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02/06/2019

Dubbioso sull’addio Conte avvisa la Lega “Basta con i blitz”

La Stampa - ILARIO LOMBARDO

L'ira del capo del governo per l'emendamento leghista sugli appalti E scherza: vado al G20 in Giappone da premier? Sarebbe una notizia RETROSCENA
ROMA Dice bene Matteo Salvini che il futuro a breve del governo dipenderà da come andrà a finire con i decreti crescita e sblocca-cantieri. Sa cosa è successo venerdì pomeriggio poco dopo le 18 nella stanza in cui sedevano leghisti e grillini assieme a Giuseppe Conte. Si discuteva dei due provvedimenti. Poche ore prima era andato in scena il melodramma sulla lettera all'Ue, sulla bozza abiurata, sulle solite accuse di manine vaganti. Conte non ama galleggiare tra i veleni gialloverdi e si è stufato. Mentre si affrontano le modifiche al dl Crescita, Conte si rivolge ai presenti, della Lega e del M5S. Ma guarda in particolare Giulio Centemero, tesoriere del Carroccio e relatore del provvedimento. Vuole capire perché la Lega in solitaria abbia deciso di inserire nello sblocca-cantieri un emendamento che sospende per due anni il codice degli appalti. Una norma che risulta invotabile per il M5S e che in tanti considerano un mina lasciata in Parlamento per scatenare la crisi della maggioranza. È una questione di metodo e di sostanza quella che pone il premier e che farà da bussola per tutto il discorso alla nazione annunciato per domani. «Abbiamo fatto tavoli per mesi, ho letto carte che non ero tenuto a leggere, ho seguito tutto il procedimento. E poi? Prendete queste iniziative autonome, non coordinate...Basta». Li considera «blitz» inaccettabili, e che imputa in particolare a Salvini e ai suoi uomini. Nel discorso rivolto agli italiani che ha già pronto (ieri ai giardini del Quirinale l'ha definita conferenza stampa, ma non è certo che saranno previste delle domande) partirà dalla constatazione di questo anno vissuto tempestosamente. E dalle ultime tremende settimane di battaglia tra Salvini e Di Maio. «Dobbiamo decidere se lasciare il Paese in una campagna elettorale permanente o pensare all'interesse nazionale -dirà - Perché così è evidente a tutti che non si possa più andare avanti». Se alla fine userà la prima persona plurale lo farà per cortesia, per non ribadire l'evidenza: che di questa lotta fratricida invece ritiene responsabili i suoi due vice. Chi ne ha raccolto le riflessioni nelle ultime ore conferma che le bacchettate saranno rivolte a entrambi. Non risparmierà Di Maio. Anche perché nel garbuglio di accuse e sospetti, Conte non ha digerito né gli spifferi sulla lettera che parlava di tagli al welfare, né le cannonate non concordate su Tria da parte dei grillini. Il premier sa che potremmo essere ai titoli di coda. Nel suo staff in pochi scommetterebbero sulla durata del governo. Dicono che al 90 per cento cade. E anche in fretta se è vero che tra consiglieri si confessano che il viaggio in Vietnam - partenza domani sera - «potrebbe essere l'ultimo». Eppure, circondato da mille ospiti durante le celebrazioni della Festa della Repubblica, Conte sa anche scherzarci su. Gli chiedono se alla fine sarà lui a fine mese ad andare da premier ad Osaka, per il G20 in Giappone. «Sarebbe una notizia...» sorride. In mano ha un libro, il titolo riporta in caratteri cubitali la parola: «Tregua». È una giostra di continue battute: sull'omonimia con Antonio Conte, neo-mister dell'Inter, su un posto vacante alla Roma, sul paragone con «capitan futuro» (De Rossi). Dopotutto il calcio resta la metafora perfetta della politica e della vita. Nel tiki-taka di dichiarazioni qualcuno gli fa presente che Salvini è sempre in contropiede. «Si ma io devo avere la parola finale...», precisa. Tutto cominciò esattamente un anno fa, proprio da qui. La solitudine del premier è nella consapevolezza di non controllare fino in fondo il proprio destino. Salvini arriva a salutarlo solo dopo che è passata più di un'ora abbondante. Eppure il leghista era a pochi metri, con le mani stritolate dalla fidanzata Francesca Verdini. «Ci vogliamo bene, benissimo...» dice. Sul prato quirinalizio il gelo è massimo e l'imbarazzo scava sorrisi tiratissimi nei protagonisti della soap opera gialloverde. Quando Salvini chiede al cerimoniale del Colle di poter saltare la fila per salutare il Presidente della Repubblica e andar via, non vede che nel frattempo sta arrivando Mario Monti. È impossibile evitare di incrociarlo: «Proprio lui, che sfiga...», si lascia andare il vicepremier. Poi tocca a Di Maio. Un saluto breve, giusto quei secondi che servono a presentare le rispettive fidanzate. Ma entrambi non avevano fatto i conti con Enrico Mentana. Il direttore del TgLa7 li costringe a una foto insieme. Salvini accenna una resistenza poi cede e tira fuori il suo solito volto da selfie. Mentre se ne va gli chiedono cosa si aspetta dal discorso di Conte: «Non lo so. Per questo voglio sapere prima cosa dirà. Domani (oggi, ndr) glielo chiedo. E comunque lunedì sarà in Veneto per inaugurare la Pedemontana...». Il taglio dei nastri è cominciato... - c