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23/03/2021

Draghi: “Farò AstraZeneca Avanti con o senza l’Europa”

La Repubblica - Tommaso Ciriaco

Nella prima conferenza stampa il premier avverte l'Ue e non esclude lo Sputnik. Poi promette: "Ad aprile 500 mila vaccini al giorno, le scuole prime a riaprire". Critiche alle Regioni. Via libera al decreto sostegni da 32 miliardi
S i vaccinerà. Lo farà con Astrazeneca. Punterà tutto sulla campagna vaccinale, cercando di coordinarsi con l'Europa. Ma assicura che l'Italia è pronta anche a fare da sola senza un passo veloce dell'Unione. Ecco Mario Draghi in conferenza stampa. Un'ora e mezza a braccio, per presentare il "decreto sostegni" da 32 miliardi, che contiene anche un controverso condono delle cartelle esattoriali. Dopo cinque settimane, il premier accetta di rispondere alle domande della stampa. Lo fa in modo diretto. Mostrandosi a suo agio.
Mi vaccino con AstraZeneca «Non ho fatto la prenotazione, ma non c'è nessun dubbio che farò il vaccino. E sì, farò Astrazeneca. Mio figlio lo ha già fatto in Inghilterra», annuncia Draghi. Ricorda di avere 73 anni, dunque già in grado nel Lazio di assicurarsi una dose.
Con la Ue, ma anche da soli Esiste una evidente distonia dei Paesi europei di fronte alla campagna vaccinale, ammette. Per questo l'Italia è pronta anche a fare da sola, se e quando sarà necessario. «Bisogna essere pratici: si cerca di stare insieme, ma qui si tratta della salute. Se il coordinamento europeo funziona, bisogna seguirlo. Se non funziona, bisogna andare per conto proprio».
Sputnik anche senza Bruxelles L'ha promesso Angela Merkel, Draghi non sarà da meno: acquisterà anche senza l'ombrello europeo il vaccino russo, se dovesse servire. «Se l'Ue prosegue su Sputnik bene, sennò si procederà in un altro modo.
Con pragmatismo si deve cercare il coordinamento europeo, se non si riesce a mantenerlo si possono vedere altre strade. È quello che ha detto Merkel, è quello che dico io».
Scuole aperte il prima possibile Ha dovuto chiuderle in gran parte d'Italia, è stato uno dei suoi primi atti. Promette di rimediare al più presto: «Sarà la prima a riaprire, perlomeno la frequenza scolastica fino alla prima media, quando la situazione dei contagi lo permetterà».
Le Regioni sbagliano «Le Regioni vanno in ordine sparso e questo non va bene», attacca il premier. Critica in particolare i forti squilibri territoriali nella somministrazione dei vaccini: «Noi andiamo forte a livello nazionale, ma le Regioni sono molto difformi: alcune arrivano al 25% e altre al 5%». Obiettivo 500 mila vaccini La sospensione temporanea di AstraZeneca ha causato danni, ma per Draghi poteva andare peggio.
«C'è stato un rallentamento, ma non è stato disastroso. AstraZeneca? Credo che alla fine sarà la razionalità degli italiani a decidere. Siamo a 165 mila dosi al giorno. L'obiettivo è arrivare a 500 mila a metà aprile».
Blocco dell'export, se necessario Se non verranno rispettate le consegne, l'Italia continuerà a bloccare le richieste dell'export verso altri Paesi. «Il mancato rispetto degli accordi va punito", ribadisce.
Nessun diktat della Germania Dietro lo stop temporaneo su AstraZeneca non c'è un diktat. «La decisione non è stata presa per imitazione o per "interessi tedeschi"...».
Per i ristori 32 miliardi La ragione della conferenza stampa è innanzitutto l'approvazione del "decreto sostegni". Draghi quantifica la portata dell'intervento in 32 miliardi. «I pagamenti inizieranno l'8 aprile, per chi avrà fatto domanda.
Se tutto va come previsto oggi, 11 miliardi entreranno nell'economia nel mese di aprile». Capisaldi del decreto sono il sostegno alle imprese, al lavoro e aiuto contro la povertà.
Un nuovo scostamento L'operazione del decreto sostegni è soltanto «un primo passo e ce ne sarà un secondo». Ci sarà un nuovo scostamento ad aprile. L'entità dell'intervento, però, è da stabilire: «Al momento non lo abbiamo quantificato», dipende dalla pandemia, dall'economia e dai vaccini.
