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28/05/2021

Draghi tratta coi partiti: no rinvii

Avvenire - MARCO IASEVOLI

TENSIONI Il premier convoca la cabina di regia per sminare i temi del massimo ribasso e dei subappalti. Letta in trincea: semplificare sì ma rispettando la Carta. Fi media Si fa più aspro lo scontro tra governo e Cgil-Cisl-Uil
Oggi vertice sul fronte caldo delle semplificazioni, forse unite alla regia del Pnrr in un unico decreto I sindacati sui licenziamenti: il testo cambi o sarà sciopero. Orlando: «Reazioni sproporzionate»
S i tratta, ma fino a un certo punto. Nelle intenzioni di Mario Draghi, quella che si terrà stamattina è una cabina di regia finalizzata a chiudere il capitolo semplificazioni entro la scadenza indicata all'Europa, il 31 maggio. Un rispetto degli impegni e dei tempi che per il premier è il primo vero segno di cambiamento nel Paese. Un confronto che Draghi vuole mantenere «nel merito» e cercando punti di caduta che non decretino vincitori e vinti nel confronto mediatico tra i vari pezzi della sua maggioranza. Le scelte però - è l'avviso che lancia ai partiti - dovranno essere «nette», cioè determinare davvero una velocizzazione di gare e cantieri. Dopo settimane di discussioni all'interno dell'esecutivo e con le parti sociali, e soprattutto dopo «l'incidente» sui licenziamenti, si prova quindi a chiudere e a evitare un rinvio alla prossima settimana che, agli occhi del premier, somiglierebbe un primo cedimento rispetto ai compiti che si è dato il governo. Il provvedimento, fondamentale per proseguire praticamente con tutti i progetti del Pnrr, è infatti atteso entro la fine del mese e il Consiglio dei ministri per l'approvazione dovrebbe arrivare domani, insieme ad un primo gruppo di delicatissime nomine nelle partecipate di Stato. Le ultime parole messe a verbale dal premier sulle semplificazioni sono note: occorre «trovare un punto di incontro senza snaturare l'obiettivo di costruire l'Italia più equa e competitiva che vediamo nel Pnrr». Non piacerebbe, al premier, nemmeno l'ipotesi di snellire il decreto o accorparlo all'altro provvedimento, quello sulla governance del Pnrr, sul quale sembrerebbe esserci meno tensione. Un'ipotesi che, però, circola, e che consiste nello spostare al futuro ddl delega sulla revisione del Codice degli appalti il dibattito sul massimo ribasso e sulla liberalizzazione dei subappalti. Si potrebbero valutare vie di mezzo tra lo stralcio e il varo senza limiti, in questo senso vanno alcune proposte soprattutto di Forza Italia. La discussione sarebbe più serena, specie sul fronte del Pd, se nei giorni scorsi non ci fosse stato l'«incidente» sui licenziamenti, con la norma del Sostegni-bis diversa e meno "tutelante" per i lavoratori rispetto a quella presentata poche ore prima dal ministro del Lavoro Andrea Orlando. Il rischio è che, mentre la maggioranza fa a braccio di ferro dentro la cabina di regia, analoga sfida avvenga, fuori da Palazzo Chigi, tra Confindustria e sindacati. E le sigle dei lavoratori, che hanno vissuto come una sconfitta la "vera" norma sui licenziamenti, sono pronti ad attaccare in modo ancora più duro l'esecutivo se "concederà" alle imprese norme che vengono considerate lesive in termine di paghe e sicurezza. Il segretario del Pd, Enrico Letta, in quello che sembra essere diventato un botta e risposta con il premier, ribadisce il proprio impegno sulla via delle semplificazioni ma, specifica, nel «rispetto della Costituzione». Senza un sufficiente equilibrio dentro il governo, il rischio è che lo scontro si sposti in Parlamento, dove da settimane Pd-M5s-Leu e Lega-Fi si comportano più da avversari che da alleati. Vale sia per le semplificazioni che per i licenziamenti, con il pressing dei sindacati che non si fermerà e può arrivare sino allo sciopero, fa capire anche Sbarra della Cisl. D'altra parte, la questione-licenziamenti è tutt'altro che chiusa. Domani Cgil-Cisl-Uil avviano la mobilitazione in piazza Montecitorio. E il pressing durerà lungo tutto l'esame del decreto Sostegni. Una reazione che il ministro del Lavoro Orlando non esita a definire «sproporzionata». Di sicuro, per ora ad essere stralciata dalle semplificazioni è la rigenerazione dei centri storici che avrebbe consentito di demolire e ricostruire anche nelle zone «di particolare pregio storico e architettonico», pur rispettando i parametri pre-demolizione. Mentre per quanto riguarda i sostegni c'è una novità dell'ultimo ora: i contributi a fondo perduto, spiega il ministro dell'Economia, Daniele Franco, potranno raggiungere - in caso di avanzi - anche le imprese più grandi, con fatturato fino ai 15 milioni di euro (rispetto all'attuale soglia di 10 milioni). Davanti ai parlamentari della Camera, il titolare del Tesoro ha ribadito inoltre la linea sulla proposta dem di una tassa di successione per pagare la "dote" per i diciottenni («per qualcuno la rendita prevale sul sudore», ha ribadito ieri Enrico Letta):«Non è bene intervenire su singole componenti del sistema fiscale in quanto queste devono inserirsi in un disegno complessivo».

Foto: Il premier Mario Draghi al Consiglio Europeo dei giorni scorsi