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25/06/2021

Draghi: vola la ripresa ma c’è il rischio varianti

Eco di Bergamo - Serenella Mattera

In Parlamento «La fiducia cresce, però cautela: non è un liberi tutti» La replica al Vaticano sulle critiche al ddl Zan: «Il nostro è uno Stato laico»
«Tutto di nuovo appare roseo», stiamo per togliere le mascherine all'aperto e anche l'economia torna a marciare, «la fiducia cresce», la crescita sarà «più sostenuta» del previsto. Ma «non illudiamoci», «non è un liberi tutti». Il pericolo Covid continua a incombere, nella forma di «varianti» come la Delta, che possono «rallentare il programma di riaperture e frenare consumi e investimenti». Mario Draghi lo dice ai parlamentari, ma attraverso di loro parla ai cittadini.

Riferisce alle Camere in vista del prossimo Consiglio europeo, parla dell'economia e della spinta a politiche espansive anche nella prospettiva della modifica del patto europeo di stabilità, nel 2023. Si dice «ottimista» - ma al Senato smorza in «fiducioso» - sull'evoluzione della situazione. Predica comunque cautela, rilancia la «caccia» ai focolai e ai cinquantenni non vaccinati. Mette in guardia dagli errori della scorsa estate: si deve intervenire sui trasporti prima del rientro a scuola. È il ritrovato europeismo, la nota positiva con cui Draghi condisce la sua giornata trascorsa in Aula, prima alla Camera poi a Palazzo Madama, ad ascoltare gli interventi dei parlamentari dopo il suo intervento in vista del Consiglio europeo. Il presidente del Consiglio, che è ospite al Quirinale per il tradizionale pranzo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e nel pomeriggio va a trovare il presidente emerito Giorgio Napolitano, prende nota e risponde a ciascuno. «Si avverte qui e tra i Paesi europei il senso di una maggiore appartenenza all'Ue rispetto a sei mesi o un anno fa», sorride. È vero, ammette con Emma Bonino, che su temi come quelli dei migranti i governo «deve fare i compiti a casa senza aspettarsi palingenetiche riforme dall'Europa». Ma è anche vero, dice alla senatrice come a Pier Ferdinando Casini, che «parecchie cose si stanno facendo e continueremo a farle».

Il giorno dopo il via libera dell'Ue al Recovery plan, Draghi ammette che il programma del governo è «difficile e urgente». Ribadisce che entro fine mese arriverà in Consiglio dei ministri una legge sugli appalti e le concessioni e a luglio la legge sulla concorrenza. È «in dirittura d'arrivo», assicura il ministro Marta Cartabia, anche il pacchetto di emendamenti sulla riforma del processo penale che arriverà in Cdm per trovare un difficile accordo tra i partiti della larga maggioranza su temi spinosi come la prescrizione. E a luglio il ministro Enrico Giovannini presenterà in conferenza Stato-Regioni il primo pacchetto di investimenti su infrastrutture e trasporti finanziati con le risorse del Recovery e del fondo «extra» Recovery. Un'impresa all'apparenza improba: «Ma ce la stiamo facendo», sorride, guardando a quanto già fatto.

Quel che resta da fare è mitigare i rischi per la «coesione sociale» che la pandemia rischia di portarsi dietro: «Le fasi di ripresa dalle crisi recenti hanno spesso favorito solo alcune fasce della popolazione, penalizzando i meno abbienti, i più giovani e le donne. Non abbiamo prestato la dovuta attenzione alla crisi climatica, che colpisce soprattutto le aree più fragili del nostro Paese. Questa volta dobbiamo agire diversamente», dice citando politiche attive per il lavoro "efficaci» che aiutino chi «ha bisogno di formazione per trovare un posto». Quanto alla crescita economica, l'accento viene posto sulle politiche «espansive» che immagina proseguano per anni, senza alcuna piega di «all'austerità». «Non c'è il pericolo» che il patto di stabilità europeo resti così, assicura: la discussione proseguirà nel 2022 per poi intervenire nel 2023, con un patto rivisto. Intanto bisogna tenere d'occhio, sottolinea, i rischi dell'inflazione e di politiche divergenti tra gli Stati Uniti e la zona Euro, a partire dalle loro autorità monetarie. Crescita ben oltre il 4,2%: questo l'auspicio.

«Il nostro è uno Stato laico non uno Stato confessionale, il Parlamento è libero di discutere e di legiferare» dice poi il premier all'indomani della pubblicazione della Nota della segreteria dello Stato vaticano che chiede di modificare il provvedimento contro l'omotransfobia, già approvato alla Camera e fermo da mesi a Palazzo Madama in una guerra tra favorevoli e contrari. «La laicità - prosegue - non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, la laicità è rispetto del pluralismo e delle diversità culturali».