Autonomi e Turismo «Molte poste di questo decreto sono indirizzate al turismo», soprattutto a quello invernale. Ma è su tutto il turismo che l'Italia deve continuare a puntare, aggiunge Draghi, perché «sappiamo già che appena la pandemia finirà, tornerà a essere prospero». Nel provvedimento c'è inoltre un altro miliardo e mezzo in più per gli autonomi.
Il condono c'è, ma è piccolo Non nega che la sanatoria della cartelle esattoriali, approvata in una lunga e tormentata trattativa che ha preceduto del consiglio dei ministri, rappresenti un condono. Ma ne ridimensiona la portata. «Avrà impatti molto limitati», perché rivolto tra l'altro a chi ha un reddito sotto i trentamila euro, dunque a chi ha «forse una minore disponibilità economica». Lo stralcio delle cartelle prevede un importo massimo di 5.000 euro, «che corrisponde ad un netto di circa 2.500 euro tra interessi e sanzioni varie». E questo «permette all'amministrazione di perseguire la lotta all'evasione anche in modo più efficiente».
Cartelle, ora si cambia Non usa la diplomazia neanche su questo dossier, il premier. Anzi: «È chiaro - dice - che sulle cartelle lo Stato non ha funzionato. Ne ha permesso l'accumulo di milioni e milioni che non si possono esigere: bisogna cambiare qualcosa». Per questo, nel decreto sostegni ci sarà anche «una piccola riforma della riscossione, del controllo e dello scarico» delle cartelle.
Bacchettata alla Lega Dopo il braccio di ferro sulla sanatoria, il premier bacchetta la Lega.
«Oggi è un momento di grande condivisione. Tutti i partiti sono entrati in questo governo portandosi un'eredità di vedute, convinzioni e annunci fatti in passato. Tutti hanno delle bandiere identitarie, si tratta man mano di chiedersi quali sono quelle di buon senso e quelle a cui si può rinunciare senza fare danno né alla propria identità, né all'Italia».
Il Patto di stabilità cambierà Non è il momento di pensare al Patto di stabilità, né al rientro nei parametri classici, dice Draghi. Di più: «Verrà il momento di guardare al debito, ma questo è un anno in cui non si chiedono soldi, si danno soldi». In ogni caso, «le regole del Patto di stabilità verranno discusse ed è difficile che restino uguali».
Per adesso niente Mes Chiede «pragmatismo» anche su questo dossier. «Al momento il livello dei tassi di interessi è tale che prendere il Mes non è prioritario - sostiene - Quando avremo un piano sanità condiviso dal Parlamento e dall'opinione pubblica, allora ci chiederemo se vale la pena. Prenderlo senza avere un piano può significare buttare via i soldi».
Orizzonte 2023? Draghi glissa È forse l'unico passaggio in cui evita di andare dritto al punto. «L'orizzonte lo definisce il Parlamento, soltanto il Parlamento».
Usa-Russia Gli domandano quale siano le implicazioni dello scontro tra Biden e Putin. Draghi è cauto: «Crisi è una grossa parola, per ora c'è uno scambio come dire - di complimenti». In ogni caso, «noi siamo un Paese fondato su europeismo e atlantismo» che «non sono in discussione».
Recovery e codice degli appalti L'Italia deve affrontare la sfida del Recovery anche passando da una maggiore semplificazione. Anche perché «è difficilmente comprensibile» che con risorse stanziate e cento progetti «ancora non si riesca a partire». «Non credo che si debba arrivare a cancellare il codice degli appalti», dice, «ma occorre una riflessione su quel fronte».
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Sul Mes occorre essere pragmatici, al momento il livello dei tassi di interessi è tale che prenderlo non è prioritario

Tutti i partiti entrati al governo portano convinzioni passate, ad alcune si può rinunciare senza danno all'Italia

Vaccini, andiamo forte a livello nazionale, ma alcune Regioni sono al 25% e altre al 5%: c'è difformità nei criteri

La decisione di fermare AstraZeneca non è stata presa per interessi tedeschi.
Anche Francia e Spagna li hanno?


Foto: jIl premier Mario Draghi, 73 anni, durante la conferenza stampa di ieri pomeriggio, seguita al Cdm