operando senza pregiudizio per i presidi di legalità; quelli collegati alla straordinaria necessità e urgenza di introdurre misure di semplificazione procedimentale e di sostegno e diffusione dell'amministrazione digitale, nonché interventi di semplificazione in materia di responsabilità del personale delle amministrazioni, adottando misure di semplificazione in materia di attività imprenditoriale, di ambiente e di green economy, al fine di fronteggiare le ricadute economiche conseguenti all'emergenza epidemiologica da Covid-19. Riguardo al perimetro temporale di efficacia della disposizione, i consulenti del lavoro sottolineano che l'art. 8, comma 1, decreto legge 16 luglio 2020 n. 76, prevede l'applicazione della disposizione medesima: alle procedure pendenti disciplinate dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, i cui bandi o avvisi, con i quali si indice una gara, sono già stati pubblicati alla data di entrata in vigore del presente decreto; in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui, alla medesima data, siano già stati inviati gli inviti a presentare le offerte o i preventivi, ma non siano scaduti i relativi termini e in ogni caso alle procedure, disciplinate dal medesimo decreto legislativo, avviate a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto (17 luglio 2020) e fino alla data del 31 luglio 2021.