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25/03/2021

Draghi, missione Sud “La ripresa dell’Italia passa dal Meridione”

La Repubblica - Roberto Mania

Il premier all'iniziativa promossa da Carfagna: fondi Ue fondamentali per recuperare il divario tra le Regioni. Franco: primo trimestre in lieve calo, poi la ripresa del Pil
Roma - Il Sud torna ad essere una questione nazionale. Solo riducendo il divario tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord si può far ripartire l'intera economia. L'Italia è sprofondata nella crisi della pandemia dopo decenni di sostanziale stagnazione, anche perché in questi anni si è accentuato il divario tra le due aree del Paese. I 191,5 miliardi del programma Next Generation Eu possono rappresentare una svolta, purché si sappiano spendere bene. È la strategia che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha illustrato ieri nel suo intervento all'iniziativa della ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna, dal titolo "Sud-progetti per ripartire". Il tutto mentre il govrno vede tiepidi segnali di ripresa. «Il Pil calerà in modo lieve nel primo trimestre, ma ci aspettiamo una ripresa nel secondo e un'accelerazione nel terzo e nel quarto trimestre», ha spiegato nelle stesse ore il ministro dell'Economia Daniele Franco.
Tra gli obiettivi del programma europeo ci sono proprio quelli di rafforzare la coesione territoriale e favorire la transizione digitale ed ecologica. «Ciò - ha detto Draghi - significa far ripartire il processo di convergenza tra Mezzogiorno e Centro-Nord che è fermo da decenni. Anzi - ha spiegato - dagli inizi degli anni '70 a oggi è grandemente peggiorato». Alcuni numeri citati da Draghi: negli anni '70, il Pil per persona nel Sud era il 65% di quello delle Regioni del Centro-Nord mentre ora è sceso al 55%; tra il 2008 e il 2018 la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è più che dimezzata ed è passata da 21 miliardi a poco più di 10. E ce ne sono altri che fanno riflettere: la perdita di 5 milioni di residenti, tra il crollo della natalità e la ripresa dei flussi migratori con medie superiori ai 160 mila individui l'anno, che condurrà le regioni meridionali a costituire nel 2035 l'area del Paese con più concentrazione di anziani. Inoltre, c'è il costante assottigliamento del tasso di occupazione, in particolare per giovani e donne impegnati in lavori precari e di bassa qualità. È un processo che si è innescato a partire dalla doppia recessione dell'inizio degli anni Duemila e che è proseguito peggiorando la condizione del Mezzogiorno.
«Per la prima volta da tempo - ha detto Draghi - abbiamo l'occasione di aumentare la spesa in infrastrutture fisiche e digitali, nelle fonti di energia sostenibili». Tra le risorse del Next Generation Eu e altri fondi, per il Mezzogiorno ci sono 96 miliardi da spendere nei prossimi anni. Da spendere bene, però. Perché - sempre il presidente del Consiglio - «abbiamo imparato che tante risorse non portano necessariamente alla ripartenza del Mezzogiorno. Ci sono due problemi: uno è l'utilizzo dei fondi europei, l'altro nella capacità di completamento delle opere pubbliche. A fronte di 47,3 miliardi programmati nel Fondo per lo sviluppo e la coesione dal 2014 al 2020, alla fine dello scorso anno erano stati spesi poco più di tre miliardi, il 6,7%.
Nel 2017, in Italia erano state avviate ma non completate 647 opere pubbliche. In oltre due terzi dei casi, non si era nemmeno arrivati alla metà. Il 70% di queste opere non completate era localizzato al Sud, per un valore di 2 miliardi. Divenire capaci di spendere questi fondi, e di farlo bene, è obiettivo primario di questo governo». Ed è la strada che può fermare il divario territoriale, orientando le risorse in particolare a favore delle donne e dei giovani. Ma passa sempre da qui la possibilità di recuperare «fiducia nella legalità e nelle istituzioni, siano esse la scuola, la sanità o la giustizia».
La partita si giocherà sulla stesura del piano italiano e poi entro il 2026 nella capacità di spendere e di semplificare le procedure. Anche intervenendo sul codice degli appalti, come ha suggerito ieri l'Antitrust nelle sue proposte inviate al governo per la legge sulla concorrenza: sospendere il codice per il tempo necessario a realizzare gli investimenti previsti dal programma europeo.
Usare tutti gli strumenti possibili, anche perché - come ha calcolato la Svimez - per ogni euro di investimento al Sud si può generare circa 1,3 euro di valore aggiunto per il Paese e, di questo, circa 30 centesimi ricadono nel Centro-Nord.

Il ritardo si aggrava

L'andamento dell'occupazione (Numero di occupati in migliaia)

Il Pil delle regioni rispetto alla UE

(Dati per abitante, Pil Ue-28=100) Piemonte Lombardia Veneto Emilia Romagna Umbria Lazio Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna 84 61 72 62 70 58 73 77 56 67 72 70 79 2006 2018 103 118 104 126 138 109 121 119 131 110 136 17.400 17.200 17.000 16.800 16.600 16.400 2009 16.200 2008 Mezzogiorno scala di destra Centro Nord scala di sinistra Fonte: Svimez 6.400 6.300 6.200 6.100 6.000 5.900 5.800 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020

I numeri Investimenti in calo

55%

10 mld

La ricchezza pro capite Il Pil per persona al Sud è oggi il 55% di quello registrato nel resto d'Italia, rispetto al 65% degli anni '70 La spesa pubblica Gli investimenti per il Mezzogiorno sono dimezzati tra il 2008 e il 2018

Foto: Il premier Mario Draghi ha affrontato ieri il tema del Sud in un'incontro organizzato da Mara Carfagna


Foto: ANSA/FILIPPO ATTILI CHIGI PALACE PRESSS OFFICE